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Full text of "Avviamento Alla Medicina Sociale"

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Anno XI. OTTOBRE 1921. N. 41 

_ OPERA MEDICA 

Edita a cura della Società 

A. WASSERMANN & O. - Milano 

-♦ ESCE OGNI 4 mESI ♦- 


Prof. D.r GIUSEPPE TROPEANO 


Docente ài medicina Sodale nella R. Università ài Hopoll 


AVVIAMENTO 

ALLA 

MEDICINA SOCIALE 


MILANO 

Prkmiato Stab. Tipo-Litoqr a fico A. Rancati 
4 - Via Tortona - 4 

1021 















Anno XI. 


OTTOBRE 1921 


N. 41. 


OPERA MEDICA 

Edita a cura della Società 

A. WASSERMANN & O. - Milano 

- ♦ esce osisi 4 mesi ♦- 


Prof. D.r GIUSEPPE TROPEftNO 

Docente 0! medicina Sociale nella R. Università di Napoli 


AVVIAMENTO 

ALLA 

MEDICINA SOCIALE 


MILANO 

Premiato Star. Tipo-Litoorafico A. Rancati 
4 - Via Tortona - 4 
1921 














Sono molto lieio che sia stata offerta a me 
la desiata opportunità di far giungere a tutti 
i Medici Italiani residenti nel Regno, nelle 
Colonie e nelle Americhe , il mio modesto pen¬ 
siero sulla Medicina Sociale. 

Esprìmo perciò infinita gratitudine al 
Signor Wassermann. 

Certamente questo cenno di Medicina So¬ 
ciale può essere un semplice avviamento 
alla trattazione dell importante disciplina, non 
e la trattazione dell immensa materia che tale 
disciplina costituisce . 

I capitoli che pubblico sono dei sommari, 
degli appuntidegli esempi . 









Gli appassionati , gli studiosi , ì cultori di 
scienze biologiche e sociali faranno il resto. 

Felicissimo di poter offrire - a richiesta - 
notizie bibliografiche che per brevità non pub¬ 
blico. 

E vivo nella speranza , anzi , nella certezza 
che, al pari degli studenti di medicina della 
Università di Napoli - dove ho V onore di 
dettare i miei corsi ammali - gli studenti 
delle altre università e i colleglli tutti - tieni 
ì giovani soltanto - intendano la nobiltà e la 
praticità di questa disciplina redentrice. 

Napoli, febbraio 1920 . 

Giuseppe Tropeano. 


NB — Sarei molto grato a quei Maestri, Colleghi ed 
Amici che volessero esprimere il loro giudizio su questa mia 
pubblicazione, inviandolo al seguente indirizzo : 

Asilo Tropeano a Marechiaro - NAPOLI 






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La storia insegna che i maggiori eventi scien¬ 
tifici e sociali Iranno sempre avuto un’incuba¬ 
zione silenziosa ed intima, con rivelazioni spo¬ 
radiche, disordinate e vaglie, prima di manife¬ 
starsi, imporsi e trionfare nella coscienza dei 
popoli. 

Non vogliamo neppure ricordare questi even¬ 
ti, poiché sono patrimonio di ogni lettore: vo¬ 
gliamo, invece, subitamente additare il mo¬ 
mento attuale della Medicina sociale, che ri¬ 
produce, con mirabile fedeltà, il fenomeno del¬ 
le buone e grandi idee, fermentate a lungo nel- 
'a mente degli studiosi, prima di descrivere il 
loro fulgido destino. 

Come spiegare questa rapida e maestosa af¬ 
fermazione della Medicina sociale in Europa, 
senza, ammettere cfueU’incubazione silenziosa 
ed intima, quella fermentazione lunga e tu¬ 
multuosa nei cervelli dei pensatori e degli scrit¬ 
tori ? 

Fino a pochi anni or sono, parlare di Medi¬ 
cina Sociale significava recitare una strofa di 








6 


poesia malamente incuneala nel campo serio 
della microscopia e della clinica; significava 
volare in un’atmosfera di sentimenti e di i- 
deali. 

I rari ma brillanti precursori e propagandi¬ 
sti di Medicina Sociale, in Germania, in Fran¬ 
cia, in Austria, nel Belgio e in Italia, avevano 
seìnjpHcemente annunziato, ai buoni intendito¬ 
ri di storia umana, il magnifico fenomeno che 
a noi «piace oggi di precisare. 

Quell'annunzio fe diventato una grandiosa 
realtà in questi ultimi anni. 

Basta, infatti, notare come non vi sia. più 
una rivista di medicina, di igiene, di giuri¬ 
sprudenza, di sociologia, di economia o di una 
qualunque branca dello scibile, come non vi 
sia più un giornale politico di ogni centro di 
Europa, di ogni provincia d’Italia, che non 
senta il bisogno di dedicare con costante e ^ra¬ 
ta .intermittenza, un articolo forte ed entusia¬ 
sta, sotto il tìtolo di Medicina Sociale. 

Si può negare quesl’incommensurabile ri¬ 
sveglio spirituale in ogni Nazione di Europa? 

Ma a noi preme, in questa introduzione, far 
rilevare come il nome di «Medicina Sociale» 
— destinato felicemente al nuovo orientamen¬ 
to delia medicina, sulle basi delia igiene e del¬ 
la legislazione e della politica, spesso confu¬ 
so, scambiato, sostituito con altre denomina¬ 
zioni, quali per es., igiene sociale, medicina 
politica, politica sanitaria, medicina pratica, 
popolare ecc., eco. — ha finito, oramai, col- 
rImporsi, escludendo qualunque altro appel- 




la (ivo, non rispondente alla categorica conce¬ 
zione sociale , messa ben di fronte alla esplica- 
aione quotidiana ed ormai vecchia — nelle suo 
alte benemerenze - della medicina indivi¬ 
duale. 

In questa differenza?.ione squisita di pensie¬ 
ri e di opere, in questo orientamento, in que¬ 
ste diverse mete ha trovato la forza del suo 
battesimo il nostro nome, che è coni'pendio di 
tutte le forze biologiche, legislative, economi¬ 
che, politiche ed anche artistiche, per l'edu¬ 
cazione, conservazione o ri-produzione elevata, 
sana e nobile, della razza umana; pel suo pro¬ 
gresso reale, per il suo bene reale, per la sua 
reale felicità quella raggiungibile, positiva- 
meni e, con un benessere morale ed economi¬ 
co che Disili uomo ha il diritto di protendere, 
come il dovere di propugnare. 

La propaganda di quest’ultimo orientemen¬ 
te della medicina, compiuta finora con liberi 
corsi di lezioni e di conferenze nei centri più 
intellettuali di Europa, va ineluttabilmente 
verso quella riconoscenza ufficiale, che c an¬ 
nunziata, dei resto, da Governatori di ogni 
paese. 

Hiova precisare bene questi insegnamenti, 
Ci 'V come si sono finora già svolti, anche per- 
< he la loro fisionomia non sia facilmente con¬ 
fusa con quella di altri insegnamenti, creduti 
basteVoli a costituire quelli di medicina so¬ 
ciale. 

Intendiamo che ogni insegnante, che si tro¬ 
vi posizione privilegiata, per intelletto, per 
merita e per popolarità, può impremere alla 




— 8 — 


sua parola il significalo del suo pensiero un 
appunto, senza urlare lontanamente questa fa- 
colta altrui noi diciamo il nostro giudizio fa- 
ancde agli insegnamenti autonomi del- 
id -tMiicHid Sociale, siccome quelli che devono 
soJJecjtaro l'avvento di una coscienza 
i 0 umica popolare, di cui tutti i popoli si sono 
-ail dimostra li difettosi e senza di cui muti trio» 
o g ì uomini potranno seriamente ottenere con- 
io le azioni persistenti e potentemente male 
fiche della- Natura, e contro tutte le azioni del 
la oocieia implacabilmente maligna e neri 
colosa. 


[/insegnamento della Medicina Sociale deve 
essere svolto non nella facoltà di medicina sol- 
tanto: ma anche, nelle altre facoltà di giuri- 
sorudenza, ingegneria, lettere, ec-c. ■ dove ta 
le insegnamento deve assumere una fisionomia 
specialissima, per il contenuto o per la forma, 
ammessa la poca o nessuna preparazione degli 
studenti di queste altre facoltà, in materia rii 
igiene. 

1 ale insegnamento, infine, deve essere prin¬ 
cipalmente esteso nelle scuole medie e popo¬ 
lari, negli Istituti di perfezionamento, nelle 
grandi Associazioni economiche e politiche, e 
dovunque vi sia mi’agglomeraziono di classi 
lavoratrici. 

Ma perchè parlare di Medicina Sociale e non 
d igiene, puramente e semplicemente? 

Perchè l'insegnamento dell’igiene soltanto 
non può permettere un sintetico e chiaro inse 
gnarnento di fisiologia e di patologia, ciò che 
crediamo indispensabile per i fini pratici del 



l'educazione igienica, generalmente propu¬ 
gnata. 

E perchè crediamo parimenti indispensabi¬ 
le la divulgazione di tutte quelle grandi parti 
della Legislazione Sociale, oltre che Sanitaria, 
e dell’ Economia Politica, che, annesse alle 
scienze biologiche, costituiscono insieme la ma¬ 
gnifica forza tutelare della vita umana. 

Le specializzazioni giovano all’Individuo, non 
giovano alla Società. 

Accanto agli studiosi ed ai ricercatori del 
fenomeno individuale , bisogna presto aggiun¬ 
gere gli studiosi ed i ricercatori dei fenomeni 
collettivi. 

E di questi fenomeni collettivi — che sono 
epidemie, pandemie, avvelenamenti, intossica¬ 
zioni, nevrosi, ecc. — bisogna sia informata la 
collettività. 

Stabilita questa pregiudiziale sull’indirizzo 
di tale insegnamento, si scorge subito la le¬ 
gittima pretensione dei cultori dei propagandi¬ 
sti di medicina sociale a veder mantenuto il 
loro nome in un’indipendenza rigida, che per¬ 
metta il più libero e completo svolgimento del 
proprio programma, ohe è di sintesi di tutte 
le scienze biologiche e sociali — sintesi indiriz¬ 
zala alla precisione dei grandi fattori della pa 
tologia umana — e di divulgazione ampia e 
generosa eli tutti i precetti che debbano servire 
a proteggere le popolazioni dai malanni. 

Nessuna scuola ha finora avuto questo.espli¬ 
cito mandato che si assume, invece, la Scuola 
di Medicina Sociale. 




10 


Dobbiamo far doverosa giustizia, aggiunger* 
do come questo umano proposito sui sempre 
serpeggiato in tutte lo scienze e in tutte le scuo¬ 
le ina sempre ostacolato dalle innumeri spe¬ 
ciali esigenze, che non è il caso di accennare; 
oppure, qualche volta, qua e la, adempiuto m 
forma molto stentata e con grandi sacrifici di 
uomini benemeriti. 

Adunque, noi crediamo che gli insegnamenti 
di medicina sociale in Europa siano una gran¬ 
de speranza per tutti i popoli, specie dopo la 
immane guerra, che li ha cosi gravemente lo¬ 
gorati. ,, 

In «nasi tutte le Università della Germania 
venivano ogni anno, prima della guerra, temi- 
iT_ oltre . corsi ufficiali di malattie del lavo¬ 
ro — due corsi di medicina sociale, nell estate 
e nell’inverno, tra cui notevolissimo, per^ im¬ 
portanza di uditori e per successo scientifico 
e pratico, l’insegnamento del prof, feommerfekl 

Berlino e del prof. Matura Monaco. Tali tor 
si interrotti durante la guerra, sono stati ri¬ 
presi questo anno con maggiore successo. 

A Parigi, i iproff. 'Lunglois ed Heim, da 
tempo, insegnano medicina sociale, e cosi il 
i>rof Oliver in D urli am. Sono note molto ni 
Malia le lezioni del prof. Koth che a Zurigo, 
occupando la cattedra delle malattie Professio¬ 
nali, insegna medicina sociale con un lar 0 o e 
completo programma. 

Abbiamo anche da molti anni in Bruxelles 

la cattedra del prof. Santi, e 1 '^"o'rnnd 
del prof. Glibert, mentre 1 Università di Gond 
comincia a rilasciare dei diplomi speciali di 





11 


medici sociologia ai laureati in medicina e 
chirurgia, cl)e abbailo frequentato dei corsi 
completi di perfezionamento per questa nuova 
branca. 

A Vienna, da varii anni, il prof Teleky tie¬ 
ne due corsi annuali di medicina sociale e ma¬ 
lattie professionali. 

Anche a Vienna il prof. Max miliari Strem- 
berg insegna — in linea ufficiale — questa 
branca; insegnata ugualmente a -Praga dal dot¬ 
tar Franz Prochaska ed a Budapest dal dot¬ 
tor Friedrich. 

In Italia, senza confondere gli insegnamenti 
di medicina sociale con quelli di patologia del 
lavoro, tenuti da valorosi professori, quali il 
Devoto (Milano) il Pieraccini (Firenze), il Ga- 
rozzi (Parma), il Ferrannini L. (Napoli), il Te¬ 
deschi e Rubino (Genova), Gnudi (Bologna), fi¬ 
no al 1911 potevamo annoverare solo poche le¬ 
zioni saltuarie di medicina sociale, da parto 
del compianto prof. on. Edoardo Bonardi, che 
per alcuni anni, negli Istituti di Milano, era in¬ 
caricato per tale insegnamento. 

Dal 1912, chi scrive, ha Paltò onore di det¬ 
iare un completo corso annuale di Medicina 
Sociale nella R. Università di Napoli, avendo 
nel 1911 conseguito la libera docenza in questa 
disciplina. E stato il primo e rimane questo il 
solo insegnamento universitario in Italia. 

Gli studenti di -medicina frequentano ogni 
anno con entusiasmo tali corsi, dimostrando 
molto attaccamento a questa materia. 

Ma questa materia — abbiamo già dotto — 





dovrebbe essere insegnata in tutte le facoltà 
o in tutte 1© scuole. 

Se la scienza e la legislazione non saranno 
intese c volute dal popolo, scienza e legisla¬ 
zione — ahimè ! — resteranno sempre dette 
immense o vane teoriche, la cui esistenza equi¬ 
vale perfettamente alla loro assensa, di fronte 
alle sventure di questo popolo. 

È, dunque, la coscienza igienica popolare, 
che deve accompagnare ogni avvento scientih 
co e politico, dedicato al benessere umano e 
civile: perchè l’opera generosa di singoli uo¬ 
mini e di singoli enti, non resti mutile opera e 
coreografia burocratica e partigiana. Sino a clic 
questa coscienza non è proprio una coscienza 
o è una viziata e corrotta coscienza, è davvero 
inutile attendere che una impresa, come; per 
es la lotta contro la tubercolosi, la sifilide, la 
malaria, l’alcoolismo, la mortalità infantile, 
la pazzia, la delinquenza ecc., dia i risultati 
voluti dagli assiomi scientifici e dalle disposi¬ 
zioni legislativo. 


Insomima, la scienza e la politica hanno hi- 
so^no 'per affermarsi, per passare, cioè, uai 
campo della teoria al campo della pratica, per 
servire bene alla stessa scienza od alla stessa 
politica, voglio dire, alla vita di una forza as¬ 
solutamente estranea alla Scuola ed al Pai la¬ 
mento, c questa forza è rappresentata solamen¬ 
te dal Popolo. 


Questa forza, dunque, urge educare. 

11 bisogno della lotta contro un’infezione li¬ 
mami, contro un malanno sociale, nasce nel 




13 


popolo, quando il popolo sa di soffrire questa 
iniezione, questo malanno, e sa le cause di que¬ 
sta infezione, i gravi effetti che questo malan¬ 
no determina e sa che vi sono i rimedii e sa. 
dove sono, e sa come bisogna ottenere questi 
rimedii. 

Ma questo popolo spesso non sa neppure di 
soffrire così gravemente certi mali, poiché que¬ 
sti stessi mali cronici ed inveterati, a traver¬ 
so la età e lo generazioni, hanno essi stessi, in 
parte, depresso, perfino la stessa sensazione dei 
male ed in parte la stessa abitudine a soffrire 
non suggerisce mai il riparo, perchè non sa ri¬ 
cordare lo sofferenze ! Triste verità ! Come spie¬ 
gare altrimenti certe raccapriccianti rassegna¬ 
zioni? Col solo sentimento mistico, accompa¬ 
gnato dalla ignoranza? Ma questo sentimento 
non è il risul lamento di una patologia sociale, 
di una cronica morbosità collettiva? 

Cominciamo, dunque, col far comprendere 
al popolo le sue sofferenze e le cause di esse, 
perchè impari a combatterle, od imponga che 
tutti i suoi elementi, anche i più ignoranti, lo 
evitino, e chieda che i governanti le elimino. 
Daremo così alla scienza la forza eli e essa vuo¬ 
le; essa soltanto così passerà dal campo del sa¬ 
pere a qnello del fare ed opererà i voluti be¬ 
nefici. 

Non ci illudiamo, certo, di creare subito in 
Italia questa coscineza che manca e che invo¬ 
chiamo: già una larga propaganda di igiene, 
per mezzo dì pubblicazioni e di conferenze, 
svolta da tempo, nel nostro Paese, per quanto 
abbia indiscutibilmente dato risultati inolio 





14 


soddisfacenti, pure non ha raggiunto a tra¬ 
sportare -nolla piena corrente delle nostre idee, 
che 'una piccolissima minoranza delle atuorità, 
del popolo, e ancora neppure l’unanimità della 
stessa classe sanitaria, la quale conserva nell 
suo seno, tuttavia, una zona troppo grigia e re¬ 
frattaria alle grandi concezioni deH’igione pub¬ 
blica e della medicina sociale. Certamente la 
preparazione che si esige dal medico moderno 
non è quella che si esigeva dal medico antico. 
Mutato il concetto dola malattia, mutata la 
missione della medicina, muta, di conseguen¬ 
za, la missione del medico. 

Che il momento scientifico e legislativo in 
Italia e nelle altre Nazioni, sia precisamente 
questo della medicina sociale, non v’è chi pos¬ 
sa disconoscere. 

Ed era tempo che, dopo tante divagazioni 
teoretiche, in ogni campo dell’umana esplica¬ 
zione, gli occhi degli studiosi e dei pratici si 
fermassero, alfine, sul punto più difficile della 
vita, che è precisamente quello che confina con 
la morte; e guardassero così, questi occhi resi 
sereni ma languidi, a considerare la fugacità 
della esistenza umana, la ragione unica c vera 
delle nostre fatiche, dei nostri affanni e degli 
affanni di tutte le classi, di lutti i popoli, di 
tutte le razze, che è riposta solamente in una 
conservazione -progressiva delle proprie forze 
e della propria vita. Sorta questa legittima e 
nobilissima volontà di vivere di più e piu Fe¬ 
licemente, dì fronte alle continue minacci e 
della natura e della società, che rendono ef¬ 
fìmera assai la esistenza degli uomini, era, 




15 


dunque, natura/le che le più gravi preoccupa : 
zioni dovessero, oramai, raccogliersi attorno ai 
mezzi coirne tali minacele scongiurare, perchè 
fosse 'più agevole, più lunga, meno turbolenta 
la vi la nostra. 

Può dirsi, adunque, questa continua e rapi¬ 
da affermazione nella medicina sociale, un ve¬ 
ro risveglio di amore alla vita; ciò che torna 
a maggior onore degli uomini. 

Chi ha molto contribuito a condurre gli uo¬ 
mini a questa ideazione, sono state le rivela¬ 
zioni date dalle epidemie e dalle endemie; iì 
disastro economico e morale determinato nelle 
nazioni dall’alta morbilità e mortabiltà umana, 
ed infine, da irrefrenabile degenerazione della 
razza. 

• La medicina sociale, ha, come è facile intui¬ 
re, la missione di fagocitare la politica dei po- 
poH, additando le grandi vie del bene, distraen¬ 
do la ipolitica dalle grette ed asfissianti divaga¬ 
zioni burocratiche, che stancano tutte le ener¬ 
gie per indirizzarla verso 1 soli dicasteri nobi¬ 
lissimi, fatti per retine azione delle genti e per 
il loro reale progresso economico e morale. 

Molto vasto e seducente è il programma della 
medicina sociale, ed esso appare ancor più ge¬ 
neroso e proficuo qualora si esaminino i detta¬ 
gli di questo programma, rispondenti ai capi¬ 
toli numerosi, od ai numerosi problemi che es¬ 
sa, Medicina Sociale, con impronta nuova e 
con intenzionalità nobile, propone allo svolgi¬ 
mento pratico, alla rapida applicazione : capi¬ 
toli e problemi che hanno torturato lungamente 




10 


le menti degli studiosi, i quali, mercè la medi¬ 
cina sociale, li vedrebbero alfine trionfare nel¬ 
la pratica, per mezzo di leggi sociali. 

È precisamente vero che il laboratorio, la 
scuola, l’accademia, non hanno trovato ancora 
corrispettivo successo nel campo della pratica. 
È avvenuto che, le due grandi forze umane — 
quelle che dovrebbero tutelare sempre la vita 
collettiva degli uomini — e cioè,, la scienza rea¬ 
le e la legge applicata, spesso, anzi sempre, 
camminassero per vie opposte e contradittorie, 
anziché per una stessa via, su di uno stesso bi¬ 
nario, per una stessa meta. E precisamente ve¬ 
ro che la scienza è stata sempre poco conosciu¬ 
ta e compresa dai popolo e dalle autorità e dai 
Governi, perchè vi sono stati sempre molti stu¬ 
diosi e ricercatori e scrittori di scienza, pochi 
volgarizzatori e. propagandisti. 

Oggi si riconosce, infine, che la lotta contro 
le infermità collettive si può sostenere sola¬ 
mente con la coscienza igienica delle masse. 
Gli esempii tristi c pietosi d’incoscienza igie¬ 
nica e di lotta contro epidemie ed endemìe 
gravi o meno, minacciando il fallimento com¬ 
pleto di ogni dottrina, al cospetto della prati¬ 
ca, hanno richiamato abbastanza l’attenzione 
dei legislatori. 

L’epidemia permanente dell’ignoranza e del¬ 
la miseria — che strozza ogni avvento scienti¬ 
fico e civile — va precisando, finalmente, quali 
siano i più grandi fattori della patologia uma¬ 
na, che sono precisamente dei fattori economi¬ 
co-sociali. 




17 


L’uomo accoglie e sopporta le diverse infer¬ 
mità a seconda della sua cultura e della sua e- 
ducazione igienica. L’abitudine alle sventure è 
costituita dalla incoscienza delle popolazioni, 
e questa abitudine ò la ipiu potente forza ini¬ 
bitrice per il progresso di una Nazione. 

Si è visto che cosa valga il fattore psicologico 
collettivo di fronte alle infezioni collettive; che 
cosa valga il coraggio e la solidarietà popolare 
di fronte a queste infezioni. 

Ricordiamo die una lieve epidemia di colora 
ha insegnato in Italia quello che non ha potu¬ 
to insegnare mai una grave endemia di tuber¬ 
colosi. 

Un’invadente degenerazione di razza e ungi¬ 
la e permanente morbilità e mortalità umana, 
per mille ragioni estranee ai microbi, ai bacilli, 
ai parassiti, alla microscopia, insemina, ed a 
tutta la scolastica patologia, non erano riuscite 
a scuotere il corvello di molti governi, di mol 
te Autorità, di molti parliti e di molte classi, 
ina oggi un risveglio, nei sensi da noi espres¬ 
si, c’è, ed ecco che spunta e si afferma la Me¬ 
dicina Sociale. 


fì l’inizio di un rinnovamento di scienza e 
di un rinnovamento di politica, che viene inau¬ 
gurato in omaggio olla salute umana. Jbl noi 
ciò spiegheremo con certa lungaggine, perchè 




18 


anche uomini eminenti hanno a noi dichiara¬ 
ci^ 1 »}? 000 comprendere il contenuto preciso 
della Medicina Sociale. 

Si tratta di un atteggiamento decisivo che 
prendono scienziati e politici, in una ferma in¬ 
tesa fra loro, di fronte alle diverse manifesta¬ 
zioni morbose dei tempi e delle nazioni, delle 
diverse classi, delle diverse età, delle diverse 
professioni, ecc. 'Le promesse della igiene si 
affacciano così alla loro realizzazione. Gli as¬ 
siomi dei-la Fisiologia diventano applicabili, 
applicabili gli insegnamenti della Clinica. R 
la Sociologia a contenuto eminentemente scien¬ 
tifico, passerebbe definitivamente noi camini 
della realtà quotidiana. 

La Medicina Sociale, adunque, preoccupan¬ 
dosi di riaffermare per tutti gli uomini il su¬ 
premo diritto alla vita, verrebbe così a rendere 
sublime la missione di ogni aitivi branca scien¬ 
tifica e sociale, dalla quale essa prende forza, 
esperienza e ragione. 

Il valore morale ed economico della salute u- 
rnana acquista, mercè la propaganda della Me¬ 
dicina Sociale, la sua incrollabile altezza so¬ 
pro il mercato delle banali ricchezze industria¬ 
li, mentre oggi, al disotto di tutte queste ric¬ 
chezze, quella rappresentata dalla vita umana, 
viene vergognosamente considerata ed apprez¬ 
zata. Di ciò fanno prova i quotidiani esempi, 
che fatalmente danno tutti gli enti pubblici e 
privati e tutte le classi sociali di tutti i po¬ 
poli. 

Alla magnifica concezione del diritto alla 



vita, da riconoscere per tutte le creature nate 
da donna, diritto alla vita sostenuto da un ele¬ 
vato e completo diritto igienico, da sancire con 
leggi specialissime e rigorosissime, bisogna su¬ 
bito unire la concezione delle nuove e gravi 
responsabilità da addebitare a tutto le istitu¬ 
zioni adibite ad Governo ed all’Amministrazio¬ 
ne di collettività di uomini; responsabilità rac¬ 
chiudenti i delitti contro la salute pubblicale 
che non sono semplicemente quelli concepiti 
oggi dalle comuni leggi sanitarie e puniti con 
contravvenzioni e multe, ma quelli che nessun 
codice, per ora, annunzia e promulga, e che so¬ 
no i più efferati delitti, perpetuati spesso dalle 
slesse leggi vigenti, dalle stesse istituzioni, da 
enti governativi od amministrativi o privati, 
da un’organizzazione sociale, tutt’altro che e- 
voìuta e giustamente distribuitiva, e che col¬ 
piscono spietatamente intere classi ed intere 
popol azioni. 

Queste ed altre concezioni, egualmente ardi 
te, nutre la Medicina Sociale, per « tender alla 
socializzazione della medicina; cioè, alla socia¬ 
lizzazione di tutti i mezzi destinati alla repres¬ 
sione delle cause di malattia, per offrire a tut¬ 
ti gli elementi della società i benefìci della 
scienza, di che oggi individualmente usufrui¬ 
scono le sole classi privilegiate ». 

L’idea fissa, il pensiero predominante di tut¬ 
ti coloro i quali vogliano seguire ed alimenta¬ 
re e propugnare questo movimento, deve sem¬ 
pre essere unico e cioè : raggiungere con tutte 
le sciente, con tutte lo leggi, con tutti i mezzi, 
lo scopo di tutelare, in tutti i luoghi, la vita 



(.Itigli uomini, da lutti i pericoli materiali ai 
quali oggi è soggetta, in ogni istante. 

Ecco perchè la Medicina Sociale, non può, 
fra l’altro, faro astrazione di un moiido di ar¬ 
gomenti, che sembrano, a prima vista, assolu¬ 
tamente estranei alla medicina. Per esempio: 
redueaz-ione religiosa. 

Come parlare dell’igiene dello spirito e delle 
malattie mentali senza parlale dell’educazione 
religiosa in genere o del eattolicismo in ispecie, 
e delle loro influenze malefiche o benefiche sul¬ 
la salute pubblica? 

Per esempio ancora: Emigrazione. Il pro¬ 
blema deU’erriigrazione ha, di fronte all’igiene 
sociale, un’importanza incommensurabile. 

Qu-oiromigrazione che è per il maggior nu¬ 
mero degli economisti uria fonte di ricchezza, 
è per i medici sociologi una fonte inesauribile 
di infermità; la ragione del maggiore disastro 
igienico-sanitario di quelle popolazioni agrico¬ 
le, pur mantenute discretamente sane e refrat¬ 
tarie a molte gravi malattie, prima di questo 
fenomeno migratorio. 

Ciò, per dire come la Medicina Sociale entri 
dappertutto; dovunque vi sia una vita da tute¬ 
lare, un lavoro da rendere salubre, un amore 
da rendere lieto e benefico e fecondo di sana e 
legittima figliuolanza, un’aspirazione da gui¬ 
dare serenamente verso le sue conquiste, un 
popolo da redimere dal luridume morale e ma¬ 
teriale, un avvento civile ria accompagnare sen 
y.a follìe e senza delitti verso la sua meta, 





21 


Oggi La vita, -media delle classi Lavoratrici, 
cioè, delle classi più utili e produttive, è bas¬ 
sissima, perchè il lavoro di ogni sorte — unica 
fonte di ricchezza — è irto di pericoli; la mor¬ 
talità infantile è terrificante per mille ma¬ 
lanni, cui sono soggetti le madri ed i genitori 
c lo famiglio in genere; tutte le malattie infet¬ 
tivo epidemiche ed endemiche mietono milioni 
di vittime;.perchè la miseria è spaventosa, l’i¬ 
gnoranza è edificante, la presente organizzazio¬ 
ne sociale iniqua c la lotta e l’odio di classe 
sono irrefrenabili e stonuanti. 

Rigurgitano di sventurati le prigioni e nei 
manicomi!, negli ospedali, nei brefotrofi, nei 
nosocomi, negli ospizi in genere non vi sono 
più posti per gl 1 infelici. 

Viene la Medicina Sociale. 

Glie farà essa al cospetto di tante sofferenze 
e di tante miserie ? 

Non potrà certamente operare il miracolo del¬ 
la rapida salvezza collettiva degli uomini. 

Potrà certamente iniziare un’opera di bene 
reale, con programma di educazione delle 
masse, di riforma sanitaria, di legislazione so¬ 
ciale e di riordinamento scientifico e polìtico, 
secondo le idealità precedentemente espresse. 



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Medicina individuale e Medicina sociale 


Ncirincessante evolversi di tutte le scienze, 
di tutte le -arti e di tutte le classi sociali, non 
poteva la Medicina restar rigida sull’altare in¬ 
nalzato dalla Sequenza scolastica dei suoi cul¬ 
tori e dei suoi apostoli, senza che il vento fre¬ 
schissimo’ della modernità non la coinvolgesse 
nei suoi vortici, lanciandola in grembo a nuovi 
destini, dai quali l’Umanità potesse trarre una 
salvezza collettiva, rispondente ai bisogni ed 
alle esigenze dei nuovi tempi e delle nuove ge¬ 
nerazioni. 

Così è, dunque, che il secolo XIX, tra le sue 
meraviglie ci ha lasciato iri eredità anche que¬ 
sta: la promessa di una riforma razionale e 
completa della Medicina individualo; riforma 
tendente a creare lina vera e propria Medicina 
sociale. 

Evidentemente l’opera del Sanitario, esplica¬ 
ta in forma personale e privata, caso per caso, 
giorno per giorno, non è proprio un’opera che 
risponda, con molta efficacia, alla diffusione 
dei morbi in generale, ed in rspecie alla inten¬ 
sa e rapida diffusione dei morbi infettivi. 









24 


Evidentemente la Natura, poderosa e feroce, 
trova nella Società libero e facile campo a tutte 
le sue più malefiche esplicazioni. 

L’organizzazione degli Stati, le condizioni 
delle diverse classi sociali, il peculiare siste¬ 
ma di vita degli uomini; insoanma, l’ingranag¬ 
gio dell’esistenza umana, basato sulle leggi che 
governano le Nazióni, non offro ancora un ar¬ 
gine alla immensa lava di mali che brucia c 
sotterra prematuramente gli uomini. 


Ma certo l'arte modica, comunque si sia pra¬ 
ticata, hi ogni tempo, ha compiuto sempre o- 
pora altamente civile ed umana, reintegrando 
la salute dei singoli sofferenti; ma questarte 
oggi non può restar più stretta nei suoi princi- 
pii di muta e segreta missione benefica. 

La medicina individuale raccoglie tutte le 
vecchie concezioni egoistiche e personali di un 
regime in tramonto; essa è un istituzione pri¬ 
vata e di privato interesse, mentre la medici¬ 
na dev’essere, invece, im’Lstituzione sociale, la 
più vasta, la più perfetta, siccome quella che 
deve urtare contro tutti i llagelli della cieca na 
tura e contro tutti i flagelli della società impla¬ 
cabilmente maligna e pericolosa. 


Essa non può, dunque, restare immutabile 
in un sistema di esplicazione quale si conface¬ 
va specificatamente in un regime vecchio. Essa 
segue, senza dubbio, il cammino degli uomi¬ 
ni e deve naturalmente corrispondere atte idea¬ 
lità dei nostri tempi. Così, come essa e passata 
— fanciulla da un periodo di empirismo 
cieco, ad un empirismo pratico e ragionato, 




25 


e poi, man ruano, è divenuta scienza, dap¬ 
prima velata, ed infine veramente scienza e 
scienza sperimentale e positiva, così ora si fer¬ 
ma nel suo incessante e prodigioso lavorìo per 
far da base ad una medicina più vasta e più 
umana. 

Non è, dunque, a dire che la medicina indi¬ 
viduale debba cessare dalle sue investigazio¬ 
ni, per dar posto ad una medicina tutta diver¬ 
sa. Niente affatto ! 

Questa medicina individuale, vissuta finora 
per gli individui, quasi singolarmente, dove vi 
vere per la società, presa tutta insieme. 

tja medicina individuale resta — dicovo — 
la base di questa medicina sociale: la grande 
ossatura, intorno a cui bisogna plasmare, con 
la forza di nuovi postillati e di nuove leggi, li¬ 
na nuova istituzione tendente a tutelare collet¬ 
tivamente la salute degli uomini. 

Questa è una medicina più razionale e più 
umana, che nobilita davvero, anzi sublima Io- 
pera dei sanitari, che toglie loro la pecca della 
giornata di lavoro insufficiente ed infruttuosa 
e che li spinge verso una via di propria rigene¬ 
razione e di reale salvezza, altrui. 

« Il medico non dev'essere più un meccanico 
scrittore di forinole, un freddo osservatore di 
infermi, uno studioso scettico e scolastico,■ lon¬ 
tano dalle lotte economiche e politiche, restìo 
alle conoscenze della vita sociale, chiuso alle 
più legittime aspirazioni dell© classi non ab¬ 
bienti — che sono quelle ove più tumultuosa- 




mente pulsa la sofferente anima umana — ma 
dev'essere un conoscitore paziente e premuro¬ 
so di tutto ringranaggio sociale, un vigile a- 
cuto ed intelligente di tutte le manovre prati¬ 
cato dagli uomini e dalle classi, dalle Autorità 
e dai Governi; dev’essere un medico e cioè, li¬ 
no studioso ed un osservatore appassionato e 
costante, e dev’essere un uomo che della socie¬ 
tà in cui vive conosca le sofferenze, le iniqui¬ 
tà, le pecche, gl’ideali, i bisogni, le aspirazioni, 
poiché nessun fatto umano può essere più spie¬ 
gato fedelmente senza la conoscenza dell’orga¬ 
nizzazione umana e delle leggi che quest’orga¬ 
nizzazione governano». Così scrivevamo fin 
dal 1907. 

L'opera dei sanitari non deve avere uno sco¬ 
po solamente curativo, ma principalmente pro¬ 
filattico. 

Profilassi significa Igiene. 

L'Igiene, da tutti i punti riguardata, può 
sussistere soltanto con una robusta legislazio¬ 
ne, fatta su base rigidamente scientifica e pra¬ 
tica. 

La Medicina Sociale è rappresentata da uno 
stretto connubio fra Clinica cd Igiene, Ira Me¬ 
dicina c Legislazione Sociale. 

La legislazione di un popolo è responente 
della sua organizzazione economica c politica, 
delle sue condizioni morali e fisiche, delle sue 
forze intellettuali, del suo progresso o regresso, 
malessere o benessere, civiltà od oscurantismo. 

La legislazione — rispondente ai bilanci del- 




T 


lo Stato — sta alla Medicina sociale, come i 
farmaci alla medicina pratica individuale. 

Questa medicina sociale ha tutti i grandi ob¬ 
biettivi scientifici della medicina individuale, 
ma neirintenz-ione e nelFapplicazione di que¬ 
sti obbiettivi non >vi è Fuorno isolato che deve 
trarre la salute, la vita; ma vi è la moltitudine, 
la classe, l’umanità collettiva. 

Rssa chiede ai sanitari il più grande contri¬ 
buto per la sua affermazione, ma non sono i 
sanitari soltanto che a questa affermazione la 
portano: ai sanitari vanno uniti i legislatori. 

I primi spesso, nella loro missione individua¬ 
listica, non possono risollevare le sorti di un 
solo uomo, quando questi sia stato di già con¬ 
dannato dalle vicende e dalle vicessitudìni so¬ 
ciali ad una infermità esauriente che non 
trova sollievo nelle cure di un medico, il qua¬ 
le non può, insieme con la sua opera di sanita¬ 
rio, 'portare nè il benessere economico, nè tan¬ 
to meno, risanare ì 1 infermo daJla demolizione 
praticata dai lunghi anni di privazione e di sof¬ 
ferenze, in cui egli è vissuto. 

Come possono perciò oggi i sanitari scongiu¬ 
rare il pericolo che pesa grave e minaccioso su 
intere classi di uomini? 

È per questo che la natura non trova argine 
ai suoi violenti impeti, poiché manca da parte 
degli uomini un concorso di forze decise che 
possano ad essa opporsi; essa procede impla¬ 
cabile la sua crudele opera sterminatrice nel 
campo della vita dove più giacciono i piccini, 




28 


i deboli, i miseri. La medicina sociale, regola¬ 
rizzando su vaste e definite linee un servizio 
sanitario supremamente civile, per scongiura¬ 
re i flagelli umani, ha appunto il precipuo sco¬ 
po di portare tutte le forze delle leggi a be¬ 
nefìcio esclusivo delle collettività e solamente 
contro i mali inevitabili provocati dalla na¬ 
tura. 

Questa natura potrebbe allora non essere più 
cosi cieca e feroce. Insemina, questa medicina 
sociale che impone alle diverse Nazioni un si 
sterna di difesa sicura per classi povere e pel¬ 
le classi lavoratrici, come per le classi ricche 
e le classi dominanti, le quali, neppure esse 
possono vivere una vita troppo sana e tran 
quii la in mezzo ai generale trambusto econo¬ 
mico e morale, in mezzo alle incessanti convul¬ 
sioni delle classi meno elevate, che animano 
tutti gli organismi della produzione, questa 
medicina che impone una tutela giuridica degli 
interessi economici, morali e fìsici di tutti quel¬ 
li che sono esposti ai pericoli di un lavoro ste- 
nuante, in ambienti avvelenati, agli infortuni 
di una vita fatta di stenti e di sacrifìci, è la 
sola che può arrecare airunnanità quei vantag¬ 
gi inutilmente sperati dall’opera isolata di cia¬ 
scun sanitario. 

Essa perciò si esplica non negli Ospedali — 
dove giungono spezzati e flaccidi i corpi degli 
sventurati — ma nelle officine, nelle miniere, 
mi campi, nei boschi e sul mare, dovunque j 
l’uomo porti il lampo del suo genio ed il fre¬ 
mito della sua forza, per santificare col sacri¬ 
fìcio la maestà della ricchezza. Essa esplica la 




29 - 


sua azione tra i lavoratori del braccio e del 
pensiero, e non si ferma tanto nel silente labo¬ 
ratorio, per scrutare il mistero della vita e del¬ 
la morte attraverso le lenti, alla luce degli spec¬ 
chi ed al calore dalle fiamme, quanto negli o- 
pifici dove la morie attende in agguato le in¬ 
numeri. famiglie di -gagliardi lavoratori; sui 
campi dove la malaria avvelena, a mille a ni il 
le, i robusti contadini, per consegnare alla Pa¬ 
tria falangi di ombre carienti; si ferma neLle 
case, dove, come in un immenso alveare, le 
creature umane si annidano a fermentare i ger 
mi della tubercolosi, della delinquenza e della 
prostituzione ; e si ferma, gigante forte e ge¬ 
nerosa, innanzi alla supremazia delle leggi do¬ 
minarli i ed aLTorganizzazione dei regni, per 
trovarvi le cause di tutti i -moti 1 


Principalmente per questo la Medicina so¬ 
ciale ha uno scopo precipuo di Sanità Pub 
blica. 

Ed è per questo che merita essa una maggio¬ 
re premura ed un interesse maggiore da parte 
di tutti i sanitari. 

Che se la medicina individuale ha per iscopo 
lo studio e l’integrità dell’organismo umano, 
preso isolatamente, e lo penetra in tutte le sue 
parti macroscopiche e microscopiche, con quel¬ 
la sagacia e con quella oculatezza con cui ades¬ 
so vengono espletate le osservazioni anatomi- 





— 30 


che, fisiologiche e patologiche, e lo solleva e lo 
ricrea con tutti i mezzi ipiù ingegnosi e più 
proficui, perchè non deve avere la Medicina 
Sociale, cui spetta missione certamente più va¬ 
sta, più completa e più generosa della prima, 
in quanto vuole abbracciare in un sol fascio 
le immense moltitudini che hanno comuni ma¬ 
lanni e comuni pericoli, non deve avere essa, 
da parte dei sanitarii, un eguale trattamento, 
anzi più sagace e più ingegnoso? L’organismo 
umano e l’organismo sociale hanno una co¬ 
mune costituzione. 

Lo stato patologico del primo, che cosa è se 
non il ritorno ad uno stato primitivo, alla in¬ 
capacità ed alla insufficienza di funzionare o 
di funzionare progressivamente ed efficacemen¬ 
te da parte di organi, apparati, sistemi che lo 
costituiscono ? 

Questo, almeno, è il moderno concetto filo¬ 
sofico della patologia umana. Ed è un concetto 
che sembra il più esatto, in quanto che esso 
rispecchia la Natura, dalla quale non dobbia¬ 
mo noi discostarci per spiegare, con sicurezza 
di precisione e con fermezza di convincimen¬ 
ti, i fenomeni della vitalità. 

Ora, che cos’è un organismo sociale che non 
funzioni normalmente, rispettando, cioè, la li¬ 
bera e sana circolazione degli elementi che lo 
costituiscono, se non una permanenza — dicia¬ 
mo così, poiché l’umanità non va mai indietro 
nel suo cammino —ad uno stato ancora primi¬ 
tivo in cui la funzione di ogni sistema — in 
questo caso, sistema di vita collettiva di date 




Si -w- 


cl-assi — non è ancora definita e non assicura 
la solidarietà di tutte le funzioni per la infalli¬ 
bile e sana esplicazione di forza, di salute, di 
vita? 

Lo cause che agiscono su di un individuo, 
preso isolatamente, sono — senza dubbio — le 
stesso ohe agiscono su tutta una moltitudine di 
uomini e, quindi, sono, indiscutibilmente, cau¬ 
se efficienti della Medicina sociale, tenuto sem¬ 
pre il debito conto delle individuali predispo¬ 
sizioni, cioè, del fattore biologico, che c perso¬ 
nale e non collettivo. 

Ma anche questo fattore biologico, che è dap¬ 
prima personale, diventa addirittura collettivo, 
col progredire di più generazioni, onde potre¬ 
mo seniplifìcare la nostra considerazione, af¬ 
fermando che — in generale — tutte le cause 
efficienti della Medicina individale debbano di¬ 
chiararsi cause efficienti della Medicina sociale. 

Ma possiamo precisare meglio il nostro con¬ 
cetto: se un organismo umano progredisce in 
una smagliante manifestazione di rigoglio in¬ 
tellettuale e fisico, vuol dire che il bilancio or¬ 
ganico — che regola la funzione di tutti gli e- 
lementi, organi, apparati, sistemi — si trova 
in perfetto equilibrio con se stesso e con ì’eco- 
nomia vitale deirindividuo. Un organismo so¬ 
ciale, per progredire in una simile smagliante 
manifestazione di rigoglio intellettuale e fìsico, 
dovrebbe perciò avere il proprio bilancio — il 
bilancio dello Stato! — in un equilibrio che 
corrispondesse esaurientemente a tutti i -bisogni 
delle diverse classi che lo costituiscono. 



32 — 


Quando queste classi vivono in un disquili¬ 
brio fatalmente pericoloso e alcune di esse sop¬ 
portano tutto il peso di questo disorientamen¬ 
to, mentre altre, egoisticamente, se ne avvan¬ 
taggiano; quando la parte più utile di questo 
organismo sociale è quella che resta smunta 
e tisica, vuol dire che l’organismo sociale è in 
uno stato anormale, patologico, dal quale può 
uscire soltanto con dei provvedimenti adeguali 
al male che lo tormenta. 

15 così, vi sono anche dei mezzi capaci di 
scongiurare i malanni comuni ai due organi¬ 
smi. Ma questi mezzi comuni sono molto pochi. 
Ciò che può bastare a curare un solo indivi¬ 
duo, o- a proteggerlo da una qualunque infe¬ 
zione, non basta a curare una collettività, e 
tanto meno a proteggerla. 

Qui sta la differenza fondamentale tra Me : 
die ina individuale e Medicina sociale. I mezzi 
terapeutici e profilattici della prima stanno noi 
barattoli delle farmacie, nella bontà delle cure 
famigliari e nel riguardi che l'infermo perso¬ 
nalmente deve usare a sé stesso. I mozzi profi¬ 
lattici della Medicina sociale — poiché non ha 
essa veramente molti mezzi curativi •— si tro¬ 
vano a preferenza nelle leggi di Stato, e la ri¬ 
cetta non la scrivono i sanilarii soltanto, ma la 
scrivono i sanitarii c i legislatori insieme. 

La Medicina sociale contempla non l’organi 
smo dell’individuo, ma l’organismo della So¬ 
cietà. 

L/e formule terapeutiche e gli stessi risultati 
dell’igiene sperimentale, non bastano da soli 



33 


a combattere ed a vincere molte malattie so¬ 
ciali, molti pericoli inerenti agli ambienti di 
lavoro e di vita comune. 

La Medicina pratica individuale non può es¬ 
sere per sè stessa che una medicina con oriz¬ 
zonti limitati ed unilaterali, specialmente in 
mano di quelli che non vogliono uscire dai 
banchi dela scuola, dove credono ingenuamen¬ 
te elio risieda tutto il segreto per vincere la fe¬ 
rocia dei morbi che dilaniano l’umanità, per 
scongiurare la morbilità e la mortalità deso¬ 
lante di intere classi di uomini, in mano di 
quelli che non vogliono uscire dai banchi della 
scuola, se non per portarsi al letto dell’infer¬ 
mo, quando questi versa di già in uno stato di 
gravezza e di abbandono pietoso, credendo essi 
di aver compiuto così la propria missione. 

Invece, fuori dela scuola, fuori del placido 
laboratorio e lungi dal letto dell’in fermo — do- 
Ac spesso l’opera nostra arriva in ritardo o 
riesce anche superflua, poiché la Natura sa 
ben sostituirsi alla leggiera panacea farmaceu¬ 
tica fuori dei trattati e dei formulari, c’ò la 
Società e c’è la Vita. 

È quanto basti per dire che vi son tali e tan? 
ti fattori della Patologia che non possono ca¬ 
dere sotto l’osservazione del microscopio ed al¬ 
lo sperimento della provetta, che non possono 
essere rilevati dagli epasmi delle umili_ cavie 
e degli ingenui cagnolini, dalle grida di tutte 
le bestie torturate da veleni e da bisturi, nei 
laboratori scientifici, tali e tanti fattori della 
patologia vi sono nell’atluàle organizzazione so- 


2 



34 


ci ale, che non è .possibile oggi parlare di me- 
dicina senza speciale riguardo a tutti 1 fatto¬ 
ri economici o sociali che sono fattori efficienti 
della Patologia stessa. 

Io vorrei dire, infine, che in questi ultimi 
lustri, per ricercare nd mondo microscopico 
flnanoo l’inesistibiie, ricercare le cause infinite, 
simali c spesso trascurabili della morbilità bi¬ 
mana, sarebbe sfuggita agli osservatori ed agli 
studiosi la prima immensa causa di tutti 1 rna : 
li, se una piccola schiera di coraggiosi cultori 
delle scienze biologiche, non avessero additato 
questo possente ed implacabile fattore della 
patologia umana : la cattiva organizzazione so¬ 
ciale ! 

Ecco il grande laboratorio sperimentale e eli ■ 
nico: La Società! 

l/a società umana è prova a sè stessa : tutti i 
mali che la tormentano, di qualunque natura 
essi siano, non possono essere curati che dalla 
propria opera. 


Stl&'toSP fronte 


35 — 


loro, e con tutti i disagi che dà una vita di la¬ 
voro malsano. 

Senza dubbio, sono tutte le scoperte della 
scienza medica individuale che ci permettono 
oggi di additare le vere cause di tutte le infe¬ 
zioni e di tentare i provvedimenti più energici 
e più sicuri. 

I>a Medicina sociale allarga ed assicura in¬ 
sieme il campo di esplicazione della medici¬ 
na individuale, e vengono contemporaneamen¬ 
te avvalorati tutti i suoi pregi e le sue beneane 
renze, con un risultato positivo di benessere 
umano. 

A che vale curare isolatamente un’infezione, 
quando la causa dell’infezione stessa — che 
pur colpisce milioni di individui — non può 
essere combattuta che da un vasto e completo 
servizio sanitario legislativo? 

Ma vi è che oggi il medico non può, nè 
deve preoccuparsi solamente della salute del 
singolo individuo, ma principalmente di quella 
dell’intera società. 

Egli deve curare l’infermo pel bene della sua 
salute personale, non solo, ma pel pericolo sa¬ 
nitario ch’osso può procurare alla Società. 

La medicina deve assumere il significato e 
l’importanza di una funzione di Stato. 

L’Inghilterra e la Germania, del resto, hanno 
una vera e propria medicina di Stato, perchè 
colà è talmente organizzato il servizio sanita¬ 
rio, per la difesa della Società e su basi cosi 


36 


sicure e .così complete da permettere uria so¬ 
lenne affermazione della Medicina Sociale. 

Le leggi sanitarie che esistono generalmente, 
nelle nazioni civili ,a benefìcio dello classi la¬ 
voratrici, rappresentano per ora un semplice 
avviamento alla Medicina sociale. 

Le malattie del lavoro, non rappresentano 
che un capitolo solo di questa medicina. 

La Medicina sociale, sottopone alla sua os 
servazione e cerca di prevenire tutte le ma¬ 
lattie, quelle dipendenti dalla cattiva igiene 
e queLle dipendenti dalla cattiva organizzazio¬ 
ne sociale. Vanno quindi unite tutte le malattie 
infettive, tutte le malattie organiche e funzio¬ 
nali. 

E vanno unite, perchè ognuna di esse non 
può avere per sua causa efficiente la sola pre¬ 
disposizione dell’individuo, o il bacillo, o 1 am¬ 
biente, o l'occasione, ecc., ma ogni malattia ò 
il risultamento di un compì esoso di tutte que¬ 
ste cause biologiche e sociali. Le cause biolo¬ 
giche determinano rintfezione, in quanto che 
sono determinate dalle ragioni eeeonomiche e 
sociali. 

E di più, gli uomini, per la loro incessante 
e vertiginosa attività, sono esposti ad un nu¬ 
mero infinito di malanni, ai quali nessuna me¬ 
dicina, che non sia una medicina eminente¬ 
mente sociale, può mettere riparo. 

Vi sono — è vero — fattori che agiscono sul¬ 
le classi sociali in quanto che agiscono su spe¬ 
ciali organi e, quindi, su speciali individui, i 




37 


quali rappresentano por la Società un pericolo 
sanitario e un pericolo economico; ma vi sono 
tattori i quali agiscono direttamente 6ulle mas¬ 
se popolari, in quanto che sono questi fattori, 
il risultamento di una organizzazione sociale 
tutt’alfcro che evoluta, morale e giustamente di¬ 
stributiva. 

I medici, infine, devono convincersi di que¬ 
sto: Che valori individuali, azioni individua¬ 
li, interessi individuali sono stati molto svalu¬ 
tati dalla travolgente evoluzione — e diremmo 
rivoluzione — di questi ultimi tempi. La stes¬ 
sa vita individuale ha perduto il suo primitivo 
valore ! 

Agire in nome e per conto dell’entità indivi- 
duo , può essere un bene, ma non è tutto il be¬ 
ne che si può trarre e sperare. 

Bisogna agire in nome e per conto di collet¬ 
tività per giovare a sè ed agli altri. Bisogna a 
gita re interessi collettivi per vivere degnamen¬ 
te, civilmente. 1 medici tengano presente que¬ 
sta suprema circostanza morale e sociale, pel 
loro orientamento scientifico-professionale. La 
nostra disciplina — nutrita anche di grande fe¬ 
de — continuerà ad avere cultori ed apostoli 
innumerabili. 





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Definizione e limiti 
della Medicina sociale 


Che 003 e la Medicina Scoiale? 

Bisogna riconoscere come essa sia staia in¬ 
terpretata, tinteggi, in molteplici modi; spesso 
m modi troppo unilaterali, più spesso in modi 
assolutamente erronei. 

Le citazioni di conferenze, lezioni, giornali, 
monografie, libri che si sono occupati e si oc¬ 
cupano ogni giorno di questa enunciazione, 
t’he dopo il Neuman — il primo a pronun¬ 
ciare il nome di Medicina Sociale — quasi con¬ 
temporaneamente alcuni autori in Europa han¬ 
no ripetuto per precisare la propria tendenza 
verso un orientamento più pratico delle scien¬ 
ze mediche, sarebbero in rumi ere voli, perchè, 
ormai, tulli parlano di Medicina Sociale. 

A noi preme invece liberare subito il nostro 
orizzonte da un’ampia ombra che lo turba, li¬ 
berare la nostra via dagli ostacoli che la in¬ 
gombrano : la Medicina Sociale non ha prete¬ 
so di invasione in alcun campo, con onore e 









40 


con valore tenuto da fisiologi, clinici, igienisti 
e sociologi. 

Se qualcuno credesse di voler fare della Me¬ 
dicina Sociale solamente con della fisiologia 
umana individuale, con defila patologia gene¬ 
rale o patologia modica dimostrativa, profes¬ 
sionale, esotica, coloniale eoe. o con della cli¬ 
nica ospedaliera solamente o solamente con 
della igiene sperimentale o pubblica o con del¬ 
la sociologia teoretica, eoe., costui evidente¬ 
mente mostrerebbe di non aver bene compreso 
che cosa davvero sia la Meedicina Sociale. 
Questa non deve e non vuole usurpare la so¬ 
stanza di nessuna scienza, per barattarla sot¬ 
to una veste piu nuova e più seducente, ma in¬ 
vece, a tutte le scienze — niuna esclusa — chie¬ 
de liberamente un Torte contributo, a fine di 
creare dei postulati semplici da servire come 
baso fondamentale di leggi che siano seriamen¬ 
te applicate. 

Nessuno ignora il pensiero costante di Guido 
Baccelli sulla Medicina politica «base natura¬ 
le di tutta la dottrina, sociologica. Nel vasto 
campo della medicina d'oggidi, l'aziono nostra 
si esercita sempre intorno a due poli distinti 
ma congiunti: la medicina, clinica e la medi¬ 
cina polilica » come egli da molti anni chia¬ 
mava la medicina sociale. 

Chi vuol disconoscere che la Medicina non 
sia diventata eminentemente sociale? (Bianchi), 
fi dessa che deve informare costumi e leggi (Do 
Giovanni). A patto però che essa non si limiti 
a ripetere ai convinti ed ai convertiti, quali 
sono generalmente i medici, che occorre in- 




41 


tensiflcare In lotta contro la tubercolosi, cerca¬ 
le di diminuire la mortalità infantile, combat- 
tere le malattie deU’urbanisrno e quelle delle 
industrie, migliorare la legislazione sugli in- 
fortumi e l’invalidità al lavoro, vigilare sul- 
I igiene della scuola, edificare case popolari, 
combattere la ignoranza ed il vizio in tutte le 
sue forme, ma interessi le classi diligenti fa¬ 
cendo loro comprendere il significato e l’im¬ 
portanza (Lustig). Bisogna che queste classi 
comprendano eh è la salute pubblica — tute¬ 
lata solo con la funzione socìaile della medici¬ 
na il fondamento della proprietà economi¬ 
ca, della felicità degli individui, come delle 
Nazioni (Queirolo). 

La Medicina Sociale acquisterà una posizio¬ 
ne predominante nel governo delle popolazioni, 
se è vero che i Insogni fisiologici — alimento, 
lavoro, sesso — governano e dirigono le azioni 
lunarie (Atbertoiii). 

Bai progredire della Medicina Sociale — elio 
tende a conciliare il tenessero organico indivi¬ 
duale o lo sviluppo fìsico, morale ed intellel- 
tiiale delle collettività umane, con le moltepli¬ 
ci esigenze della vita, e con le svariatissime 
forme delLattività umana — dipende il suc¬ 
cedersi delie conquiste in prò delle classi più 
umili, finca quelle più elevate, e con vantaggio 
che dal maggiore utile materiale si elevano al 
più alto risanamento morale (Gasperini). Nes¬ 
suna scienza più efficacemente della Medicina 
sente, di fronte alla Società la elevata missio¬ 
ne di redimere L'uomo da ogni miseria, da o- 
gui pregiudizio, (Hovighi). Ecco perchè la Me- 


42 


die ina Sociale è destinata a divenire in un gior- 
no non lontano la più elevata funzione di Sta¬ 
to (Bossi, Colombo, Pietravalle ecc.) ravvivan¬ 
do così le aspirazioni latenti del nostro paese, 
verso un miglioramento igienico ardentemen¬ 
te atteso (Canal is). 


La Medicina Sociale offre un contributo fe¬ 
condo alla elevazione della vita collettiva (Fer¬ 
ri) Essa, che è redenzione biologia e redenzio¬ 
ne sociale (Petrini), rinnovamento nobilissimo 
della coscienza sanitaria (Brunelli), ben venga 
a diffondersi fra tutte le classi, a cominciare 
da quella dei medici, il cui ufficio accrescerà 
di valore quando essi sapranno di essere fat¬ 
tori indispensabili deU'incivilimento, non solo 
come curanti delle infermità umane, ma so¬ 
pratutto come preparatori e consiglieri di una 
profilassi efficace e pronta, individuale e col¬ 
lettiva (Morselli). 


Oggi non si può fare a (meno degli studi! di 
medicina sociale (Sergi) se la recente epidemia 
colerica ha dimostrato che è tuttora deficiente, 
la coscienza igienica, pur fra le classi colto e 
dirigenti, molti altri fatti provano ohe non e 
bene inteso neppure dai medici il dovere di ri¬ 
volgere maggiori cure agli obietti che formano 
il campo di studio della Medicina Sociale. 


È forse per questo che la nostra legislazione, 
mentre ha già fatto molti progress, sul terre¬ 
no dell’igiene pubblica, ossia sulla difesa della 
società contro le cause dirette delle malattie 
diffusibili e contro le cause d insalubrità cn< 
hanno sede nelfambiente fisico, è meno sol- 


43 


lecita nel combattere le molteplici e non meno 
potenti cause mortocene indirette, quelle, cioè, 
che dipendono dagli ordinamenti economici, 
giuridici e politici e che si riverberano special- 
mente sulla salute delle classi povere e delle 
dessi lavoratrici. (Loriga). Organizzare la di¬ 
fesa della società umana, contro i mali, smostra- 
de quali e quante ragioni di decadenza e di 
morte si commettano alilo stato dall’economia, 
avvisare i rimedi urgenti e di lungo svolgi¬ 
mento, dare alla pratica ed alla legislazione 
sanitaria una base razionale; ecco il compito 
nuovissimo del medico e del sociologo (Lucci). 

L’organismo, nel maggior numero dei casi, 
non ha 'bisogno di altro che di essere situato in 
una nuova condizione economica e morale, af¬ 
finchè possa riordinarsi da sè. Ecco perchè lo 
scopo unico della medicina è l’igiene (Salvatore 
Tommasi). L’igiene individuale e pubblica, 
quest’ultima specialmente; essa che ha rap¬ 
porti così indistricabili con la Medicina Socia¬ 
le, che n’è, anzi, la ferrea struttura. Essa ten¬ 
de a diminuire la mortalità umana, prolungare 
la vita media, migliorare la specie (De Giaxa). 
Questi alti scopi possono essere raggiunti con 
maggiore sicurezza dall’igiene pubblica e dal¬ 
la medicina sociale insieme, contemplando la 
prima le cause dirette, la seconda le cause in¬ 
dirette delle infermità, secondo la espressione 
del Loriga. 

Bisogna convincerei che l’ammalato è un fe¬ 
rito o elio Tarma che l’ha colpito non viene da 
Dio, uè da un genio; ma da altri individui (Du- 
claux); che la malattia cagiona un danno, co- 


44 


me una ferita (Eiisch). L’anunalalo non ha di¬ 
ritto perciò al risarcimento dei danni avuti? 
(Boranans). Perciò la scienza medica non deve 
restare nel campo troppo ristretto di chi la col¬ 
tiva, ma deve giungere a tutti; e che tutti sap¬ 
piano in che consiste il malie e quali mezzi oc¬ 
corrono per combatterlo (Devoto). I medici do¬ 
vrebbero agitarsi per ottenere l’avvento della 
Medicina Sociale che vuol prevenire le infer¬ 
mità, ciò che per loro rappresenta lina quistio- 
ne di vita o di morte, dal momento che è di¬ 
mostrato che i tre quarti dei medici non pos¬ 
sono vivere onestamente delle malattie (Einau¬ 
di). Già in tutto le società umane più evoluto, 
la Medicina sociale o fu il cardine dell’ordi¬ 
namento civile o ne fu almeno una parte es¬ 
senziale (Celli). Ma che cos’è questa Medicina 
Sociale? È un connubio felice della Igiene e 
della Clinica. Essa rappresenta l’armonica li¬ 
mone dell’espressione medica col progresso le¬ 
gislativo (Pieraccini). È indiscutibile oramai, 
che la patologia umana abbia nella sua etiolo- 
gia, minaccioso cd implacabile il fattore eco¬ 
nomico sociale. A cause sociali, bisogna oppor¬ 
re, dunque, rimedii sociali. E i medici devono 
pure convincersi che il largo e crescente movi¬ 
mento verso un ideale sociale è stato e sara 
sempre opera delle nuove scoperte nel campo 
delle scienze mediche (Sanarelli). 

I medici devono convincersi che il loro com¬ 
pito muta col mutare dei tempi; cho a tempi 
nuovi vanno uniti medici nuovi, a nuove ne¬ 
cessità, nuovi doveri e che l'avvenire di tutti 
ì paesi dipende dali’atteggiamcnto che i niellici 



45 - 


sanno premiere di fronte alle leggi di Stato, 
concernenti la salute pubblica (Rossi-Doria). 


• » • 


Uhi ignora che la sanità pubblica sia la baso 
nella quale riposa la felicità di un popolo? La 
causa della sanità pubblica è perciò il primo 
dovere di un uomo di Stato. L’uomo di Stato 
dovrebbe essere, innanzi tutto, un medico so¬ 
ciologo. 

11 fattore economico domina nell’attuale so¬ 
cietà, smaschera e soggioga il fattore biologico, 
letico, lo psicologico (Bernardi). Il fattore e- 
eonomico incombe sopra l'educazione e la casa, 
il vestiario, il lavoro, l'alimentazione e quindi 
sullo sviluppo fìsico, sulla salute, la durata 
della vita, la malattia o la morte della massi¬ 
ma parte del popolo. (Celli). 

D’altra parte, l’opera del medico non deve 
esaurirsi nei rialzare o mantenere le condizio¬ 
ni di salute fisica. Noi abbiamo dimenticato, 
per ruamo antropologico, Tuomo vero, miglio¬ 
re, cioè, l’uomo che pensa, che vuole, che o- 
pera. Bisogna rendere l’uomo più degno di se 
e sviluppare, in lui quelle energie interne che, 
se non sono d’indole biologica, non sono per 
questo meno umane, anzi, vorrei dire, le sole 
umane (Anile). Hanno dimenticato questo ed 
ohm, la classe sanitaria ed il popolo, perchè 
è mancala quella, coscienza, igienica tanto in¬ 
vocata; cioè, quella forma di educazione civi 



46 


le, mercè ognuno sappia ciò che per la corna¬ 
ne incolumità si ha il dovere di fare d'inizia¬ 
tiva propria e ciò che si ha il diritto di ottene¬ 
re d’iniziativa sociale, col concorso dei pubblici 
poteri (Di Vestea). È la creazione di questa co¬ 
scienza igienica una meta principalissima del¬ 
la Medicina sociale, i cui studi trovano origi¬ 
ne ed applicazione nelle necessità collettive 
dell’ora presente, che pel rinnovato fervore di 
essa si segnalerà nella storia della scienza c 
dell’umanità (C. Biondi). (La missione del medi¬ 
co si è ingrandita in proporzioni inattese. Il 
medico è dovunque e nessuno è come lui più 
intimamente immedesimato con la vita dell’in¬ 
dividuo e della Nazione (Poisson). 

Il legislatore di domani sarà il medico. Nel¬ 
la piccola c grande azienda sociale soltanto il 
medico può. (Gutierrez). Il medico dev’essere 
quindi, sociologo. Il medico che si apparta dal 
movimento sociale odierno e aspetta solo di 
essere chiamato là ove è un male da cercare c 
•non cerca lui, senza essere richiesto, d’impedir- 
lo, non sente la sua missione nell’età presen¬ 
te (Ingegni). Nulla res magis fiomìnes ad deos 
accedere , guani homìnibus salutem dando (Ci¬ 
cerone). Gli Dei di Cicerone potrebbero bene es¬ 
sere i veri Dei dell’Umanità e vorremmo prin¬ 
cipalmente che questi veri Dei avesse la classe 
sanitaria, la quale si troverebbe così — anche 
per forza... divina — orientata verso le conce¬ 
zioni sociali delle scienze mediche. 

La medicina sociale, che 6olo in questi ulti¬ 
missimi anni promette di avere conferma uffi¬ 
ciale negli Stati Europei , ha evidentemente, 



-17 


\ 

I 

dA lungo tempo acquistato, net cervello degli 
studiosi, una certa fisionomia che oggi prende 
termi limiti in tutta la sua vastità. Era natu¬ 
rale che proprio in questi ultimi tempi, sorges¬ 
se il dibattito intorno a tali limiti. Facendo un 
passo indietro, bisogna riconoscere come que¬ 
st ultimo orientamento delle scienze mediche 
trovi le sue molteplici ragioni storiche, scien¬ 
tifiche, statistiche, politiche ed occasionali, che 
non posiamo, per ora, categoricamente nume¬ 
rare, ma che sono di facile comprensione, qua¬ 
lora si persi alla incessante, ineluttabile evolu¬ 
zione della medicina a traverso i secoli, alla in¬ 
discussa mutata missione della Medicina, alle 
notizie democratiche che dimostrano la vita 
umana elevata a privilegio di classe, alla ne¬ 
cessità che la sana politica sia sorretta da le¬ 
gislazione basata su assiomi eminentemente 
scientifici, e, si pensi, infine, agli insegna-menti 
delle epidemie, e delie endemie che torturano 
la vita collettiva delle popolazioni. 

É urgente stabilire sopratutto i rapporti del¬ 
la Medicina sociale con la Clinica, con l’Igiene, 
con la Economia Politica e con la Sociologia 
t'd è quanto può essere sperifieatamente fatto in 
altra occasione. 

Sta il fililo che la nostra branca vuole pre¬ 
cisare le cause sociali di tutti i malanni fisici 
e morali che <ofiiiggono gli uomini e contempla¬ 
re gli effetti sociali e indicare i rimedi sociali. 

La Medicina sociale definisce bene il suo 
programma stabilendo questi tre scopi fonda- 



48 


/ 

mentali da raggiungere con la sua espia¬ 
zione: 

1. Diminuire la morbilità e la mortalità u- 
mana. 

2. Prolungare la vita media delle Classi 

non abbienti. / 

3. Migliorare la specie. 

Restano stabilite così le grandi linee di que¬ 
sto nuovo atteggiamento, per cui .dicevamo, 
v’è un diverso modo d’interpretazione. È be¬ 
ne ripetere come la Medicina sociale, non vo¬ 
glia e non debba usurpare nessim campo di 
altre branche, dovendo essa svolgere la sua «v 
zione in modo assolutamente autonomo. 

Come non è, dunque, esalto confondere la 
Medicina sociale con la clinica generale, così 
non è giusto confonderla con le altre branche 
generali e particolari della facoltà medica e 
giuridica. Sarebbe perciò una visione alquanto 
unilaterale anche quella che volesse conside¬ 
rare l’elemento legislazione sociale e diritto sa 
nitario come completa contemplazione della 
Medicina sociale (Rumpf) o esclusivamente l’e¬ 
lemento legislazione del lavoro o esclusivamen¬ 
te l’elemento igiene (Kwald) o il solo fattore di 
classe (Teleky) o il . solo elemento statistico 
(Grot Jahn). 

Non si può, non si deve, d'altra parte, fare 
completa astrazione nella Medicina sociale, del¬ 
la flsologia, della patologia e della clinica, in 
cui la Medicina sociale trova il fondamento 



essenziale per assurgere noi suoi grandi capi¬ 
toli di Fisiologia sociale e di Patologia sociale. 

Abbiamo precedentemente detto come sia in¬ 
dispensabile usufruire di tutti i risultati delle 
diverse scienze, per addivenire alFesatta con¬ 
cezione delia Medicina sociale. 

Non escludiamo, pertanto, nessunissimo con¬ 
tributo, di nessuna branca scientifica, per addi¬ 
venire a cruela tutela della vita umana verso 
cui tende la Medicina sociale. 


Senza dubbio, sarà la legislazione sociale, 
creata su assiomi scientifici, che sospingerà 
molto l’avvento della Medicina sociale. Senza 
dubbio saranno i medici pratici, cioè, quelli 
che stanno a più diretto contatto con la vita, 
più che i medici studiosi, chiusi nei laboratori 
e nelle cliniche, a fomentare questo atteggia¬ 
mento della Medicina. Senza dubbio, una for¬ 
te preparazione nel Paese e nelle sfere gover¬ 
native, deve precedere l’affermazione effettiva 
di tale branca, ma urge che i propagandisti 
e gl’insegnanti di tale branca abbiano idee mol¬ 
to chiare,- scopi molto definiti, per informare 
le Autorità ed ri popolo, per agitare felicemen¬ 
te i loro programmi. 

Il medico è fatto per curare l’individuo: 
questo è esatto, ma noi vogliamo vi sia un me¬ 
dico che curi la collettività. Cura lido l’indivi- 



50 


duo è vero, si cura anche la collettività, col 
togliere, cioè, focolai d’infezione: ma le infe¬ 
zioni di ordine collettivo, acute e croniche, 
malattie infetetive, avvelenamenti psicosi, de¬ 
generazioni sociali etc., riconoscono fattori e- 
conomici e sociali che il medico individuale 
non può vedere e colpire, ma che può vedere 
e colpire solo il medico sociologo e riconosco¬ 
no effetti sociali, che interessano la sorte col¬ 
lettiva di nazioni, di popoli, di razze, e rico¬ 
noscono infine, rimedi eeonomico-sociali che 
il medico generico non può suggerire ed appli¬ 
care. La Germania è ' giustamente ritenuta la 
culla delia nuova dottrina per lo sviluppo che 
hanno assunto, in quella Nazione, le assicu¬ 
razioni socialii e la legislazione sociale e lo stes¬ 
so indirizzo ed insegnamento della Medicina so¬ 
ciale. 

La malattia sociale è caratterizzata dalla sua 
frequenza ed estensione, dal suo tipo, che è 
tanto comune, dalla sua etiologia, che non è 
solo nel microbo o nel parassita, ma parimenti 
nelle condizioni morali ed economiche; dal suo 
decorso, in rapporto ai danni economici, dalla 
sua cura, diversa secondo le date classi sociali, 
e infine, dalla sua prevenzione e riparazione 
(Grotjahn). 

Secondo il Teleky, in Medicina sociale si 
tratta pertanto di stabilire il rapporto che pas¬ 
sa fra le condizioni di salute (morbilità, dege¬ 
nerazioni, mortalità) di una data classe e le 
sue condizioni economiche. Pel Teleky la Me¬ 
dicina sociale è « il terreno di confine tra le 
scienze mediche o le scienze sociali ». 



51 


Secondo il ftumpf la Medioina sociale « è 
quella branca della medicina che stabilisce i 
rapporti etici tra Tindividuo e la collettività, 
per rispetto alla salute». Secondo questo illu¬ 
stre A. il contenuto de-lla Medicina sociale è 
assai vecchio, comprendendo l’Igiene e la Me¬ 
dicina legale. A noi non sembra molto esau¬ 
riente questo concetto, per quanto abbiamo pre¬ 
cedentemente esposto. Il campo della Medici¬ 
na sociale è così vasto — ben osserva il Te- 
leky — che una sola persona non può appro¬ 
fondirlo completamente. Tutti devono contri¬ 
buire a portare il risultato dei loro studii spe¬ 
ciali sulle vSingole branche. 

Solo chi si mette al lavoro, con fermo volere 
e con ansia, ò in grado di produrre qualche 
cosa di utile, medicalmente e socialmente. Co¬ 
loro che non hanno attitudine allo studio, alla 
ricerca, possono avere attitudine alla propagan¬ 
da igienica ed è per noi questa propaganda un 
fondamento essenziale della Medicina sociale. 
Coloro che non vedono nessun interesse nello 
svolgimento di tal dottrina, sappiano che la 
medicina sociale soltanto potrà tutelare dav¬ 
vero la cultura e la posizione economica del 
medico od oporino almeno per questa ragione, 
ma operino. 

Senza dilungarci ulteriormente, prima di da¬ 
re la nostra, definizione sulla medicina socia¬ 
le, diciamo come, fin dal 1906 noi cominciava¬ 
mo ad esprimere, molto francamente il nostro 
pensiero su tale disciplina con numerose pub¬ 
blicazioni speciali; senza saper dimenticare 1 c- 
scrmpio dì un rigido studio di mediana socia- 



le, fin dal 1908, dato col nostro libro su la Ma¬ 
laria nel Mezzogiorno d'Italia — Dctken e Ro¬ 
dio», edit.; c i PrincipU e Prolegomeni di Me¬ 
dicina sociale , che precedono i due volumi del¬ 
le nostre conferenze sulla Malaria, sulla Tuber¬ 
colosi e sul Colera — Dctken e Rocholl, edit., 
svolte sempre con la stessa fede nell’avvenire 
di questa branca che, alfine, oggi appassiona 
tanti maestri di ogni scuola, e tanti colleglli 
di ogni paese. Ecco la nostra definizione che 
ha avuto in Italia ed all’Estero un’accoglienza 
molto lusinghiera: 

La Medicina Sociale è una disciplina intesa 
a sintetizzare e volgarizzare i risultati scienti¬ 
fici e pratici delle diverse dottrine biologiche 
e sociali , informando i costumi e le leggi dei 
popoli e dei governi , allo scopo di tutelare suf¬ 
ficientemente la vita fisica , morale ed economi¬ 
ca delle nazioni , col diminuire la morbilità e 
mortalità umana , prolungare la vita media del¬ 
le classi non abbienti e migliorare la specie . 

La Medicina Sociale , studiando , pertanto , i 
bisogni fisiologici individuali , in rapporto alle 
contingenze sociali , l'infermo in rapporto alla 
collettività , la maialila in rapporto all'ambien¬ 
te economico e morale , mira a reprimere e pre¬ 
venire le affezioni di ordine collettivo — dalle 
epidemie ed endemie , alle intossicazioni y psico¬ 
si , e degenerazioni sociali — precisando e scori 
giurando i fattori sociali > che determinano e 



53 - 


sostengono tali infermità, con la promulgazio¬ 
ne ed applicazione di rìmedii sociali , voluti 
dal popolo, per virtù di coscienza igienica, ed 
imposti da legislazioni per virtù di governi ci¬ 
vili . 















Contributo specifico, Programma, 
Metodo e Finalità della Medicina sociale 


11 contenuto della -medicina sociale è eviden¬ 
temente scientifico: esso si forma nel dominio 
delia scienza pura; i postulati scientifici delle 
diverse dottrine biologiche e sociali, sono la 
base di questa disciplina che si organizza prin¬ 
cipalmente- nei concetti della fisiologia e pato¬ 
logia sociale, e si svolge nel vasto campo della 
terapia sociale. Terapia sociale significa legi¬ 
slazione sanitaria e sociale e si applica secon¬ 
do la coscienza igienica delle diverse ' classi, 
dei diversi popoli, delle diverse amministra' 
zioni, dei diversi governi. 

Vedremo in un capitolo successivo, quale 
contributo dia la microbiologia ai concetti spe 
cilici della Medicina sociale. Certo è che la re¬ 
sistenza organica è decisiva di fronte alle in 
fezioni e gii esperimenti di laboratorio confer¬ 
mano questa prova della vita. 

Notevole contributo dà la fisiologia. Il bi¬ 
lancio di entrata e di uscita di un organismo in 







56 


rapporto ai bisogni fisiologici individuali ed 
all© contingenze sociali è assai dimostrativo 
nello studio delle collettività, poiché i concetti 
della fisiologia sociale sono basati sui concetti 
fondamentali della fisiologia umana. Bisogna 
fare una semplice operazione di trasporto: dal- 
Torganismo individuale alle entità collettive, 
e bastano a ciò i lucidi argomenti di Pietro Al- 
bertoni, esposti nella sua -brillante pubblica¬ 
zione su la Fisiologia e questione sociale . 

Sul concetto della malattia e sui mezzi di di¬ 
fesa dell’organismo; sui problemi dell’eredità, 
sulle cause predisponenti e cause sociali diret¬ 
te, la patologia generale si pronunzia molto e 
splicitamente affermando l’indirizzo della Me¬ 
dicina sociale. E la patologia speciale medica 
e clinica medica danno un contributo vistosis¬ 
simo ai concetti informatori della nostra di¬ 
sciplina: considerare profondamente la storia 
clinica dell’infermo, richiesta dall’ esame del- 
rammalato, per comprendere tutta la sua im 
portanza, nei rapporti con la Medicina sociale. 

ÌjO studio del caso e dell’individuo; lo studio 
delle affezioni collettive e delie collettività, raf 
forzano le teorie del De Giovanni su\VIndivi¬ 
duo, e rivelano la straordinaria importanza 
del nuovo fattore Società. L’esempio più dimo¬ 
strativo lo dà, senza dubbio, la tubercolosi. 
L’anatomia patologica di fronte alla tubercolo¬ 
si fa delle dimostrazioni assolutamente deci¬ 
sive. La casuistica di tubercolosi visti sul ta¬ 
volo anatomico, e che non limino dato in vit:i 
manifestazioni del male, dimostra quanto vai- 




- 57 


ga la resistenza organica e quanto valore ab¬ 
biano i fattori sociali nella patologia. 

Anche la Farmacoterapia dà il suo contri¬ 
buto alla Medicina sociale. I farmaci creano 
o stimolano forze vitali ? 

La terapia individuale c’indica la terapia so¬ 
ciale. Il contributo della igiene sperimentale 
c il contributo della igiene pubblica sono im¬ 
mensi. Può esistere l’igiene senza la base eco¬ 
nomica? L’igiene sta nei bilanci governativi 
ed amministrativi. 

La demografìa e la statistica sanitaria infor¬ 
mano molto largamente i concetti specifici del¬ 
la Medicina sociale. L’economia politica sorreg¬ 
ge, conferma, chiarisce e svolge questi concet¬ 
ti. La sociologia è abinata oramai alla Medi : 
cimi. L’evoluzione ineluttabile dei popoli; n 
diritto igienico; il valore economico della vita 
umana, >ìe responsabilità collettive e il materia¬ 
lismo storico, sono in difesa dei principi] di 
Medicina sociale. Ogni giorno si stringono serti 
pre più i rapporti tra scienza e politica. 

11 programma per {'insegnamento della Me¬ 
dicina sociale è molto preciso: urge la tratta¬ 
zione di argomenti generali che stabiliscano 
chiaramente il concetto sociale della malattia 
e il compito sociale del medico: segue la tian 
fazione delie lesi di fisiologia sociale; delle 
tesi di patologia sociale e delle tesi di terapia 
e profilassi sociale. 

Vinseguimento è universitario , post-universi¬ 
tario e popolare. Il m.etodo varia secondo i di¬ 
versi insegnamenti. L’insegnamento uni ver &i- 





— 58 


lario abbraccia tutte le facoltà. Il medico socio¬ 
logo deve sapere adattare lo svolgimento delle 
sue tesi allo diverse capacità intellettuali degli 
uditori. 

Le finalità della Medicina sociale sono ben 
determinate. Essa mira a reprimere e preve¬ 
nire le affezioni di ordine collettivo, precisan¬ 
do i fattori sociali, consigliando i rimedi socia¬ 
li. Mira a creare la coscienza igienica, a pro¬ 
mulgare le leggi sociali, favorendone l’appli- 
eazione e a sollecitare, infine, la istituzione del 
medico-sociale in tutti gli ambienti, le classi, 
gli enti, le industrie, le amministrazioni ctc. La 
Medicina sociale prepara il medico a rendere 
il maggiore servizio ailYiimanità; essa riordina, 
completa i suoi studi, indirizzandoli ad una 
meta più' nobile e più precisa; gLindica infine 
le vie per una sicura e più dignitosa risorsa 
economica. I vantaggi diretti ner gli. studenti 
stanno in queste finalità pratiche della medi¬ 
cina sociale. La diffusa istituzione del medico 
sociale risponde alle esigenze delle diverse 
classi sociali, alle manifestazioni collettive del¬ 
le infermità ed agli interessi della classe sa 
nifcaria. La Medicina sociale prepara il me¬ 
dico a saper contemplare tutte le affezioni di 
ordine collettivo e a colpirne tutte le cause, 
crea il medico-sociologo e cioè, lo studioso, il 
teoretico, l’insegnante, il legislatore; e crea il 
medico-sociale, cioè il medico pratico per le 
diverse collettività. Questo deve essere orepa¬ 
rato da quello. Esamineremo in un capitolo a 
parte il fallimento morale dell’esercizio indivi¬ 
duale della Medicina e il fallimento economico 



della classe sanitaria; le cause generali e par* 
tieolari di questo fallimento. Il riparo sta nella 
funzione sociale del medico. 


La Medicina sociale esaminando quelle che 
la patologia chiama cause predisponenti, fa ri¬ 
saltare iì concetto et io-logico dei fattori socia¬ 
li. Questi fattori non -intaccano il valore degli 
altri fattori della patologia, ma li completano; 
vi è concordanza, non concorrenza di fattori. 
La vastità ed intensità delle epidemie, ende¬ 
mie, psicosi, nevrosi e degenerazioni, noq po¬ 
trebbe essere altrimenti spiegata. La Medicina 
sociale non studia le affezioni sporadiche, ef¬ 
fimere, secondarie; queste hanno importanza, 
in quanto si elevano su di uno sfondo creato 
dalle malattie sociali. Tali sono tutte le affé 
/.ioni di ordine collettivo, quelle, cioè, che col 
pi scoi io un numero elevato di individui che ab¬ 
biano comunanza di condizioni, professione, 
abitudini, disagi, pericoli eco. 

Neppure la diffusione delle malattie infet¬ 
tive sarebbe spiegata senza assegnare ai fattori 
economi co-soci ali un’altissima importanza e- 
•iologica. Per comodità didattica, ho raggru¬ 
mato nel modo seguente le infermità a grande 
liffusione : Infermità di natura infettioa (acu- 
e e croniche; Vaiuolo, Tifo, Colera, Peste, 
Tubercolosi, Sifìlide, Tracoma, eco.) e infezioni 
professionali. 2. infermità di natura parassi- 



tana (Malaria, Anchilostomiasi, ecc.). Infcr 
mila di natura tossica (Alcoolìsmo, Saturni 
smo, Caffeismo, Morfinismo, eoe., ecc.) e ai 
velenamenli professionali . 4. Infermità dì no 
tura nervosa (Nevrosi, Psicosi, Isterismo, Neu- 
rastenia, Epilessia, Pazzia, Nevrosi professio- 
nali). 5. Infermità di natura funzionale (Ma¬ 
lattie del ricambio, cardiopatie, ecc.). fi. Infer¬ 
mità di natura degenerativa (Arterio sclerosi, 
e degenerazioni'parziali e totali di organi, ap¬ 
parati, sistemi, di famiglie, di classi, popoli, 
razze). Ho sempre esposto a parte i capìtoli 
delia pellagra, del cancro, delle anemie, del 
suicidio, della mortalità dei bambini, della de¬ 
linquenza ecc., ecc, in rapporto al fattore e 
conamico sociale. 

■L’attuale insegnamento generale università 
rio, ha un indirizzo che non risponde perfet¬ 
tamente alle esigenze della scienza e della pr3 
tica; esso non prepara nò medici nè legislatori. 
Le deficienze per quanto ooneernino la prepa 
razione del medico sono notorie; le infermiti 
collettive acute e croniche di qualsiasi natura 
vengono raramente e malamente trattate. Non 
vi è chi non veda il -nesso tra fattori economi 
co-sociali e morbilità e mortalità umana; non 
v’è chi non noti la enorme differenza tra la 
vita media delle classi ricche e la vita media 
delle classi povere. La tesi del Donhat: «Fin' 
feriorità organica di un popolo segue la infe 
riorità economica e l’inferiorità civile, cooth 1 
l’ombra il suo corpo » spiega perfettamente 
tale differenza. L’esame della mortalità i} ] 
generale nelle diverse nazioni di Europa i* 1 



61 


ì apporla con le diverse condizioni economi- 
che, morali, (analfabetismo); la morbilità e 
la mortalità nelle diverse provinole di una na¬ 
zione in rapporto con le condizioni morali, e- 
oouomiche, e sociali; la morbilità e la mortali¬ 
tà nelle diverse zone di una stessa città, in 
rapporto con le condizioni accennate; la mor¬ 
bilità e mortalità per le ‘diverse infezioni in 
rapporto alle diverse nazioni, provi noie, città; 
la morbilità e mortalità umana, in -rapporto 
alle professioni, in rapporto ai salari, in rap¬ 
porto agli erari, in rapporto all’ugglomeramei 1 - 
to, all’industrialismo eco., eoe., il nesso tra ca¬ 
restie ed epidemie, tra crisi e caro-viveri, in 
genere, consumo della carne dei diversi popoli 
e delle diverse classi e mortalità umana, e in¬ 
fine, tutti i risultati della leva militare, dimo¬ 
strano a luce meridiana la grande importanza 
del contenuto, del programma e del metodo 
della nostra disciplina. 

La teoria, il laboratorio, la scuola, r&ocade- 
mia, alla prova della vita dimostrano che vi 
sono troppi studiosi e ricercatori e scrittori di 
scienza, pochi volgarizzatori e prapagandisti, 
poiché la lotta contro le infermità collettive si 
sostiene solo con la coscienza igienica delle 
masse, come dimostrano molti esempi di co¬ 
scienza igienica e molti esempi di lotta, nei 
quali abbiamo con dolore assistito al fallimen¬ 
to di ogni dottrina al cospetto della pratica. 
Nessuna epidemia può combattersi con l’epi¬ 
demia dell’ignoranza e della miseria ! Il lin¬ 
guaggio delle statistiche conciusionab e la ve¬ 
rità della vita quotidiana, questo dimostra- 





no. I grandi fattori della patologia umana sono 
dunque, fattori economico sociali; l’uomo acco¬ 
glie e sopporta le diverse infermità secondo la 
sua coscienza igienica. L’abitudine alla svento 
ra è sostenuta dall'incoscienza delle popolazio 
ni. Il fattore psicologico di fronte alle infezio¬ 
ni collettive è decisivo, ed abbiamo in tante 
occasioni visto che cosa valga la solidarietà ed 
il coraggio popolare nella lotta contro tali infe¬ 
zioni. Che cosa insegna un’epidemia di colera? 
Che cosa insegna u-n’epidemia di tubercolosi? 

Vi è per fortuna un rinnovamento di scienza 
e un rinnovamento di politica, in omaggio alla 
salute umana. Il cammino della Medicina so¬ 
ciale è rapido e confortevole. L’igiene e la le¬ 
gislazione sanitaria in Europa fanno passi gì; 
ganteschi. I bimbi hanno oramai assistenza, i 
vecchi pensiono, i lavoratori assicurazioni ! 

Entra oramai nella convinzione generale che 
la vera profilassi contro lo malattie infettive 
ed epidemiche, sta nella bonifica degli abitati, 
nella rigenerazione igienica, con elevamento del 
tono di vita delle popolazioni, nell’igiene ur¬ 
bana, nell’igiene industriale, nell’igiene rura¬ 
le, nell’istruzione popolare, nelle case popola 
ri, nei ristoratori popolari, nelle latteria socia 
li, nell’abolizione del dazio sui generi di prima 
necessità, nei provvedimenti pel caro-vivere, 
nell’abolizione delle tasse minime, nello svilup¬ 
po largo di servizii di nettezza urbana e nella 
municipalizzazione di tutti i servizi dell’igiene 
pubblica, nell’insegnamento dell’igiene in tutte 
le scuole primarie e secondarie, e in tutte l e 
facoltà, nella sorveglianza igionica obbligato- 





63 


ria su tutti gli Istituti di aggiomeramento li¬ 
mano. È oramai necessità generalmente sen¬ 
tita, che siano fatti corsi rapidi d’igiene socia¬ 
le fra tutto le classi di adulti e in tutti gli o- 
pitici industriali, che siano costituite cattedre 
ambulanti d’igiene, che sia richiesta la licen¬ 
za d’igiene per Tammissione in tutti concorsi 
e per remigrazione; che siano praticate rigoro¬ 
se multe e carcere contro la violazione della 
legislazione sanitaria, che sia data facoltà ad 
ogni cittadino di elevare contravvenzioni per 
la tutela dell’igiene, Sia universalmente invo¬ 
cata una legislazione, intesa, voluta e applicata, 
sia richiesta una preparazione della classe sa¬ 
nitaria nella direzionone dolio istituzioni con 
vasto servizio sanitario pubblico: siano comple¬ 
tile le assicurazioni contro la vecchiaia, e le 
malattie, completati gl'istituti di previdenza e 
li assistenza pubblica. Le pensioni ai vecchi, 
a refezione scolastica ai piccoli, la cassa di 
uaternità, ogni tutela, igienica del matrimonio 
ono generalmente invocati. È invocato infine, 
ni ministero della salute pubblica. Olii può 
legare tutte questo aspirazioni o queste con¬ 
duzioni ? Ecco corno si va affermando la Me- 
hcimi sociale nella coscienza della totalità dei 
•ani tari. 

Basii studiare uifelonientare funzione Goeia- 
i\ il lavoro e le infermità che esso determina; 
m paio di infermità a grande diffusione: i 
ultori da cui sono determinate e sostenute la 
malaria e la tubercolosi; un fenomeno sociale 
'-'munissimo*: Vemigrazione e le conseguenze 
denico-sanitarie che essa produce, per convin- 



64 


corsi meglio del contenuto, del programma, 
del metodo della Medicina sociale, e dell’inte¬ 
resse diretto dei medici a seguire tale movimen¬ 
to ed orientamento scientifico. 

Di questo interesso diretto dei medici, ci oc¬ 
cuperemo in un successivo capitolo. 

Basti dare uno sguardo a tutta la patologia 
umana, nei suoi vari capitoli, e specie ai capi¬ 
toli più importanti; basti riguardare le malat¬ 
tie del ricambio, le malattie nervose e mentali, 
le malattie del sangue, le malattie di cuore e 
dei vasi, le malattie sessuali, le malattie dei 
bambini, le malattie scolastiche, la delinquen¬ 
za ed il suicidio ai lumi della scuola criminale 
positiva eco. per convincersi sempre più che 
la medicina sociale nel suo contenuto, nel suo 
programma, nel suo metodo è disciplina a 
limiti precisi e finalità supreme, verso cui de¬ 
vono ineluttabilmente orientarsi tutti i medici 
pel migliore benessere della società c proprio. 




L’ Esempio delle Malattie del Lavoro 


Un gran passo verso la Medieina Sociale si 
è fatto con lo studio delle malattie del lavoro. 
11 lavoro è la funzione sociale per eccellenza; 
è la legge del nostro essere, il principio viven¬ 
te che spinge innanzi uomini e nazioni; è il 
centro intorno al quale girano vorticosamente 
tutte le classi utili e produttive. * 

La Società — riguardata come un immenso 
c complesso organismo — ha la sua fisiologia, 
come la sua patologia. 

Il lavoro — che di questo organismo è rospi i- 
eazioné prima e legittima — disturbato più o 
meno profondamento da infiniti agenti speci¬ 
ficatamente morali ed economici, porta ad un 
risultato che è grave disguilibrio sociale, fatto 
di esaurimento, di miseria economica, morale, 
intellettuale, di alta morbilità e di alta mor¬ 
talità. 

Il lavoro che è la leva deir umanità collet¬ 
tiva, va studiato in tutte le sue molteplici for¬ 
me di esplicazione e di sfruttamento, nei buoi 
accessi, nei suoi pericoli e nei suoi infortuni; 









~r 66 


od è uno stuflio clic incarna da per sè stesso 
tutto il significato c tutte le idealità di una 
Medicina (basata, sulla comunanza dei mali che 
tormentano le diverse -classi sociali, onde sug 
gerire i mezzi necessari i per assicurare ad es 
so una piu sana e più lunga esistenza. 

Il bisogno di studiare in modo particolare le 
malattie del lavoro fu da lungo tempo sentito, 
poiché da lungo tempo fu intraveduta reimpor¬ 
tante influenza che ha la professione sulla sa¬ 
lute e sulla vita degli uomini. 

Ben dice il Ma-ntogazza, che lo studio delle 
professioni è uno dei più vasti problemi nel 
quale Pigione e le scienze sociali trovano ad 
ogni passo tesori infiniti di ricerche e di medi¬ 
tazioni, e che, alcune volte, l’influenza del me¬ 
stiere sulla salute, è tale da superare quella del 
clima, della razza e dell’eredità, prese tutte 
insieme. 

Le particolari circostanze di vita e di lavoro 
delle classi lavoratrici creano, infatti, un sub¬ 
strato fin atomico tale che basta da solo a predi¬ 
sporre alla più facile diffusione delle malat¬ 
tie ed adla gravità del loro decorso. Per questo 
innanzi tutto, la morbilità e la mortalità delle 
classi lavoratrici superano di gran lunga quel¬ 
la delle classi gaudenti. 

1 rapporti diretti che esistono fra professio¬ 
ni e speciali malattie sono tali da costituire og¬ 
getto di voluminosi trattati e di numerose mo¬ 
nografìe. 

Fin dalla seconda metà del secolo passalo 



67 


t parla di patologia del lavoro da alcuni igie- 
istì, da pochi medici e da qualche legislato- 
3, senza che fosse caduta su di loro l’accusa 
i sovvertitori deirordine pubblico, di scien- 
iati a spasso e di .pessimi politicanti!... 

«Eppure, per intendere come il lavoro, nelle 
ne forme di tortura spietata e di insidioso av- 
elenaimento, dia fatalmente airumanità il mas¬ 
imo contributo di sofferenze e di morte, basti 
scordare come i quattro quinti di questa u- 
ìanità siano costituiti esclusivamente di clas- 
t operaie, che hanno una morbilità ed una 
lortalità schiacciante di fronte alla morbilità 
mortalità di questo ultimo quinto, costituito 
alle classi privilegiate. 

Basti ricordare come quei quattro quinti del 
enere umano che nel solo lavoro trovano le 
>ro risorse e i loro conforti, e trovano pari¬ 
anti implacabili coefficienti di miseria morale 
fìsica — siano essi i produttori di tutta la 
icchezza, per considerare come ben debba la 
Medicina fissare il suo sguardo su di essi per 
itelare la loro salute. 

Alfine, dopo un periodo di intenso lavoro e 
i febbrile corsa verso alte e pure idealità li¬ 
bane, oggi la -patologia del lavoro occupa il 
osto che le spetta, ed ha ferventi apostoli e 
tu diosi che la difendono propugnando i suoi 
'obiti e sani principii di terapia sociale. 

Grande cammino è stato battuto nelle altre 
'azioni civili dagli igienisti, dai patologi e dai 
egislatori verso la promulgazione di leggi che 



68 


rappresentano delia patologia sociale progres¬ 
si indiscussi ed infallibili. 

Dobbiamo ora dire che, se in queste nazioni 
è, molto più che in Italia, avanzato lo studio 
di questa patologia, ed effettuati quei provve¬ 
dimenti che assicurano sorti migliori olle clas¬ 
si lavoratrici, dando libei’a e solenne’ afferma¬ 
zione a questa Medicina Sociale - che noi 
fortemente invochiamo — pur resta sempre de¬ 
gli italiani il merito di avere n questa patolo¬ 
gia dato le origini, ond’essa è venuta, nascen¬ 
do e crescendo nella coscienza degli altri po¬ 
poli. 

Fu, infatti, Bernardino Ramazzili!, italiano 
— e propriamente di Carpi — che stando pro¬ 
fessore a Modena, nel 1713 dava il primo trat¬ 
tato sulle malattie professionali : De morbìs 
artificium diatribe; delineando con limiti mar¬ 
cati i rapporti fra le malattie e le professioni. 

Il liibro del Ramazzini è il frutto di una in¬ 
finità di osservazioni personali, fatte in tutte 
le officine, nelle fabbriche, sui -campi, in tutti 
i luoghi del lavoro. 

L’illustre e sagace cultore di medicina e pro¬ 
fondo filosofo, recavasi personalmente presso 
gli operai, nelle ore del loro lavoro, per osser¬ 
vare l’ambiente del lavoro, il materiale di la¬ 
voro, e per raccogliere la storia degli artefici, 
LI loro sistema di vita e sentire delle loro sof¬ 
ferenze, delle loro privazioni e dei loro ma¬ 
lanni. Il professore, col suo sistema di osserva¬ 
zione, veniva spesso a destare perfino il de¬ 
riso degli incoscienti mediconzoli dell’epoca 1 







— 60 


10 questo un libro ben dice il Picraccini - 
••Ho ha qualche cosa di più che un valore sto- 
nco, in quanto che, il Ramazzini, ottimo os¬ 
servatore, colse dallo studio della natura, quel¬ 
lo che la natura offriva nei suoi vari aspetti. 

Kffli cerca di mettere in guardia gli artefici 
oorilro i pericoli cui sono esposti di continuo. 
KJf p m capitolo dell’opera è arricchito di consi¬ 
gli di medicina curativa e di precetti di sana 
igiene industriale, ed incita con forte convin¬ 
zione o con più forte fede, oltre che con pa¬ 
rola calda cd incisiva, i medici ed i padrona 
e direttori delle industrie a provvedere alla 
samta dei lavoratori, per quanto ne sia pos- 


Prnna del Ramazzini, nessuno aveva trat¬ 
tato con tanta precisione di concetti, con così 
limpide concezioni e con così definiti intenti 
questo grande capitolo della patologia umana. 

Certamente, anche prima del Ramazzini, al¬ 
tri aveva intuito il valore diagnostico che ha 
fi genere della professisene esercitata da un in¬ 
terino. 

f>a vecchia e sempre fresca e pregevolissima 
domanda, « che arte fate? », quella che nel rac¬ 
cogliere la storia clinica i medici rivolgono 
costantemente ai loro infermi, trova — ò vero 
- oggi ragione di sua forte affermazione; ma 
se non erro. — la domanda in parola veni- 



70 


va fatta dai medici ai loro infermi anche pri¬ 
ma che il Ramazzini avesse rilevato e precisato 
tutta la potenza malefica che esercitano i di¬ 
versi generi di professione sulle diverse classi 
di lavoratori. 

Ma dal Ramazzini alla seconda metà del se¬ 
colo passato, pochissime pubblicazioni sono ap¬ 
parse specie in Italia — intorno a questo 
vivo e serio argomento. Queste pubblicazioni, 
apparse fino al 1850, hanno avuto tutto il lar¬ 
go battesimo dall’opera classica del Ramazzici. 

Possiamo dire anzi di più. Sono state alcu¬ 
ne di esse, la riproduzione e lo svolgimento, 
più vasto — è vero — e meno difettoso, di qual¬ 
che capitolo dell’opera del maestro padovano. 

Esaminando rapidamente un po’ di* biblio¬ 
grafìa sulle malattie professionali, resterebbe 
dimostrata sufficientemente tutta l’importanza 
del fattore lavoro nella creazione della patolo¬ 
gia che da esso ha [ratto origine e nome. 

Cosi, nel 1740 troviamo che l’Hecquert scri¬ 
ve un libro sulla medicina , la chirurgia e la 
farmacia dei poveri. 

Così nel 1760 appaiono nel Dizionario di sa¬ 
nila alcuni articoli sulle malattie professionali, 
informati moltissimo sul libro dello Hecquert. 

Al Dizionario dì sanità , segue a Parigi, il di¬ 
zionario di Medicina (1772) che reca qualche 
monografia sul nostro argoanento. 

li Pati'Ssier pubblicò nel 1882 un’ottima tra¬ 
duzione del trattato del Ramazzini, arricchita 
di pregevolissime note, che sono il portato di 
un complesso di osservazioni personali. 




— 71 - 


_Fuori d'Ilalia e particolarmente iri Germa¬ 
nia, in Inghilterra e in Francia, le idee del Ra- 
mazzini hanno avuto più presto una larga dif¬ 
fusione, un vasto svolgimento e, spesso, una 
preziosa apolioazione, perchè favorite genial¬ 
mente da Governi e da classi dominanti. 

Ed abbiamo avuto così il voluminoso trattato 
detl’Ilalfort pubblicato a Boriino nel 1845, in 
cui vi è raccolto uri materiale di osservazioni, 
certamente in forma più ordinata e più precisa 
di come non abbia potuto fare il nostro Ramaz¬ 
zine creando dalle fondamenta quella nuova 
scienza. 

Nel 1851) appare indi a Parigi, per opera del 
Tardieu il classico Dictionaire d Hygiénc publi- 
(fuc de salubrità, che resta, tuttavia, una fonte 
interessantissima di cognizioni e di ricerche. 
Il Tardieu espone per ogni professione i peri¬ 
coli e le malattie a cui gli operai vanno soggel- 
li. E quest’esposizione fatta fin dal 1859 su di 
argomenti che oggi soltanto possono trovare 
davvero una trattazione esplicita e decisiva, og¬ 
gi che il sistema di ricerche è così evoluto e 
completo, ha un pregio assolutamente origi¬ 
nale. Basti citare il seguente brano por testi¬ 
moniare la mirabile precisione di concetti di 
questo trattato francese: 

«(Les .conditions matèrieldes de la vie exer- 
cent sur les dispositions morales de l’homme 
une influence si évidente, si directe, que les 
efforts d’une societè bien costituèe doìvent ten- 
dre eonstantement à aimèliorer l’état physique 
du plus grand nombre do ses membres - ». 



. Queste brillanti parole del Tardieu sono scrii- 
te nella 'prefazione del suo libro e sono la più 
fedele rivelazione dell’iraportanza di tutto il 
suo lavoro. 

Ma fino a questo 'momento l’indirizzo è stato 
solamente pratico, e, spesso, inevitabilmente 
empirico. 

Un impulso veramente scientifico viene dato 
dall'Hirt con la sua pubblicazione sulle Malat¬ 
tie del lavoro , poiché il primo a proporre dei 
mezzi scientifici di prevenzione. 

Delle ricche statistiche concernenti le affe¬ 
zioni professionali ce le offre l’inglese Arlidge 
nel 1891, e fanno ancora corona ad una ricca 
raccolta di osservazioni sulla Patologia del la¬ 
voro, fatte su molte classi lavoratrici di già or¬ 
ganizzate validamente, c ch'e hanno potuto of¬ 
frire perciò un ottimo campo di esperimento. 

Altri scritti sulle malattie professionali han 
no dato TEulemberg, il Pop)>cr, il Putsch, il 
Margenstern, il Nnsperli. E via, via, special 
mente, dicevo, in Inghilterra, in Germania ed 
in Francia le pubblicazioni si sono seguite con 
discreta rapidità. Viene in ultimo la completa 
opera deirAlbrecht, dove sono caccolti oltre 
che tutti i nuovi risultati degli studi fatti sub 
le malattie professionali, tutte !e più imoor 
tanti questioni di Igiene industriale, edilizia, 
meccanica e chimica. 

Evidentemente la letteratura straniera è mol¬ 
to ricca di pubblicazioni e proprio in Italia, 
patria del Ramazzini, dal 1700 al 1850, non ab- 







73 - 


bi&mo che rarissime monografìe che riguarda¬ 
no il nostro argomento. Solamente il Pucinotti, 
nella prima metà del secondo passato, con mi¬ 
rabile intento dettò, all’Università eli Pisa, un 
forse di lezioni (Ylgiene Sociale; quindi, anche 

Igiene del lavoro. Egli diceva: «Io vorrei 
<ne negli stabilimenti industriali ci fosse io 
scheletro di un ragazzo rimasto arrestato nello 
svilaono ‘‘ausa del lavoro; e chi lo sa che 
gh industriali non sarebbero più dementi ver¬ 
so quei poveri bambini, die sfruttano con un 
lavoro eccessivo ... 

L’illustre e buon Pucinotti invocava così 
?d era quanto di più audace potava compiersi 
1,1 quell’epoca ! la clemenza dei padroni ! 

L’idea doveva ben ma furarsi. L’argomento 
non poteva essere inteso, allora, se anche ossi 
questa clemenza manca ! 

Viene quindi il Rovelli, col suo volume di 
Igiene industriale , nel quale vi sono semplice¬ 
mente esposte alcune forme morbose profes¬ 
sionali. 

Il Terni traduce, commenta ed arricchisce 
<ii pregevoli noie il volume deirAtbrecht. 

Il Mantegazza, -propagandista tenace ed effi¬ 
cacissimo di tutte le forme di igiene, dedica 
all’igiene del lavoro uno dei suoi ben noti ma¬ 
nuali. 

Siamo al 1866, anno in cui il Contini da alla 
luce un volume mWlgiene delFoperaio. 

Vengono quindi il manuale Hoepli del Sa- 



74 


narelli e Trambusti e l’ottimo volume del Gi- 
glioli, sulle Malattie del lavoro. 

Ma mentre si prepara il primo Congresso 
internazionale per le malattie del lavoro, a Mi¬ 
lano, già il trattato del Pieraccini è compilalo; 
« Patologia del Lavoro e Terapia Sociale. ». 

Patologia del lavoro per eccellenza, questa 
del valoroso professore Fiorentino, che alfine 
fa assurgere questa branca della Medicina a 
quella importanza che ormai è intesa e voluta 
dalla nuova generazione di cultori ed apostoli 
«Iella scienza. 

Questa del Pieraccini è una completa opera, 
condotta con acume mirabilissimo. Ben ricca 
delle più esatte osservazioni e delle più com¬ 
plete esperienze e dei più precisi dati finora 
assodati, raccolti e controllati, deve dirsi un 
trattato molto esauriente, che, mentre serve 
alla cultura indispensabile dei medici moderni, 
serve bensì ad un avviamento verso nuovi e più 
vasti orizzonti, per chi voglia occuparsi con 
maggior cura della medicina sociale. 

Il Pieraccini, dopo alcuni lunghi ed elabora¬ 
li capitoli di generalità sulla fisiologia dei mu¬ 
scoli, sulla fatica, sulTallenamento e sullo stra¬ 
pazzo fisico, suddivide tutta la Patologia del la¬ 
voro in sei grandi parti: 1. Alterazioni cardio- 
polmonari; 2. Malattie professionali degli orga¬ 
ni respiratorii; per inalazioni di polveri, vapo¬ 
re, gas irritanti; 3. Industria dei metalli; à. Ma¬ 
lattie professionali infettivo-parassitarie; 5. Gli 
agenti fìsici e le malattie del lavoro; (1. Malat¬ 
tie professionali dei singoli organi e sistemi. 







75 


Infine, citiamogli ottimi li-bri doH'Allcvi sul¬ 
le Malattie professionali e del. Loriga mìV Igie¬ 
ne industriale e gli importanti lavori della Cli¬ 
nica delle malattie del lavoro di Milano. 

Ma tutte queste voluminose pubblicazioni 
finora citate sono intercalate da un numero in¬ 
finito di altre brevi pubblicazioni di opuscoli 
od articoli, che non ò certo possibile enume¬ 
rare. 

Diciamo soltanto che dal 1850 cd anzi, dal 
1870 in qua, Tattenzione degli studiosi è stata 
di sciitamente rivolta verso questo campo di 
osservazioni. 


In tutti i trattati di igiene, vi sono dedicati 
robusti capitoli a questo argomento. 

Celli e De ttiaxa ci danno un grande contri¬ 
buto di studii e di esperienze. 

Mosso, Trevcs e Maggiora, sono altamente 
benemeriti di questa scienza. 

Nel 1901 viene la prima pubblicazione pe¬ 
riodica: Il Lavoro , del prof. Devoto, a cui spet¬ 
ta il merito di aver riallacciato le migliori Ira- 
dizioni della Medicina Italiana, intraprendendo 
un primo corso di Clinica delle malattie del la¬ 
voro. 

Nel marzo del 1902, l’argomento fa breccia 
al nostro Par lamento Nazionale. A proposito 



70 


della famosa legge sul lavoro doliti donno 6 doi 
fancudii, gli 011 . Celli, Gabrini, Chiesa o Mai¬ 
no, in un ammirevole intesa — l’igienista,. Te 
oonomista, l'operaio o l'amministratore — por¬ 
tano in seno alla Camera dei Deputali una 
smagliante discussione, oltre che un’csposizio- 
nc felicissima di tutte le condizioni nelle qua 
li vivono gli operai in generale, di tutti i neri 
coli incontro ai quali essi vanno in tutti i ino 
nienti della loro esistenza, ed invocando dal 
I ari amento quei buoni provvedimenti che 
veramente — attendono ancora di essere coni 
pictamente sanciti dallo Stato. 


In quell anno 1902 tutti i giornali politici e 
professionali davano una vera fioritura di serit- 
M più o meno calorosamente informati a quel¬ 
le nobili idee. 


Ma dal 1902 ad oggi, podi issimi prò v vedi- 
immilli veramente radicali sì sono avuti. Largo 
mento rimane nel campo delle discussioni 
scientifiche, senza che una legislazione sana e 
vasta sia venuta ancora a sancire i postulati 
**: ieri tifici, per quanto essa s’imponga ogni di. 
Don scrive il Pioraocini : «Lo sviluppo e l’o¬ 
dierna rivoluzione deli’industm, i nuovi prò 
cessi tecnici, raggiornerai^ di moltitudini di 
lavoratori negli Opifìci, hanno dato increnien 
to allo malattie professionali e premono e sfer¬ 
zano la Società nostra ad escogitare ed attuare 
ripari e nmodii nell’interesse della razza, che 
parrebbe dovesse altrimenti rapidamente esau 
rirsi. Lo stesso spirito delJ’uomo moderno, il 
quale si affanna ogni giorno più con concezio¬ 
ni altruistiche, restringendo i presunti diritti 






77 


dei singoli cittadini e i fallaci interessi indi¬ 
viduale subordinandoli ai reali interessi colici 
livi ci spingono verso la Medicina sociale » 

Ma se propriamente dopo la seconda metà 
del secolo passalo — e non prima — questa 
branca della medicina ebbe un esauriente svi¬ 
luppo è perchè, solamente in quest’ultima epo¬ 
ca i molteplici c svariati centri industriali, da 
una parie, permisero osservazioni più speci¬ 
fici io e controlli più accurati; dall’altra t>arte, 
col progredire delle discipline mediche, con lo 
studio della predisposizione congenita od ac¬ 
rili isito alle malattie, col progresso della tossi¬ 
cologia e della batteriologia si potettero speci¬ 
ficare più chiaramente le cause dell'influenza 
morbosa professionale. 

Ud infine, il progredire vertiginoso delle or¬ 
ganizzazioni operaie economo ielle e politiche, 
clic rivelano l'anima proletaria, ribelle alle 
sofferenze od assetata di migliore giustizia 
ha, per proprio conto, ben richiamata- l’atten¬ 
zione degli studiosi verso gli opificii, i campi, 
le case è le entità collettive! F vengono cosi 
i Congressi di igiene, i quali trattano ampia¬ 
mente l’igiene del lavoro. Hanno molto contri 
buito ad eievaie le sorti di questa igiene, il 
Congresso internazionale di Budapest (1894) e 
lineilo di Parigi (1900). Dagli altri Congressi 
di igiene, non ha questo argomento tratto dei 
grandi vantaggi. 

Nel 1902 in una cordiale riunione a Milano, 
seguita ad un Congresso di Idrologia e Clima¬ 
tologia, viene lanciata dal De Cristoforis l'idea 



78 


di un Congresso- internazionale delle malattie 
del lavoro, da tenere alla- stessa Milano, in oc¬ 
casione dell’inaugurazione del Sempione, ri¬ 
tenendo egli questo il modo migliore per solen¬ 
nizzare la grande opera umana che apriva un 
così ampio sbocco alla nuova civiltà, e che era 
insieme un immenso avello delle cento e cento 
vittime volute dal suo compimento ! 

Viene costituito il Comitato, viene fissato il 
Congresso, dapprima nel 1903, rimandato poi, 
insieme con l’esposizione e l’inaugurazione del 
Sempione, al giugno 1906. Ed eccoci, dunque, 
al primo Congresso internazionale delle malat 
tic del lavoro. 

Congresso internazionale' che avrebbe dun¬ 
que riaffermato uh solenne principio di inter¬ 
nazionalismo, di fronte alla maestà del lavoro, 
della sua produzione e delle sue vittime! 

il Congresso ha avuto specificatamente que¬ 
sto programma: convocare tutti gli studiosi 
speri ali zza fi e quanti si sono occupati di pro¬ 
blemi medici, igienici e sociali, imposti dàlie 
crescenti malattie del lavoro, derivanti dal la¬ 
voro per sè e dagli ambienti di lavoro, al fine 
di determinare la purificazione igienica del la¬ 
voro e propugnare disposizioni larghe e sicure 
di previdenza sociale, per giungere alla forma¬ 
zione del desiderato codice del lavoro, in cui i 
dettami della fisiologia fossero confortati da 
meditate estrinset*azioni dell’assistenza sociale; 
esaminare, discutere ciò che la fisiologia e la 
patologia del lavoro additano; passare -in ras¬ 
segna le più moderne ed efficaci procedure dì 





79 


provenienza industriale e vegliare le risultan¬ 
ze degli esperimenti fatti all’Estero ed in I- 
talia nel campo della previdenza ed assistenza 
sociale, e proporre delle iniziative in questo 
rampo. 

Da Milano è partita la parola dell’incoraggia- 
menio, a Milano si è iniziata un’era nuova di 
studio e di risveglio, a benefìcio di questa bran¬ 
ca della patologia, con la fondazione della 
grande clanica per malattie professionali, di¬ 
retta dall'insigne professor Devoto. 

Vien rivendicato intanto Bernardino Ramaz- 
zini a Firenze. Gli illustri professori Biondi, 
Borri, Gasperini, Giglioli e Pieraccini, fondo¬ 
no, nel gennaio dell’anno 1907, un ricco, volu¬ 
minoso, interessantissimo giornale di Medicina. 
Sociale che dal Ramazzini prende nome, e che 
del Ramazzini è il vivo monumento italiano. 

Le monografìe e gli articoli su le malattìe 
del lavoro si susseguono con una soddisfacen¬ 
te rapidità in tutti i giornali di medicina, in 
tutta i giornali professionali e nella stampa 
politica. 

A Palermo (18-21 ottobre 1907) ha luogo il 
primo Congresso Nazionale delle malattie del 
lavoro, a Firenze il secondo Congresso, e così 
via. Oramai gli studii e le pubblicazioni sul¬ 
l’argomento non si contano più. Da Patologia 
del lavoro è assurta a materia principale. 

Essa, oltre ad avere la sua grande Clinica 
a Milano, ha varii altri insegnamenti in Ita¬ 
lia. E oramai universalmente ammesso che il 



60 


lavoro sia uno dei q>iù importanti fattori deila 
Patologia umana. 

Si mettano in rapporto la morbilità e morta¬ 
lità umana con de professioni;' si consultino le 
statistiche riflettenti tale rapporto, e si vedrà 
che perfino nella predisposizione congenita ed 
acquisita, la professione esercita la sua influen¬ 
za. Studiando la fatica, l'adattamento, Cam¬ 
biente, il materiale da lavoro, l’orario dei la¬ 
voro, si comprende perfettamente la genesi del 
enfisema da sforzo, deH’ipertrófìa '"idiopatica 
del cuore, dei disturbi cardiaci nei lavoratori, 
della pressione arteriosa. (Banti, Sèé, Allindi 
Wilson, Mosso, Huchard). di molte ernie, di 
molte varici eoe. i*e deformità professional), 
le atrofìe, le ipertrofie, gli arresti di sviluppo, 
dei fornai, dei carusi (Bell, Haupt, Vizioli, 
Fraenkel; Crocco, Pacetti, Marina, ecc.) il sur¬ 
menage fìsico, il surmenage intellettuale e mo¬ 
rale, la nevrastenia dei ferrovieri, tramvieri, 
chauffevrs , aereonauti , sono tutte malattie pro¬ 
fessionali. E nel maggior numero dei casi devo¬ 
no considerarsi come malattie professionali 
molte infezioni che parrebbe non avessero nes¬ 
sun rapporto col lavoro. 

La tubercolosi, la malaria, la sifilide, la pel¬ 
lagra, il carbonchio, ranchilostomiasi, la mor¬ 
va ecc., studiate in rapporto alla professione, 
danno la più solenne documentazione in mate¬ 
ria di patologia del lavoro (Pasteur, Fermi, Ca- 
nalis, Kock, R.ayer, Ferraresi, Guarnieri, Boz¬ 
zolo, Pagliari, Gonsalvi, Pieraccmi, Monti, De¬ 
voto, Garozzi, Loriga). Hanno importanza im¬ 
mensa nella produzione e diffusione della ma- 




81 


lattia dpi lavoro, la temperatura, l’ambiente, 
lo stato igrometrico, la pressione (palombari, 
minatori) l’aria insufficiente, l’aria polverosa 
e la sua azione meccanica e chimica (Bianchi, 
Maury, Smith, Strumpell, Tassinari, Arlidge, 
Thomas, Eulemberg, eoe.); l’azione tossica dei 
materiale da lavoro e del prodotto delle mani¬ 
polazioni; i gas irritanti, i gas tossici, i vapori 
che producono veri e proprii avvelenamenti. 
Si studii il saturnismo, nelle sue forme clini¬ 
che 9 . nelle sue statistiche; si studii l’azione 
tossica dei diversi metalli (fosforo, arsenico, 
cromo); si studii il tabagismo professionale e il 
tabagismo in rapporto alla tubercolosi, specie 
nelle sigaraie. Le malattie degli occhi (forme 
infiammatorie e forme traumatiche) le altera¬ 
zioni tossiche, i disturbi funzionali e la -mio¬ 
pìa, devono, nel maggior numero dei casi, es¬ 
sere considerate come malattie del lavoro. Ab¬ 
biamo infine degli eritemi ed eczemi che sono 
caratteristici di alcune professioni. Ma ormai 
si può anche consultare la legislazione italiana 
sulle malattie professionali e su gli infortunii 
del lavoro, e sul lavoro delle donne e dei fan- 
riul-Li in rapporto alla patologia del lavoro e 
si possono consultare le leggi in Germania, in 
Inghilterra e in Francia, e tutte le leggi sulla 
igiene industriale di tutti i paesi civili del mon¬ 
do e tutte le norme attuate a traverso queste 
leggi per la profilassi delle malattie professio¬ 
nali, per convincersi maggiormente della im¬ 
portanza decisiva che ha il fattore lavoro nel 
determinismo della patologia umana. 














L’ Esempio della Malaria 


Là malaria è ivn<i malattia data — è vero — 
da un parassita ilei nostro sangue, e questo 
parassita ha bisogno per sostenersi in vita, di 
speciosi -ambienti ospitali; siano essi dati esclu¬ 
si vomente dagli organi delle zanzare e degli 
uomini o da questi e da altri ambienti insieme 
(suolo, acqua); e si ha bisogno di speciali con¬ 
dizioni cliinatologiche e telluriche per la diffu¬ 
sione della malaria; ma se andiamo serena¬ 
mente osservando che tutti questi elementi pri¬ 
mariamente cliologici della infezione potrebbe¬ 
ro essere non difficilmente neutralizzati dal con¬ 
corso premuroso, cosciente o costante di buone 
forze umane, veniamo già a dimostrare, con 
molta efficacia, la nostra tesi; (‘he cioè, la natu¬ 
ra potrebbe non essere così implacabilmente 
maligna contro gli uomini, se questi uomini 
sapessero coordinare le loro forze a beneficio 
della più lunga e sana conservazione della pro¬ 
pria. entità. Non sono rari gli esempi la Fran¬ 
cia insegni — di regioni meridionali, nelle qua¬ 
si identiche condizioni climatologiche e tellu¬ 
riche del Mezzogiorno, d’Italia, dove la mala- 








84 


ria avrebbe tentato quel luttuoso dominio, dal 
quale fatalmente restano soggiogate le nostro 
proy-incie, se essa non fosse stata repressa da 
decisive c poderose legislazioni, che hanno cor¬ 
retto tutto Fanib ieri te tellurico uno dei prin¬ 
cipali fattori di malaria — con la bonifica del 
suolo, c colle mutate condizioni igieniche gc 
fiorali c particolari degli abitali e delle campa- 
# gne, delle classi c dei singoli individui. Ciò 
che poteva esser dato dalla sicurezza di un 
benessere economico, che è runico fattore del¬ 
la vita umana, accompagnato da quell’educa- 
zione igienica, morale c civile, che è parimen¬ 
ti la grande leva che questa vita umana deve 
sostenere. 

Nel nostro Mezzogiorno, aU’infuriarc dei pri¬ 
mi fattori enologici di malaria, non solo non si 
ò potuto mai tentare riparo — se non qua e là, 
£ attraverso le diverse generazioni, quel riparo, 
voluto dalla volontà della natura, con la fortu¬ 
nata coincidenza di fenomeni tellurici c eli- 
matologici -- ma per un fatale e raccapric¬ 
ciante nostro destino, gli uomini meridionali 
hanno sempre aggravato enormemente (e que¬ 
sta è la più seria causa della -malaria nel nostro 
Mezzogiorno) appunto questi primi fattori etio 
logici, col completo abbandono delle più peri 
colose paludi, poste spesso nei perimetri degli 
abitati; con un vandalico diboschimeli lo di tut¬ 
te te nostre più ridenti montagne; col conse¬ 
cutivo libero dilagare dei terreni; con la conn 
pietà consacrazione del latifondo, e di ogni 
miseria morale ed economica delle popolazioni. 

Aggravali, da una parte, i primi fattori elio- 








85 


K'ici della malaria; offerta dal Tal tra, iiossu* 
uà resistenza organica dalle popolazioni — di¬ 
sfatte via via dalla malaria c da altro infezio¬ 
ni, non protette da alcuna educazione civile, 
anzi avvilite da quella ignoranza, che ò santi¬ 
ficazione del sudiciume, è della morte, ed infi¬ 
ne torturale da flabelli storici, economici, psi¬ 
cologici e sociali, come mai questa ostinata 
sciagura, data dalla malaria, nei suoi brividi 
di febbre e di disperazione e nelle sue degene¬ 
razioni spaventose, poteva e'può arrestarsi, se 
m ogni giorno e da ogni parte vi è una feroce 
contribuzione, perchè essa non si arresti, ma 
si avanzi ? 

Forse che le pasticche di chinino dello Stato, 
arrestando qua c là disordinatamente il brivi¬ 
do di febbre,_ varranno solo esse, a scongiura¬ 
re la sciagura della malaria che ò uno degli 
esponenti delle nostre sciagure economiche, mo¬ 
rali c sociali ? 


In tutto questo frangente, il fattore culmi 
nanle, di fronte alla specifica questione della 
malaria, appare chiaro essere appunto la mise¬ 
ria economica, quella che prepara e perpetua 
le condizioni igieniche di lavoro, di alimenta¬ 
zione e di abitazione. L’Italia è'un paese an¬ 
cora povero. 

Fra le condizioni c ragioni, che più incalza¬ 
no per mantenere la questione della malaria 



86 


nella vecchia veste dì questione meridionale, vi 
è, esteso, incorreggibile e morbifero, il latifon¬ 
do. Non ci disperdiamo in una disquisizione 
storico-sociale per assodare definitivamente se 
la malaria abbia creato il latifondo o il lati¬ 
fondo abbia crealo la malaria. A traverso la 
lungaggine dei tempi e della vita umana, i rap¬ 
porti di molti fenomeni pur tra loro in una evi¬ 
dente connessione, vengono sperduti (Guyon). 

Certo è che, questi due nomi, latifondo e ma¬ 
laria , li troviamo, in ogni tempo, uniti in tri¬ 
ste connubio. 

B questo connubio, più persistente ed allar¬ 
mante, ha seguito sempre la storia e l’evolu¬ 
zione del Mezzogiorno d’Italia. E nel momen¬ 
to in cui viene risollevato il problema meridio¬ 
nale, è naturale’ che, trattandosi dello studio 
di una regione eminentemente agricola, qual’è 
il nostro Mezzogiorno, il problema del latifon¬ 
do debba rappresentare la più difficile delle te¬ 
si da risolvere di fronte alla igiene ed alla e- 
conomia. 

In nessuna regione d’Italia vi è, ormai, re¬ 
sistenza del latifondo — chè la densità della 
popolazione più cavile e la consecutiva cultu 
ra intensiva, hanno cancellato dalle carte geo¬ 
grafiche le macchie di terra abbandonata —- 
nelle provincie meridionali, invece, esiste tut¬ 
tavia il latifondo battezzato da tutti gli econo¬ 
misti od igienisti, come «esteso, inospitale e 
morbifero ». 

Il latifondo è stato sempre nel Mezzogiorno 
d’Italia uno dei più grandi fattori della ina- 





87 


laria. Era naturale che, abbandonate a sè stes¬ 
se, in ogni tempo, le enormi estensioni di ter¬ 
ritori paludosi, la malaria dovesse ringagliar¬ 
dire espandendosi maggiormente col favore del 
sopravvenuto vandalico disboschimene. 

Diventato il latifondo terra paurosa e mor¬ 
tale, era umano che le classi lavoratrici lo fug¬ 
gissero il più possibile, che i padroni abu-lici 
ed indifferenti si rassegnassero al peso di una 
terra infruttuosa e in quegli anni in cui parve 
facile affrontare la cultura delle terre, fino 
allora desolate per malaria grave, mercè la 
sancita legge sul chinino — potente rimedio 
specifico curativo contro la malaria — i limi¬ 
ti del latifondo Meridionale non ebbero anco¬ 
ra alcuna riduzione di confini. 

Alia rapida e poco fruttuosa cultura estensi¬ 
va, non è seguita la coltura intensiva provvi¬ 
denziale; e la malaria,.ad onta del chinino, do¬ 
mina immensa ed incorreggibile. 


Tutti gli scrittori delle condizioni del Mez¬ 
zogiorno restano concordi nell’affermare, co¬ 
me i singoli problemi nostri si elevino esclusi¬ 
vamente^ o quasi sullo sfondo dell’educazione. 

Se vogliamo andare osservando le diverse 
cause della nostra inferiorità generale, vedia¬ 
mo che esse sono, a loro volta, fatalmente, so¬ 
stenute dalla ignoranza eli tutte le classi diri¬ 
genti e lavoratrici — che costituiscono il nostro 
popolo, fatta eccezione di quei professionisti ed 



33 


intellettuali, che sanno, per qualche tempo, re¬ 
sistere all’ambiente arido ed asfissiante, ma 
che, raramente, essi soli possono costituire 
una forza capace di rimuovere l’andazzo dei 
vecchi agglorneramenti umani. 

La stessa miseria economica, comunque e do¬ 
vunque riguardata, non fi che il risultamento 
di una crassa «ignoranza, la quale non permei 
te ad alcun uomo di evolver economicamente 
e civilmente. J ricchi, è vero, ricchi per e- 
redità feudataria — mantengono, ottimamente 
o, pessimamente, le loro sostanze; ma le man¬ 
tengono stazionarie o quasi, poiché manca loro 
la febbrile iniziativa che possa quadruplicare 
la produzione coirimpiego intelligente ed ar 
dito di capitale e col rimpianto di stabilimenti 
e di macchinari. Arrestato il movente princi¬ 
pale della ricchezza , le classi lavoratrici, men¬ 
tre imitano quotidianamente le esigenze della 
vita e restano immutate le loro riserve, non 
hanno che» due vie di aiscita: o restare sul luo¬ 
go ed agitarsi, scioperare, quando l’agglome- 
ramento della popolazione lo permetta, per nu¬ 
mero e solidarietà degli elementi, omogenei per 
condizioni di vita (Puglie), o emigrare (Cala¬ 
bria, Basilicata, Sicilia), .poiché, conservato un 
certo selvaggio ardore e vinta la ignoranza, da¬ 
gli esempi di sicuri guadagni, questa popola¬ 
zione lavoratrice sa affrontare la lontananza, 
Pig-noto, con la forte speranza di migliorare il 
proprio stato. 


Non si dica, però, che la gente emigri per 






SB — 


malaria, e che è per questo appunto una ragio¬ 
ne di più che porti alla -persistenza delle terre 
incolto o malamente colte, all’abbandono del 
latifondo ed afta sommaria trascuraggine di 
tutta Fagricoltura ! 

Abbiamo sempre sostenuto, invece, che la 
malaria, anzi, è per sè stessa di grande impe¬ 
dimento airemigrazione, in quanto che, demo¬ 
lendo essa fisicamente e psichicamente gli in¬ 
dividui, toglie loro ogni volontà di progresso 
e perciò questi individui privi di ogni lampo 
di vita a stento trascinano il meschino fardello 
della loro miseria nel paese natio. Non sono es¬ 
si attratti da idealità morali, economiche e so¬ 
ciali. Flaccidi, gonfi, terrei, non lottano e non 
sperano ! 

Troviamo, infatti, che Temigrazione dal Mez¬ 
zogiorno d’Italia è principalmente alimentata 
dalle provincie meno malariche di questa re¬ 
gione. 

Dà, in generale, un maggiore contributo ai¬ 
roni igraz ione iutlo il ]itlorale del Tirreno, me¬ 
no malarico del littorale dell'Ionio e dell 1 A- 
driatieo. 

Delle provincie meridionali, gli Abbruzzi, la 
Basilicata montuosa, tutti i paesi dell’Apppen- 
nino calabrese e di paesi interni ed alti della 
Sicilia, danno un numero di emigranti straor¬ 
dinariamente superiore a quello che non diano 
le provincie pugliesi ed i paesi della pianure 
di Basilicata., Calabria e Sicilia. 

L’emigrazione è quasi niente sviluppata, in 



90 


provincia di Foggia clic dà un'hilensjLlà mala¬ 
rica del cento per conto ! Dalla provincia di 
Bari, vi è una corta emigrazione; ed è quella 
provincia dove, su 54 comuni, una ventina so¬ 
no quasi immuni di malaria. 

In uno stesso circondario, anzi, in uno stes¬ 
so mandamento, costituito da paesi diversamen¬ 
te .malarici, abbiamo molto spesso riscontrato 
questa diversità di manifestarsi del fenomeno 
deiromigrazione in rapporto alla malaria. 

Onde, non deve più dirsi, come da tutti sem¬ 
pre si è detto, che la malaria sia causa di e- 
inigrazione. 

La gente fortemente malarica non sa sfug¬ 
gire la terra dove è nata, perchè manca di co¬ 
raggio, di costanza, di forza. 

La gente lievemente malarica e che cede an¬ 
cora agli stimoli fisiologici, psicologici ed e 
condolici, fogge in parte; in parte resta. 

La gente che emigra, è principalmente gen¬ 
te sana e forte. 


Dopo questa breve, ma necessaria parentesi, 
torniamo ancora agli effetti generali e partico¬ 
lari della ignoranza. 

L’ignoranza kirpedisce qualunque buona or¬ 
ganizzazione di classe, capace di determinare 
un movimento di civile elevazione. 

L’agricoltura meridionale, soffre sopratutto 







91 


(>er l'ignoranza deiragricoltore, il quale, o pro¬ 
prietario, o contadino, si senio tutto legato a 
una tradizione assurda, pesante, sconclusiona¬ 
ta, che ha prodotto disastri su disastri ed ha 
immiserito queste terre. Chi crede che il com¬ 
pleto rimedio stia nel portare i capitali alla 
terra o neirimprendere costose opere idrauli¬ 
che, erra, perchè Tuomo non si può servire di 
uno strumento agricolo se non quando ne co¬ 
nosco l’uso; e lo stesso credito agrario giunge 
profìcuo solo quando la gente ha capito come 
si dove ìirr>piegare 1 

Il problema del Mezzogiorno è problema a- 
gricolo; ma è principalmente problema d'istru¬ 
zione. Oggi l’agricoltura è una vera scienza, 
he macchine agricole sono le più delicate che 
si possono immaginare, anzi una delle ragioni 
che si oppone al loro generalizzato uso è la lo¬ 
ro istessa delicatezza. Si può dire che oggi è 
più necessario un ceto colto di agricoltori a 
trattare razionalmente la terra, che non un ceto 
colto cLi manifatturieri. La manifattura possie¬ 
de un elemento più automatico deH’agricol- 
tura. 

Si vede perciò che il problema non è tanto di 
dare i capitali aU'a.gricoltore quanto di dargli 
^istruzione; e non già la superfìcie istruzione 
che viene dalla sola conferenza, ma un vero e 
proprio rinnovamento dello* spirito del conta¬ 
dino ch’è oggi dominato dalle tradizioni e dal- 
bt superstizione. 

« Il problema dell’Italia Meridionale è, dun¬ 
que, sappnluIto un problema di coltura. Chi fa 



02 


le meraviglie vedendo i colli del Monferrato e 
le Piane delia Lornei]ina e le campagne deìTK- 
milia, cominci dal meravigliarsi che- lì c’è la 
quota piu bassa di analfabetismo che possa se¬ 
gnarsi fra i contadini. La Lomellina non l’ha 
fatta Dio, ina la mano deU’uomo. Due secoli 
addietro, lì c'erano paludi e miasmi e febbri 
e morte; ora ricchezza, abbondanza e gentilez¬ 
za. 11 contadino lavorando a giornate, guada¬ 
gna più che un nostro piccolo proprieiario e 
un nostro professionista, e l’affìttaiuolo è gene¬ 
ralmente un uomo ricco dopo 15 o 20 armi di 
lavoro. C’è -l’acqua, d’accordo. Ma nel Mezzo¬ 
giorno dove c’è serve soltanto a diffondere la 
malaria e dove non c’è la rimpiangono, salvo 
se ci fosse a lasciarla perdere... pigliandosela 
col Governo che non fa l’inverosimile » (Nitti). 

E questa è la verità. 

Ora, se si vuole che il contadino non diserti 
la terra e non distrugga col suo abbandono l’a¬ 
gricoltura, bisogna trattarlo umanamente e per 
far ciò è necessario far crescere la produttivi¬ 
tà della terra; il che si conseguisce solo a patto 
di adottare i miglioramenti suggeriti dalla 
scienza. Ma bisogna persuadersi che un’agri¬ 
coltura razionale non può attecchire in mezzo 
a una popolazione ignorante, che dà fino al 
75 per cento di analfabeti. Fatto un ragguaglio 
fra campagna e città, ciò vuol dire il cento 
per cento di analfabeti fra gli agricoltori ! Non 
si può essere ignoranti per un verso e gente 
progredita dalfaltro. Se il contadino è analfa¬ 
beta, la cultura razionale è impossibile. 







Egli la guarderà con diffidenza e scherno, e, 
comunque, non saprà ma4 comprenderne i sug 
perimenti. 

« Senza una cura intensiva d’istruzione pri¬ 
maria, il Mezzogiorno resterà sempre ai punto 
dov’è. Il Mezzogiorno, invece, rifiorirà auto¬ 
maticamente, quando, dopo dieci anni di una 
lotta ostinata, metodica, vittoriosa, condotta 
con grandi mezzi contro i’analfabelismo uni¬ 
versale, l’essere istintivo sarà stato ridotto a 
essere razionale e la bestia contadinesca avrà 
non soltanto le sembianze ma Fan ima dell’ilo- 
ino. Se no, no». (Arturo Labriola). 

E non dobbiamo ripetere qui, come, l’igno¬ 
ranza, -in generale, sia il più grande fattore del¬ 
la patologia umana e della malaria nel caso 
nostro. Non è possibile persuadere gl’ignoran¬ 
ti a tutte quelle determinate norme di igiene 
anche vi siano leggi, disposizioni e condizioni 
favorevoli al mantenimento d quest’igiene, la 
quale dovrebbe assicurare a ciascuno una sana 
e lunga vita. 

D’altro canto, non è possibile sperare che, 
della gente analfabeta sappia comprendere la 
necessità di mettere in pratica dette norme an¬ 
che se. le condizioni economiche lo permettes¬ 
sero. 

Fra lo analfabetismo e la mortalità regiona¬ 
le vi è una locuacissima coincidenza di dati, 
i quali, in facile lingua italiana, dimostrano co¬ 
me l’essere ignorante, significhi morire più 
presto. 

Adunque, nelle provincia molto analfabete vi 



04 


è una mortalità di gran Stinga superiore di 
quella che non vi sia nelle provincie meno a- 
nalfabete. L- ignoranza apporta sozzura, ali¬ 
menta le più stupide credenze così nemiche 
alla salute nostra, sorregge tutta quella medi¬ 
ana popolare fatta d’imposture, impiastri, car¬ 
telle di madonne, ceneri di santi eoe. ecc., men- 
tree fa trascurare quella buona igiene e quella 
buona medicina, che pur adesso viene discre¬ 
tamente profusa dai sanitari in tutti i Comuni. 

L’ignoranza fa decisamente combattere tutto 
ciò ch’è il portato della scienza e della dottri¬ 
na, per dar trionfo a tutto ciò che è causa im¬ 
pellente di morbilità infantile e di morte ore- 
matura. ^ 


1 J a iY oro — Q usato che è la funzione legitti¬ 
ma della nostra vita, la più sana e nobile mani¬ 
festazione di lutto Torganismo sociale — rap¬ 
presenta spessissimo l’avvelenamento e la tor¬ 
tura dL molte classi, che attendono alla produ¬ 
zione della ricchezza umana. 

La malaria è una vera e propria malattia 
prolessionale, specialmente se riguardata di 
fronte a quelle classi lavoratrici le quali più 
da vicino vivono con la terra. 

Numerosissime altre classi di cittadini — che 
alla terra non danno alcun tributo d’energia — 
sono, è vero, egualmente colpite da quest’infe¬ 
zione. Ma le classi più soggette, restano som* 





95 


prò lo più utili e produttive, onde può ben dir¬ 
si la ^malaria una 'malattia professionale per 
eccellenza, I più soggetti airinfezione sono cer¬ 
tamente i più denutriti, i più affaticati, i più 
miseri. Il riposo, il godimento, il benessere, 
sono condizioni bastevoli a sfuggire la malaria 
e molte altre infezioni. Insegnino le esperienze 
del Mosso, di Iinbert Mestre. « Dopo un lavoro 
esagerato e in qualsiasi ora, se il lavoro sia 
compiuto in condizioni dii continuo deficit sul 
ricambio energetico, l’organismo umano ò spa¬ 
vento'vodmente predisposto a tutte le infezioni ». 

Il lavoro, considerato nei suoi orari, nei suoi 
ambienti, nelle sue diverse forme di esplica¬ 
zione, e nei corrispettivi compensi, ha di fron¬ 
te alla malaria un’importanza capitale. 

Studiare il lavoro dei campi, in tutte le sue 
particolari esplicazioni; la vita degli agricol¬ 
tori, nelle abituali forme di svolgimento, deve 
ben apparire una tesi principalissima di fronte 
«Kl una infezione, che è propria dei campi e 
degli agricoltori. 

Il nesso tra la vita delle popolazioni agricole 
c le epidemie malariche, è evidente. Laddo¬ 
ve questa vita è confortata da buone condizio¬ 
ni igieniche di lavoro, di abitazione, di alimen¬ 
tazione eoe., le epidemie malariche sono indi- 
scutjbHmente lievi. Laddove, invece, tali con¬ 
dizioni rinnegano ogni norma elementare d’i- 
otene, le epidemie malariche sono costante- 
mente gravi ed incorreggibili. 

Stabilite — a priori — tali proporzioni, è 
tacile intendere tutta la necessità di riguarda- 



96 


re queste condizioni igieniche che, da sole, ele¬ 
vano ed abbassano Pindice di morbilità per 
malaria, o quindi, di morbilità e di mortalità 
in generale. 

Così appare chiaro come il lavoro — appunto 
per quelle condizioni di tempo, di durata e di 
luogo in cui viene praticato — rappresenti il 
più diretto e grave fattore della patologia della 
malaria. 

La infallibile coincidenza del periodo dei 
maggiori lavori agricoli, con quelli della sta 
gione calda, cioè, del più grave periodo di 
malaria, stringe il già triste rapporto tra lavoro 
e malaria. 

Il salario, poi, che-fa'questione unica col la¬ 
voro, ha una importanza veramente vitale, poi¬ 
ché dipende unicamente da un alto e basso sa¬ 
lario, il buono o cottivo sostentamento degli o- 
perai ed il loro generale regime di vita. 

E notorio che i maggiori lavori campestri co¬ 
mincino proprio dal giugno con la mietitura 
del grano o degli altri cereali. Prima di giugno 
i lavori dei campi, per quanto faticosi o dure 
voli, non costituiscono pericoli gravi per le 
classi lavoratrici, data la salubrità della sta¬ 
gione. Dal giugno, adunque, ha principio la 
terribile teoria di sventure: quelle che solen¬ 
nizzano la magnificenza della produzione cam¬ 
pestre. 

Per la mietitura, i lavoratori delle regioni 
montuose si riversano sulle pianure; quelle 
delle provinole meno estese, nelle provincie più 





97 — 


estese; quelli dei territori più freschi nei terri¬ 
tori più caldi, dove, il raccolto è prematuro 
e la mano d'opera è perciò richiesta. Così avvie¬ 
ne la classica emigrazione interna dei lavora¬ 
tori. Il fatto che la mietitura e la trebbiatura 
del grano, devono effettuarsi in brevissimo tem¬ 
po, determina questa emigrazione, da una par¬ 
to; dall’altra, il lavoro enormemente esagerato 
di tulli i lavoratori stabili ed avventizi;- e col 
lavoro esagerato, il disagio generale edificante. 

Gli emigranti impongono a se stessi sacrifì¬ 
ci addirittura inumani: da questa emigrazione 
essi devono trarre i quattrini bastevoli pel pa¬ 
gamento delle pigioni, poiché il padrone ha 
fissato l'epoca del raccolto del grano per tale 
pagamento. 

Infine, la mancanza assoluta di ricoveri cam¬ 
pestri, di case popolari, rurali, che 'potessero 
accogliere queste falangi avventizie; di cucine 
economiche, di cibi sani ed abbondanti eoe., 
obbliga questa gleba dei campi ad una vita che 
è di molto inferiore a quella delle bestie, pa¬ 
drone assolute di tane, di covi, di ombre, di 
ricchi pasti, che i lavoratori non hanno ! 

Da tutti i paesi centrali della Sicilia, avvie¬ 
ne una forte eemigrazione nelle pianure dei- 
cisoia. 

I lavoratori, già macilenti, per un triste in¬ 
ferno, cenciosi, non ancora rimessi dalla ma¬ 
laria degli scorsi anni, riprendono il nuovo 
periodo di fatica. 

Dopo lunghe giornate di cammino pedestre, 


4 



— 98 


giungono su] Luogo dove è comprata la loro 
meree-la\oro. Le ore di lavoro raggiungono, 
in questo periodo, le 15, le 16, le 18 (!), inter 
calate da qualche ora di riposo, destinato an 
cne al pasto, fatto spesso di solo pane di gru 
nono e di patate scondite ! 


Due mesi circa di vita, vissuta tra giugno 
ed agosto, in questo frangente economico, con 
un riposo quotidiano brevissimo e turbolento, 
fatto sul suolo, alle rive dei fiumi, alle foci 
nei pantani, danno trionfo emozionante all'in 
fezione palustre. 


Nè i lavori della vendemmia vengono esuli 
cal. m condizioni diverse ! Eguale emigrazio 
ne, eguale intensità di lavoro, eguali disagi, 

fi wlf 1 f v ? l £ermT)ia, per giunta, è anche 
ii pei rodo delle febbri malariche più gravi che 
sono le estivo-autunnali. 6 ’ 


!' la «wnpagna di Sicilia è desolala, terribi 
d’Ilalia C ° me G PUl luttuose P*«8he malarie 


Folte poche case e masserie, di coloro che so 
p-adi^m della terra, tutto giace nella solili 
dine. 


pagliai son le ordinarie dimore dei lavorali 
:* e anche dei mezzadri e contengono quel tan 
o di nocesario che basti appena ai più rudi 
mentali bisogni della vita. 


^ ndi *i 0n i. lavoratori calabresi, sono 
perfettamente simili a quelli della Sicilia. Da^ 
ta anche la quasi omogeneità di territorio e la 





- [99 


guaglianza di clima, vi è perfetta coincider!- 
1 di periodi di cultura, e quindi, raccolta. 

L’irrigazione del granturco, poi, viene im¬ 
mancabilmente praticata di notte. I contadini 
^dirizzano la corrente di acqua sui campi e 
1 sdraiano, a tappe a tappe, accanto ai riga- 
noli, alla foce dei pantani, sotto gli alberi, 
mentre Tumido, la rugiada, le zanzare domi- 
uno la notLe ! E la malaria conquista gii stazi- 
ni lavoratori notturni. 

La vendemmia, fatta ad ottobre anche in Ca¬ 
loria, è forte ragione di malaria grave, data 
intensità con cui bisogna completare anche 
uesta raccolta; la semina di grano praticata 
, novembre e dicembre è meno funesta degli 
!‘W generi di coltura, appunto perchè comm¬ 
ino a coincidere i contrattempi della mala- 
la - Dove il lavoro acquista la sua netta fisono- 
1,a di causa specifica ed impellente di malaria 
; propriamente, nelle Puglie, per più ragioni, 
otte le tre provincie sono —è vero — grave¬ 
mente malariche, ma la provincia di Foggia 
a un’intensità malarica del cento per cento, 
è quella che accoglie — nei periodi di mag- 
lavoro e che sono parimenti i periodi dei- 
gravi epidemie malariche — un numero 
mraordinario di lavoratori del Barese. 

La parola Puglia , in provincia di Bari, si- 
n, fica, senz’altro, terra di malaria . I contadi- 
1 c ho dal Barese vanno, tutti gli anni, nel 
^ggiano, sanno di contrarre la malaria. E dal 
ar ^se, i contadini vanno anche nel Leccese, 
0v ° la malaria è anche assai grave, ma non 
Ua nto in Capitanata. 


- 100 — 


Ma prima di seguire questa immensa turba 
di gente lavoratrice dei campi che si muove, 
che emigra, che torna, dovremmo ben guar¬ 
dare i lavoratori stabili delle rispettive provili* 
eie. E dalla vita di questi ultimi e dalle loro 
condizioni di lavoro, di abitazione, di alimen¬ 
tazione, può facilmente desumersi quale deb¬ 
bano essere le rispettive condizioni dei lavo¬ 
ratori avventizi. 

Dato l’enorme agglomeramento di popola¬ 
zione in queste provincie, per cui raramente si 
incontrano comuni inferiori a diecimila abi¬ 
tanti, mentre nelle provincia di Basiscala, A 
Calabria e di Sicilia, i paesi più grossi — tolti 
i eapoluoghi di provincia e circondarli — con 
tono appena cinque o sei mila abitanti, ciato, 
adunque, questo enorme agglomeramento, pe' 
cui è facile trovare, in un solo centro agri¬ 
colo, fino a diecimila lavoratori braccianti, sa 
lanati, tutte le considerazioni che noi possiate 
fare a riguardo, acquistano delle proporzioni 
molto vaste, e perciò molto più gravi che nel 1 »* 
altre ragioni meridionali. 

Qui in Puglia è la grande fiumana di p 0, 
polo lavoratore che si muove. 

Nè il Tavoliere dà il ristoro dell’ombra, $ 
dà il conforto dell’acqua. 

E le notti sono umide e pesanti e arse ed 3 
sfìssianti, quanto le giornate. 

11 Tavoliere è cosparso di pochissime ntf* 
serie. 

1 lavoratori giungono sul posto di lavoro 
po moltissimi chilometri di traversata pedestri 






— ICH — 


Nelle ore canicolari riposano col petto al so¬ 
le, sule zolle nude, scottanti. 

Nei pochi antri di fabbrica, che qua e Là, ad 
una distanza incommensurabile, si erigono, a 
traverso le vaste pianure, vengono ricoverate 
le bestie da lavoro. 

Una gran parte di contadini stabili tornano 
alla sera, negli abitati, per rifugiarsi nelle ca¬ 
se e per rifocillarsi, ma non si rifugiano così 
dalla malaria. Già una parte di essi — diceva 
■7 A obbligata a restare nelle compagne: guar¬ 
diani, mandriani, bifolchi, garzoni ed anche 
i contadini a contratti speciali. 

La grandissima maggioranza di questa po¬ 
polazione vive in condizioni igieniche pessime, 
anche nei periodi ordinari. 

La casa abitala dal lavoratore in Puglia è 
la grotta sotterranea — a dei metri sotto il li¬ 
vello delle strade — grotta umida, oscura, stret¬ 
ta, immonda, dove vi coabitano nomini e be¬ 
stie, o è la stalla a pianlerreno, con una sola 
apertura che ò la porta d’entrata, suddivisa 
da tondino ohe indicano i diversi appartamen¬ 
ti dello diverse famiglie e degli animali de¬ 
stinati a trasportare i padroni nei campi lon¬ 
tani ! 

I lavoratori friggono la palude campestre, 
per trovare nelle paludi domestiche morbi non 
meno feroci della malaria, quando questa non 
ha già prediletto ed invaso queste selvagge 
stamberghe, fradicie di umore vischioso, poi¬ 
ché molti degli abitati della Capitanata sono 


daH 3^^ Ì<>3 a?Ìti?o così 

resSzaTa'l^i^ 1 la ™ rafori è una scarsa 
[r r f ^ n ^ a ,ÌT f allrner ] ,uzl0ne è insufflcifin- 

^sangne <h gtobmi, di fibrina e d, , 

rendendo]° così più adatto allo sv,I„„,kV Si 

Cap . Uanata n °n introduce 
di ™ * 0 organismo che ÌOOO grammi 

25 gr di Se 5 V< * €tah - 25 - r (1 > olio, e 

(n^Ìf mo ^°! to lon,ani > non dico da infialimeli 
tastone fisiologica, ma da una miai . , 

monta/ioni- che permetta lo svil ,p™ Se e 
nergie di un adulto! ppo aelle e ' 

f .,te, le condizioni generali economiche di 

sass'Kr ^ 

I contadini in Capitanata mangiano pane 
di grano ed il granturco, che serve quaST 
sclusivamente all'alimentazione dei poveri di 
Basilicata, Abruzzo, Calabria e Veneto è ve¬ 
ramente sconosciuto. ’ 


Un’altra delle gravi cause dei mali incom¬ 
mensurabili che tormentano tutte le Puglie è 
la quasi assoluta deficienza di acque vcramen- 





- 103 - 


'e potabili. È questo ormai mi [atto di cono- 
scerba universale, mentre rappresenta, sempre 
per le Puglie, il più grave problema da risol¬ 
are, nè sono paghi gli animi per un acque¬ 
dotto che non arriva mai ! 

1 /c condizioni igieniche vanno quasi obbli¬ 
gatoriamente trascurale per la deplorata man¬ 
canza del primo elemento: 1 .acqua. Le fogne, 

1 cessi, sono fermentatori pestilenziali. Nessu¬ 
na fontana; strade aride e sporche, pochi e 
desolati giardini. Mentre i pozzi neri inquina 
oo il sottosuolo e le cisterne, e giacciono indi- 
turbate le concimaie nei perimetri degli abi- 
tah, e i ristagni putridi per le strade senza fo- 
■?nc, questo strade che spesso e sempre sono la 
^disturbata continuazione delle strade di cam¬ 
pagna. 

Le campagne [Kii sonò quasi tutte prive di 
r ase coloniche. E le poche esistenti sono stami 
■jerghe, dove il fieno in deposilo fermenta e 
dove le bestie, di tulle le famiglie zoologiche, 
dovano comodo albergo, inutile dire come, 
duello poche abitate, per forza, dai mandriani 
0 dai guardiani, non siano protette dalle famo- 
3e retine metalliche. 1 contadini, pure per que- 
s lo, rifuggono la campagna, che non può ac¬ 
coglierli in alcun modo e si assogeltano quo- 
udianainente a delle traversate — spesso di bie¬ 
nne di chilometri — ]>er recarsi dall’abitato 
’ posto di lavoro. Anche il troppo cammino 
contribuisce ad accasciare quelle vite malate 
e stanche. 

Se queste, a grandi tratti, sono le condizioni 


- 104 — 


nello quali la popolazione lavora Ir ice, deve 
' oi i ere attraverso i esistenza, ò da immaginarsi 
oome le statistiche della morbilità e mortalità 
por malaria e quella per morbilità e mortalità 
l'P generale, debbano essere cariche di numeri 
alti o sconsolanti. 


Suol dirsi die la yen te abituata a vivere e 
a lavorare nei campi, dove non può giungerò 
tutta 1 onda della civiltà umana - nei suoi prò 
pessi, nei suoi insegnamenti, nelle sue cimi 
1 azioni — è gente che non potrà mai avere 
un evoluzione completa, nè perciò possono at 
becchino le norme di igiene, fatte per riassicu¬ 
rare meglio la vita delle popolazioni. 


Ma non tutta la gente del mezzogiorno, ben 
rhe in massima pa.rtè sia dedicata allagricol 
tura, vive perennemente sui campi. Anzi ò mol¬ 
to limitato il numero degli agricoltori che re¬ 
stano stabilmente in campagna, dove obbliga 
toriamente forse, sono trasportati a un abbru¬ 
timento pel quale non vi è riparo. La massima 
parie dei lavoratori torna quotidianamente ne¬ 
gli abitati. 


Ma trovano, forse, in questi abitati 1 insegna¬ 
mento , l’esempio, la ragione del progresso; tro 
vano forse gli abitati fatti a scuola d’igiene, di 
benessere, di civiltà? Ben altro! 


Quelli dei contadini che vivono negli abi¬ 
tati, tentando di rifugiarsi dalla malaria, tro¬ 
vano negli abitati pantani più pestilenziali, più 
pestilenziali focolai d’infezione. 

La miseria li trasporta, durante il giorno, sui 




- 105 - 


campi, la miseria, li restituisce nelle domesti¬ 
che mura, che sono poco domestiche alla vita 
umana ! 

I signori del Mezzogiorno non hanno, nè san¬ 
no, essi proprio, dare esempi d'igiene, di pro¬ 
gresso, di civiltà. Ed essi, pei primi soggiac¬ 
ciono vittime di tutto il fosco ingranaggio del- 
1 vita meridionale, fatta di oscurantismo, di 
sporcizia, di apatia, di indifferenza e di avvi¬ 
limento. 

Già, le condizioni generali degli abitati me- 
ndionali — e per chi, come il modesto autore 
eh queste pagine, ha avuto l’opportunità di co¬ 
noscerne centinaia — sono desolanti e troppo 
poco suscettibili a miglioramento. Specie i pae¬ 
si della Sicilia, della Calabria e della Basili¬ 
cata che hanno condizioni generali tali che, 
spesso, varrebbe non abbandonare la libera, 
aperta campagna, dove almeno il sole dardeg¬ 
gia, per cadere nelle fogne di questi abitati, 
nelle tombe di queste case. 

L'ubicazione di certi abitati, ha, di fronte 
•dia malaria, una importanza veramente capi¬ 
tale. Essi spesso sono rintanati in una enor¬ 
me vallata, circondati da pantani e fiancheg¬ 
giati da torrenti che sono padroni assoluti del¬ 
la terra. Il bosco, poco lontano, è sparito, e si 
erige, bianca o pietosa la montagna, un tempo 
verdegigante e carezzevole. Torrenti che deva¬ 
stano gli orti, i giardini, i campi, ed infetta¬ 
no implacabilmente di malaria gli abilauti. 

Senza dire, come i dintorni e tulle le cam¬ 
pagne siano sparpagliate di acquitrini, presso 




— 106 — 


cui trovano ristoro, nelle ore canicolari, i ca¬ 
stori i mandriani, i guardiani e i contadini an¬ 
che durante la notte 1 


Nelle I tiglio gli abitati sono, in verità, im¬ 
piantati in modo diverso, fissi giacciono tutti 
nella pianura. Si offrirebbero al rispetto di 
corte norme igieniche, che pur vengono alle¬ 
gramente trascurate, anche perchè — ripetili 
qua _ maaC<1 l' ,riino demento d’igiene: lue 

Ma restano tulli 
lana. 


sotto il pericolo delta ma- 


Ad onta clic i RR. Decreti — per quell’op¬ 
portunismo politico, «amministrativo, commer 
naie, notorio, oramai — abbiano tentato ri¬ 
fugiare 1 infezione al di là delle cinto dazia- 
ne, del e vie di circonvallazione, delle mura 
delle citta, ecc., ece., la malaria regna pari¬ 
menti, nelle case dei poveri e dei signoi-’i, nel¬ 
le caserme e... nelle Prefetture! Vi è che in 
provincia di Foggia, per esempio, tutti i paesi, 
tolti quei pochi impiantati nell’alta foresta del 
sup-appennino, sono essi delle vere, autentiche 
zone malariche. Non potrebbe essere diversa- 
mente, se tutta la Capitanata è una immensa 
unica zona malarica. 

Perchè dovrebbero essere risparmiati gli a 
bitati, se nessuna opera umana è stata mai 
compiuta per risparmiarli dalla malaria ? 


All’edificante quadro del lavoro e delle abi- 


ÌOT - 


fazioni elei lavoratori meridionali non vi può 
fnettere riparo alcuno una buona alimentazio¬ 
ne, che ringagliardisse almeno temporanca- 
niente gli stanchi ed avvelenati organismi. Noi 
abbiamo giti accennalo, confò che tale alimen¬ 
tazione venga praticata nel Mezzogiorno. 

l/igiene, intanto, accompagnata dalla fìstolo- 
già, parla fortemente così: il viflo necessario 
fd Ti ridividi io rappresenta la quantità di ali¬ 
menti, col consumo giornaliero dei quali è 
mantenuto requilibrio fisiologico dell'organi¬ 
smo i-n rapporto alla sua funzionalità, e la 
Clinica aggiunge - in rapporto alla resisten¬ 
za vitale che queirorganismo deve conservare 
m sè, |H*.r difendersi quotidianamente da lutti 
pii agenti patogeni e da tutte le influenze ma¬ 
lefiche della natura e della società !... 

Un altro fatto da riguardare, di fronte alla 
malaria, sarebbe il vestiario dei contadini e 
delle contadine del Mezzogiorno. 

Ma è facile intendere quale possa essere il 
vestito di uomini dannati ad una cruda mise* 
>‘ia inorale; di bimbi abbandonati ai più truci 
destini sociali; di dorme smunte dalle maggiori 
ristrettezze economiche. 

Cosi è clic - iti generale il lavoratore 
delle nostre provincie, resta in campagna, av¬ 
volto in abiti luridi e cenciosi, che spesso mo¬ 
strano le carni nere dal sole o sporche di pol¬ 
vere impastata di sudore. 

Se volessimo esaminare altre condizioni di 
questo nostro sventurato Mezzogiorno, vedrom- 



— i 08 — 


mo ancora come ogni nostro sistema di vita, 
contribuisca ad aggravare fra noi l’infezione 
malarica. 

Un fatto per es. - tanto notorio, è, che 
vi sia nel JVlezzognorno un pessimo sviluppo 
di viabilità, c, di conseguenza, una assoluta 
mancanza di comodi, solleciti ed economici 
mozzi di locomozione, da cui — s’è detto 
è dipeso e dipende il nostro persistente arre¬ 
sto di sviluppo economico e civile. 

Di fronte alla malaria, la mancanza di via 
bilità ha una grande importanza. 

Basti pensare che i lavoratori della terra, per 
giungere al posto di lavoro devono ogni gior 
no attraversare, a piedi, 10-20 chilometri di 
via, per comprendere tutto renorme contri 
bufo che dà all’infezione palustre la mancanza 
di buona viabilità e di buona locomozione. 

I lavoratori devono — per compiere la buo 
na giornata dì lavoro attraversare tale via 
nelle primissime ore mattutine e nelle ultimo 
oro della sera! Le ore più favorevoli all’infe¬ 
zione palustre. E inoltre, è facile immaginare 
quale resistenza organica possa cominciare col- 
l’offrire aH’invasione di ogni causa morbosa 
un organismo umano già stanco di cammino, 
dopo una notle tumultuosa, trascorsa nelle 
stamberghe, colla insufficiente alimentazione 
della sera precedente, e così via ! 

Data questa storia di clinica sociale del Mez¬ 
zogiorno, è facile spiegare perchè tutte le in* 





- 109 — 


fezioni debbano in questa regione diffondersi 
spaventevolmente. 

Noi vogliamo, in questa circostanza, parlare 
della malaria soltanto, ma dobbiamo pure ac-. 
cannare, come tutte le infezioni debbano in 
questa regione diffondersi 9paventevolmente. 

15 dovremmo veramente meravigliarci so av¬ 
venisse il contrario, data la nessuna resistenza, 
che, per note condizioni di storia, economia e 
di politica, la nostra gente può offrire alle in¬ 
fluenze malefiche della natura. 

:Le carte demografiche del Mezzogiorno par- 
Uno assai chiaramente : diffusissima la tuber¬ 
colosi, quanto la malaria, diffusa la sifilide 
quanto la tubercolosi.e tutte le maialile in¬ 

fettive fanno, a vicenda, le loro storiche stragi. 

Fra le tante e gravi ed implacabili manife¬ 
stazioni morbose di un organismo sociale in¬ 
feriore, di una regione infiacchita, di un popo¬ 
lo povero, ignorante, inetto, anemico, consun¬ 
to, vi è appunto questa della malaria. 

La infezione malarica, pur esistendo diffli¬ 
namente in altro regioni e provi rieie d'Italia, 
là dove acquista un'enorme estensione, una- in- 
correggibilità persistente è proprio nelle nostre 
Provincie. 

Per spiegare questo modo di manifestarsi 
della malaria fra noi e questo modo di persi¬ 
stere, non sono sufficienti le comuni condizio¬ 
ni e ragioni biologiche, telluriche, elimatom¬ 
iche, metereologiche, topografiche, ecc. ecc., 
date, dalla prevalenza dei parassiti delle febbri 




— HO 


gnivi sulle febbri lievi, dalla più lunga durai 
della stagione calda e.da tutte le altre cou<tiI 
ziom alle quali abbiamo accennate,. 

Resta il fattore sociale, in tutte 1 © sue c&pre- 
siom riguardato, a spiegarci interamente i 
quadro clinico, demografico, geografico e sic 
neo, della nostra malaria. 


La stessa prevalenza dei parassiti dello fel* 
bri gravi, non rappresenta altro che la raf-for 
zata specie di una razza inferiore quale ciucili 
degli ematozoari della maJaria, in un camp 
a<l essa eminentemente favorevole, attraverV 
tutti i (empi e tutte le generazioni, infiacchii* 
appunto da tutti quei fattori storici e civili eh* 
abbiamo rapidamente esaminali 


Abbiamo, d altra parte, un brillante contro! 
kl Provincie italiane, dove le condizioni eli 
matologiche sono poche diverse dalle nostre t 
dove pure la infezione malarica non ha mai 
(osi ferocemente attecchito come fra noi, ap¬ 
punto perchè colà, diverse sono state sempre 
le condizioni sociali. 


Queste condizioni — così come sono, buoni- 
c cattive - danno l’indice di benessere e* ma 
lessero fisico, morale e sociale delle diverse ne 
polazioni. 









L* Esempio della Tubercolosi 


Se vi sono problemi di Medicina che posso¬ 
no, qua e là, sfuggire alle strettoie della sodo¬ 
mia, questo della tubercolosi, che è l'immane 
problema della Medicina, della Sociologia e 
del l'Umanità, questo problema che è il tormen¬ 
ta degli studiosi e dei pratici, degli economisti 
f * dei filosofi, dei ricchi e dei poveri, da solo 
l! npone la direttiva nuova a tutte le Scienze a. 
lutti i Governi ed a tutti i Popoli, e la Medici* 
Sociale ha la base più forte su questo e- 
*‘mpio di morbilità e mortalità collettiva e 
Permanente. 

Chi può disconoscere che il problema della 
tubercolosi sia problema di economia politica 
r ueno che di clinica medica? 

Basti guardare le cause, gli effetti di questa 
^iagura umana; basti additarne tecnicamente 
1 rimedi, per convincersi come tale problema 
n on possa essere in alcun modo ristretto tra i 
banchi della scuola e le corsie degli ospedali, 
dove acquista solamente una incerta e scarsa 
fisionomia. 








- 112 — 


Clinici, Igienisti e Legislatori in una forte, 
decisa leega, possono e devono affrontare 
quest’immane problema. Se per poco la opera 
di uno di questi elementi fosse disgiunta dal¬ 
l’opera dell’altro, nessun effetto benefico sa¬ 
rebbe da attendersi. 

Le ricerche ed i rilievi del Clinico, devono 
informare le norme dell’Igienista. Queste nor¬ 
me, temprate dall'esperienza e dai controlli, 
devono informare le disposizioni del Legisla¬ 
tore, le quali sono, in conclusione, le sole che 
possano e debbano costituire il capitolo della 
Terapia e della Profilassi contro la tubercolosi. 

Disposizioni legislative capaci di riformare 
seriamente l’attuale ordinamento sociale, che 
è la causa unica, fondamentale, spaventosa di 
questa infermità collettiva. 

La tubercolosi è la classica malattia della mi¬ 
seria, dell’esaurimento organico, deH’ogglorne- 
ramento, della sporcizia, dell’ignoraza. fi la 
malattia che costituisce il vasto, infinito cam¬ 
po, dove germogliano tutte le altre infezioni, 
con cui si associa rapidamente, demolendo gli 
organismi, fi lo sfondo su cui si eleva una gran 
parte di tutta la Patologia. 

Mentre tale infezione rappresenta, dunque, 
da una parte, questo campo così terribilmente 
fecondo di secondarie infermità, d’altra parte 
sopraggiunge con maggior facilità la dove 
queste secondarie infezioni si sono installate, 
accelerando i fatali esiti. 

In conclusione, o arriva prima neH'organi 






- 113 - 


smo, de molando con forza propria o arriva 
dopo, rendendosi forte della debolezza causata 
da qualsiasi infermità. Sicché è dessa sempre 
in campo a mietere vittime, in ogni popolo. 

Ecco perchè sono vere le statistiche che ri¬ 
velano come i morti di tubercolosi, in ogni 
paese, superino tutti i morti per tutte le altre 
malattie infettive prese insieme. 

Per tutte questee altre malattie infettive, in¬ 
fatti, se epidemiche si verificano delle rare ap¬ 
parizioni, se endemiche delle rare recrude¬ 
scenze — a secondo delle condizioni igieniche 
locali e delle molteplici circostanze speciali, 
che non è il caso ora di esaminare; ma per la 
tubercolosi il decorso della morbilità e morta¬ 
lità è ora stazionario, ora crescente — e ciò 
perchè sono permanenti le cause che la man¬ 
tengono, e sono anche queste cause di diffì¬ 
cile 'neutralizzazione, essendo esse rappresen¬ 
tate un po’ da barocche .istituzioni, un po' da 
abitudini vecchie e pericolose, un po’ da scon¬ 
ci sanitari incalliti nelle amministrazioni pri¬ 
vate e pubbliche, un po’ da disastri igienici di 
grave risoluzione. 


Si parla di predisposizione alla tubercolosi, 
come condizione essenziale, indispensabile per 
contrarre il male.. In questo concetto v’è una 
grande veri là scientifica, ma v’è una pra gran¬ 
de verità sociale. Questy predisposizione, que¬ 
sta attitudine, cioè, del l’or ganismo umano a fe- 





— 114 — 


conciare il bacillo della tubercolosi una volta 
che v’è comunque -penetrato — di contro alla 
non recettività di altri organismi al male, an¬ 
che che il bacillo vi sia ripetutamente penetra¬ 
to — non è rappresentata che dalla scarsezza di 
vitalità, dal l’esaurimento, dalla debilitazione, 
dallo stato di depressione funzionale da parte 
di tutti gli organi, da intossicazioni, da degene¬ 
razioni, da -mille ragioni biologiche, morali, 
economiche e sociali. 

La predisposizione al male è data principal¬ 
mente dalla costituzione organica generale, per 
cui parliamo di candidati aita tubercolosi. Ma 
questa costituzione organica così proclive mi 
accogliere il terribile male se è stala ereditata, 
vuol dire che i genitori, i nonni, i bisavi, len¬ 
tamente, hanno prodotto a traverso Je genera¬ 
zioni questo stato di miseria organica, coll’a¬ 
stinenza o coi vizi o colla povertà o con malat 
tie curate e non curate e con ogni altro malan¬ 
no o flagello sociale di che è fatta la vita di 
tutti gli uomini, e se questa costituzione orga¬ 
nica debole è stata acquisita vuol dire che la 
predisposizione comincia dairindividuo in e- 
same, per le stesse condizioni a ragioni di la¬ 
voro, di miseria, di abitudini o di vizi, che 
sono sempre in -giuoco nella determinazione di 
questo stato di predisposizione. 

Il problema dell’ereditarietà si riduce pre¬ 
cisamente alla trasmissione di questa predi¬ 
sposizione. Il padre tubercolotico trasmette al 
figliuolo non la tubercolosi ma l’abito tuber¬ 
colotico, e cioè, una costituzione organica emi¬ 
nentemente recettiva al male. 



- ilo - 


Si paria spesso nel volgo di tubercolosi ere¬ 
ditaria c cfuesto non è perfettamente esatto. 

Vero è che assistiamo alla distruzione com¬ 
pleta o rapida di intere famiglie e questi feno¬ 
meni devono spiegarsi con ¥ ini perdonabile con¬ 
tagio del male tra persóne che abbiano le stes¬ 
se tendenze al male, la stessa costituzione, la 
stessa predisposizione, per cui, persistendo il 
germe in un ambiente, tutti gli individui, che 
colà vivono e che sono, per natura, dei candi¬ 
dali alla tubercolosi, finiscono col soggiacervi. 

Questo fatto spiega subilo la diffusione del 
male in tutti gli cigglomerainenti umani, per 
ragione di abitazione, lavoro, industria, eec. 
dove non -mancano mai nè i bacilli, nè i predi¬ 
sposti. 

•Nella lotta che viene impegnata tra rorgani- 
smo umano in generale ed il bacillo, vince il 
ledilo se rorgantemo è debole, esausto, stan¬ 
co, affamato, intossicato, ecc., eco.: perdo il 
bacillo, so ^organismo è valido, sano e resi¬ 
stente. La inferiorità economica porla in fall i 
bilmente all’inferiorità organica, per cui ne 
consegue una miseria fisiologica, un abbassa 
mento di tono di vi la organica, derivante dal- 
l'abbassamento di tono di vita economica. 

Si determina, d'immediata conseguenza, una 
inferiorità morale — poiché il sistema nervo¬ 
so interviene sollecito in tutte le nostre mani¬ 
festazioni, anche le più vegetative, anche le 
più banali — ed ecco come si stabilisce una 
terribile catena di sciagure, quando il primo 
anello di congiunzione è stato costruito da ina 





- 116 - 


di quelle circostanze che intaccano profonda¬ 
mente la vita fìsica e morale ed economica do- 
gli individui e della collettività. 

Contro la pubblica salute militano il gran 
numero delle vigenti .istituzioni che sono pale¬ 
stre che sostengono abusi, superstizioni, riti 
e dogmi assolutamente antigienici ed antici¬ 
vili. Anticivili sopràtutlo! Poiché in questa pa¬ 
rola è racchiusa tutta quanta la buona igiene, 
che noi vogliamo divulgare. La nostra, che 
sembra opera tecnica, è invece elementare o- 
pera di jjropaganda per la civiltà. Come può 
sussistere la civiltà senza i principii fondamen¬ 
tali deirigiene pubblica e privata? Parliamo 
di igiene e di medicina sociale, per restare nei 
termini proposti dal nostro programma, ma 
noi* potremmo parlare semplicemente di pro¬ 
paganda di civiltà ! 

<Che a questo si riduce tutta quanta la nostra 
opera. Cd è questo che devono comprendere 
quelli che per un controsenso sciocco, pofreb 
bero non vedere opportune le lozioni (l'igiene 
in mezzo ai profani ! Che cosa è l’igiene se 
non il primo gradino della civiltà? L'uomo su¬ 
dicio può pensare ad operare civilmente? 

Il luridume del corpo e deiraimbienle ha tq 
na straordinaria e diretta influenza sui nostri 
pensieri e sulle nostre opere. La pulizia con¬ 
tinua del corpo e la nettezza e la giocondità 
deH’ambiente ci fanno essere corretti, buoni, 
civili. Questa è la verità ! 







- 117 - 


Un, grande medi-co e naturalista della pri¬ 
missima antichità — Ippocrate ebbe a dire 
eli© la tubercolosi è fra tutte le malattie la 
più micidiale e la più diffusa. Dopo tanti e 
tanti secoli di storia — ventidue secoli di sto¬ 
ria 1 — noi dobbiamo ripetere perfettamente 
la stessa proposizione, poiché risponde cosi fe¬ 
delmente oggi, come rispondeva ai tempi di 
Ippocrate. La tubercolosi resta tuttavia il più 
grave flagello dell’Umanità e specie della u- 
rnariità più civile. 

Kssa, infatti, miete giornalmente, in ogni 
parie del mondo e in ogni classe sociale e piu 
specialmente nelTetà più fiorente, un così in- 
gente numero di vittime, che non facciano tut¬ 
te lo altre malattie epidemiche ed infettivo 
prese insieme; tutti i disastri, le guerre, le 
inondazioni, gli incendi, i terremoti, che la 
storia ricordi; e, in rapporto ai danni arreca¬ 
li, si giudica con ragione chissà rappresenti 
finora la maggiore c più terribile sciagura e- 
eonomica, dei popoli e dei governi. Il Massa- 
longo, ch’ò un geniale scrittore di Medicina 
sociale, questa affermazione ebbe a fare da 
tanti anni ed è quella che va ripetuta sempre. 

Inaugurando il II Congresso Nazionale con¬ 
tro la tubercolosi a Firenze, il Lustig precisò, 
con la grande autorità che viene dalla sua per- 
sona, questo concetto sociale della tubercolosi 
e disse: 



- 118 - 


" Facile e dimostrare, anche a coloro cui s*. 1 
no mono familiari, lo questioni sanitarie, come 
la tubercolosi, fra tutte le malattie infettive 
sia quella che piu degni altra può considerarsi 
una malattia sociale; basta pensare che in Eu 
rapa e anche in altre parti del mondo, un quar 
to circa della mortalità umana è dovuta a qtic- 
sta malattia; basta ricordare che Ja miseria < 
la cattiva nutrizione, le condizioni antigieni- 
che generali sono i suoi alleali e concorrono 
a diffonderla in tutte le classi sociali. 

1 diurni economici che la tubercolosi produce 
sono enormi, perchè la malattia e la morie 
colpiscono per lo più individui nell'efà in cui 
piu attiva è la loro produzione di lavoro, in cui 
hanno anche per lo piti già creata la famigliai 

fi evidente, dunque, che i denari clic la So¬ 
cietà spende nella lotta contro la tubercolosi 
sono indubbiamente posti, sia pure con larda 
scadenza, ad un largo frullo, qualora prima 11 
fioi si giunga ad attenuare gli effetti del morbo. 

La tubercolosi è malattia cosmopolita; dall# 
comparazione dei dati demografìci-statistiri del 
le più diverse e lontane località in differenti 
epoche, sembra dimostralo ch’essa s’ò a grado 
a grado diffusa con un crescendo proporzio¬ 
nale allo sviluppo della civiltà. Il Laveran ci 
ha dimostrato come presso quasi tutte le pò- 
polazioni selvagge, barbare e semibarbare, vi¬ 
venti liberamente allo stato primitivo; fra > 
beduini dell’Arabia o le tribù della Calibia, fra 
ì pastori nomarli delle steppe fartene e russo 
Q i montanari delle L-ordiglicre c delle Ande 




— 119 - 


peruviane, la tubercolosi è ancora oggi molto 
rara. In alcune regioni dell’Africa, nelì’Ame- 
rica del Nord, nell’Australia, nella Nuova Ze¬ 
landa, a Thaiti, prima che vi colonizzassero 
"li Europei, la malattia era quasi sconosciuta; 
dopo, feci* fra gli indigeni delle stragi terri¬ 
bili. 

Presso le Nazioni civili, l'infezione tuberco¬ 
lare, prima dell’emigrazione, davvero rispar¬ 
miava -certe classi agricole — i pastori, i pe¬ 
scatori, che, isolati da ambienti malsani e ras- 
agnati àgli scarsi agi del focolare domestico, 
possono lavorare e vivere all’aperto, sotto i 
raggi vivificanti del sole, tra il verde delle 
valli e la dislesa del maro faceva invece 
strage tra gli operai, gli impiegati,* gli indu¬ 
striali assiepati nei centri popolosi. Quivi For- 
ganismo più sanq, affaticato sempre nella diu¬ 
turna lotta -per l’esistenza, spesso mal nutrito 
e ;pur costretto ad un lavoro eccessivo, ad una 
v 'ùa sedentaria, in ambienti angusti, viziati, 
malsani, finisce coll’esaurirsi, offrendo facile 
preda al bacillo di Koch. 

. Sono proprio i così detti grandi centri, le 
viltà industri e popolose quelle, che con i loro 
quartieri soprappopolati, stretti, umidi, senza 
sole, troppo freddi d’inverno, troppo caldi d’e¬ 
state; con i loro opifici, con le caserme, i mona¬ 
steri, i manicomii, le prigioni, i collegi, gli 
°*pedali, gli uffici pubblici, ecc., danno il mag¬ 
gior contingente di morbosità e di mortalità 
P^r tubercolosi. Oggi, disgraziatamente, un no- 
,e vole contributo dànno anche quelle classi 
r he prima restavano immuni. 



— J 20 


Non è la tubercolosi una malattia eminente¬ 
mente sociale? Essa è il risultato ultimo di u- 
ria somma di cause dirette e indirette morbige- 
ne, assommantisi aH’elemento specifico e in¬ 
dispensabile — ma non sufficiente — che è il 
bacillo tubercolare. L’uomo tubercolotico va 
considerato come il prodotto di fattori di ordi¬ 
ne economico, sociale, antropologico. 

Questo è almeno il concetto trionfante nella 
mente degli onesti cultori di scienza biologiche 
e sociali. n 

«La densità della popolazione, l’industriali- 
smo, 1 alcoolismo, la professione e la miseria 
rappresentano i grandi fattori di questa infer 
unta. 

In campagna si 'muore meno di tubercolosi 
che in città. 


Considerando il numero di persone che abita 
no su di un chilometro quadrato, il Cornei fa 
risalire nella Prussia orientale e occidentale, 
ove abitano da 53 a 5(5 .persone, la mortalità 
per tubercolosi a 1521 per 10.000. Cifra ancor 
piu alta si ha nela Vestfalia e regione Renana, 
ove su 1 ìi stressa zona di terra in cui vi abitano 

Jo la morWi ^ ascende a 33,50 per 

10.000. Nelle caserme, nei monasteri, nei col- 
legi e nelle scuole cui fa difetto l’igiene, si ve¬ 
dono i funesti effetti dello agglonioramento. 








- 121 


11 doti. Francesco Mottola, in una esaurien¬ 
te pubblicazione speciale, ha rafforzato, con un 
forte ragionamento, il valore dei numeri, chia¬ 
ri per sè stessi, nella dimostrazione della nostra 
tesi, che è tesi generalizzata oramai, fra tutti 
gli igienisti ed economisti. 

«La morbilità e mortalità per tubercolosi sta 
in direttissimo rapporto coll'agglomeramento di 
popolazione nei centri urbani; ciò che eviden¬ 
temente ci trae alla constatazione che quanto 
più è abitata una città, tanto più è diffusa la 
tubercolosi. Le cifre che confermano questa do¬ 
lorosa verità sono numerosissime: accenniamo 
solo ad alcune raccolte dal Zubiani. 

Iter esempio, in Danimarca (1876 e 18831 nelle 
35 città più piccole (di circa 1900 abitanti) la 
mortalità per 10.000 abitanti è di 212; mentre 
nelle 24 città medio (5000 abitanti) è di 225; 
nelle 5 maggiori (17,000 abitanli circa) è di 263; 
e a Copenaghen (che supera i 100.000 abitanti) 
è di 315. 

In Olanda la mortalità delle città sta a quel¬ 
la della campagna come 25 a 15. In isvizzera 
(1890-92) nelle campagne e nelle città inferiori 
a 10.000 abitanti, la mortalità è di 194; mentre 
nelle 15 città superiori ai 10.000 abitanti, è di 
303. In Germania (1875-1879) la media della 
mortalità della campagna è di 319 e quella del¬ 
le città di 369. In Baviera (1889) quella della 
campagna è di 281, quella delle città di 413. Tn 
Francia (1891) nelle città sotto i 5000 abitanti, 
la mortalità per tisi è di 181, in quelle da 5000 
a 10.000 di 216; in quelle da 10.000 a 20.000 di 



— Ì22 — 


- »i, il) 4 f (ielle dì v'O.OCO il • (HHÌ <ìi ojìq • » 

(U 363 ' a *"W* (2.287.705 abitanti) di 490 

!'" un ra Pi^ sguardo alla vita dei 

,!Si-f‘ Io P o^;, 1 rab ‘ 1 me ° te alla : - ni ' 1 «Oleina 
spi id, J e occasiuni ciie rendono ni li fn** ìi a i 

SS» ■ | '™ ■« 

i 'i ’ ^ f 1 pei fez ione e di misrliopameMfo 

SU 1 » « la neocssita S"-,;'.? 

< nc (,on Io sue leggi permette ,-aipperni i] so ddi- 

ol v^ctaUva 0 ' l”" e f lem , enlari bis ogrii delia vi- 
o 0 ctati\a, d contrasto si rende invincibile. 

<Jcl,p c-ase operaie, l'occunazio- 
. Oc suolo per parte dei grandi stabilimenti 

detenn/nàto°n ì de c"?!• lo de J la Popolazione ha 
ueterminato nello ulta un rincaro tale delle oi- 

-i un da costringere intero famiglie ad abitare 
piccoli spazn privi di aria e di luce. 

p { I“ i «he molto volto nascono e si svol- 
c- o quelle forine di aberrazione del corpo e 
Jcllo spirito cui e devoluta una parte non in 
degenerazione della razza! Il 
tu bei coioti co vive insieme alla sua faniis-lìa 

Si"*' 1 * IH*. « avvale delle atei 
stoviglie dello persone sane. I suoi snidi hì<=- 

seminati sui pavimenti e sulle pareti sono il 

P ericoI <>so contagio. Que 
sta vita di contatti, di ìntime necesità, la nutu- 





- 123 


a stessa del suo male, eccita in lui poteri te- 
nente le funzioni genetiche attraverso la più 
Ita funzionalità umana, si tramanda nelle ge¬ 
lazioni successive il germe ferale del morbo, 
-osi è che la tubercolosi dà nelle classi indi¬ 
enti, un-contingente di casi molto più nu¬ 
meroso delle classi economicamente meglio si¬ 
tate » (MottoLa). 

Il Bonardi, che ha avuto per primo il merito 
'! elevare il problema della tubercolosi in pro- 
’lerna sociale, scrive: «La tubercolosi ha per 
;ase un lungo processo di debilitazione della 
'ora organica; di disintegrazione, di esauri- 
n ento dei poteri di difesa. È la malattia che 
'ntetizza tutte le debolezze, tutti gli esauri¬ 
menti ereditarli ed acquisiti; tantoché il pro¬ 
esso infettivo viene a costituire un episodio 
'.male, una ultima tappa dell'opera di demoli- 
>one. 

l-a coltura, sia pure la più virulenta, di baeil- 
1 di Koch, se inoculata sotto la pelle del mon- 
mne, non attecchisce; se nell’asino, produce 
"bercolosi miliari che guariscono spontanea¬ 
mente; se neH’uorao robusto ben nutrito, senza 
'.''edisposizione ereditaria, determina lesioni 
"■coscritte, facilmente isolabili e guaribili. 

ba tubercolosi è la malattia della debolezza 
panica, sia essa determinata da miseria fi¬ 
lologica, da surmenage , da condizioni anti¬ 
gieniche di vita e di lavoro, sia da stravizi, da 
''esa delle leggi biologiche fondamentali, -on 
"matrimoni i tra consanguinei, fra ammalati, 
ra persone di troppa differenza di età, fra 


~ 124 


giovanotte ambiziose, spregiudicate, e vecchi 
precoci, infrolliti od induriti dalla sifilide, dal¬ 
l’alcool, dairurioemia e da ogni sodisfatto ca¬ 
priccio di gola e di lussuria. " 

Sta il fatto che rantioo antagonismo tra caun- 
pagna e città, a proposito della frequenza del¬ 
la tubercolosi, non solo pare completamente 
cessato, ma ormai campagna e montagna sono 
infestate in modo irrimediabile dal tristo fla¬ 
gello ». 

Gli stabilimenti industriali, specialmente 
quelli di filatura e di tessitura, vanno sempre 
più estendendosi nelle campagne dove il era 
miraggio è più facile e sono più lauti i prò 
fitti capitalistici, in proporzione della disorga 
nizzazione proletaria e deH’eceesso di offerì 
di mano d’opera, che rende inevitabile un irri¬ 
sorio salario minimo. Ed in quelle piaghe del 
piano o delle prealpi dove non pullulano anco 
ra gli stabilimenti industriali, e la gioventù 
d’ambo i sessi, ma specialmente la femmini¬ 
le, che preferisce al più duro, ma più salubri 
lavoro dei campi e dei boschi, il lavoro 
comodo, ma insidioso dello stabilimento. E 1 ( 
va a cercare, spesso irregimentata da curati ' 
da suore che si fanno garanti, presso gli h 1 
dustriali, dei buoni principi], del carattere 
missivo e delle modeste pretese. 

Alcuni dei nostri paesi specialmente di nioo 
lagna, sono stati dimezzati alla lettera dall- 1 
emigrazione permanente verso gli stati deìl’^ 
inerica del Sud. 

In altri paesi, e sono la maggior parte, rtf 




— 125 — 


quali si verifica la emigrazione temporanea, il 
deterioramento della salute è tale da avere la 
popolazione perduto completamente il suo ti¬ 
po tradizionale. 

In qualche paese della Valle di Intelvi, per 
es. a Ponna, ha visto il Bonardi intere famiglie 
perire nel giro di pochissimi armi, senza che 
nessuna persona si salvasse. 

Sono drammi terribili ned fatale svolgimen¬ 
to dei quali, è cosa puerile il minuscolo tenta¬ 
tivo con medicamenti, con linfe e con sieri ! 
È un apporre un fuscello alla valanga, un pu¬ 
gno di terra alle onde furiose. 

L’infierire della tubercolosi nelle classi po¬ 
vere ha un esponente sicuro nella percentuale 
delle forme di petto, 'nelle corsìe ospitaliere. A 
Pavia come a Pisa, a Lucca come a Firenze, a 
Livorno come a Milano, in tutti gli ospedali, 
la percentuale dei tubercolosi nelle corsìe, pri¬ 
ma dei falliti tentativi di isolamento di cotesti 
infelici, ha sempre superato il 30 per cento, ed 
è in certe stagioni salito fino al .40 per cento. 
Non mancano statistiche secondo le quali una 
buona meetà del numero degli ammalati sareb¬ 
be rappresentata dal numero dei tubercolosi. 


Il diventare o non tubercolosi, quando il ger¬ 
me specifico è penetrato nedrorganismo; il riu¬ 
scire vittoriosi nella lotta contro di esso, nelle 
confortanti proporzioni indicate dalle statisti- 



- 126 - 


che di Nafcalis Guillot e di Brouardel, ed in 
uaa proporzione minore, dipendo in molta par¬ 
te dal tenore di vita fisica e morale del tuber- 
colizzato, ed anche dairapplieazione più o me¬ 
no rigorosa delle norme di igiene individuale, 
domestica, industriale e sociale. 

Le abitazioni sono quelle che compiono l’o¬ 
pera di preparazione recettiva alle stragi infet¬ 
tive, coll’affollamento intollerabile, colla man¬ 
canza di riscaldamento di inverno, di ventila¬ 
zione d’estate, con la deficienza d’aria e di lu¬ 
ce, col sudiciume stratificato sul pavimento e 
sulle pareti, con la moltiplicazione spavente¬ 
vole di generazioni innumerevoli di parassiti 
animali vegetali e protistici. 

« Vi sono in tutte le città, e specialmente nel¬ 
le più antiche, soffocate da mura, cinte da 
fossati, con strade strette, povere di piazze e 
di giardini, delle case che si potrebbero dire 
case cimitero, spesso aggruppate attorno ad 
un principale centro, nelle quali le malattie 
infettive, tutte, ma la tubercolosi specialmente 
intensifica i suoi disastri. E s'intende che sono 
principalmente i quartieri del pianterreno, i 
più bui, i più umili, i più sporchi e puzzolen¬ 
ti, dove i miseri corpi, già preparati, come di¬ 
cemmo, dalla miseria fisiologica, cadono vitti¬ 
me delle infezioni. Ed è in codesti ambienti più 
e meglio che nelle stesse corsie ospitaliere, do¬ 
ve il medico vede discendere per triste eredità 
e costituirsi a -poco a poco, nello imperversare 
per le condizioini di vita brevemente analizza¬ 
te qui sopra, .l'abito tisico, colle ben note ca¬ 
ratteristiche morfologiche e biologiche, per le 




— 127 — 


quali 1 attecchimento del germe infettivo, viene 
•hi assumere il significato preciso di un neces- 
^ario episodio terminale, eliminabile e guaribi¬ 
le indirettamente, (piando le condizioni fonria- 
mentali di esistenza del malato sicno suscetti¬ 
vi di più o meno completa riparazione e rein 
' frazione » (Bernardi). 

Dopo l'agglomera-irienlo, l’industrialismo lia 
ini valore ©eminentissimo -nelle determinazio¬ 
ni della mortalità per tubercolosi e fino al puu 
° da essere giudicato dal Foà, per comune ma 
lattici specifica del regime industriale. 

Fin dal 1892 il Bonardi metteva in eviden¬ 
za come la quistione della tubercolosi impli 
‘dii qualche cosa di più di un problema medi 
Z? igienico, ma tutta quanta la questione so¬ 
ciale. Le idee esposte dal Bonardi, col suo so¬ 
ldo ardore, furono in Italia combattute, ma in 
1 figli il terra, in America, in Francia, in Germa- 
,ì,a i le stesse idee espresse da studiosi diversi 
hanno persuaso a dare un carattere sociale 
mia lotta contro la tubercolosi: il rapporto fra 
questa causa sociale e la tubercolosi, dà perfet¬ 
tivi eri te ragione al Bonardi. 

Da professione ha un' influenza decisiva nel 
determinare la infezione; cerio non è possi¬ 
bile riferire sulla tubercolosi da un punto 
'*] vista esclusivamente professionale: lo stu¬ 
dio delle condizioni predisponenti determinate 
dai diversi generi del lavoro, dal tenore di vi- 
^ dell’operaio non può disgiungersi dallo stu¬ 
dio specifico dell’infezione e ci porterebbe quin¬ 
di a discutere tutta la organizzazione moderna 
del lavoro, tutta-la questione economica. 



II sistema di produzione moderna, pel quale 
moltissimi operai si accalcano, sudano, respi¬ 
rano in ambienti relativamente angusti, tra il 
bruscìo delle macchine e le colonne di polvere 
ammorbanti; l’aria gravo e pesante, rappre¬ 
senta anch’esso un grave mezzo di contagio 
della tubercolosi. 11 pericolo aumenta quanto 
più fina è questa polvere (falegnami, operai di 
porcellana) e quanto più essa è costituita da 
particelle più o meno smusse o acuminate, le 
quali ultime, ledendo l’epitelio delle vie respi 
ratorie, facilitano la penetrazione del bacillo 
tubercolare (limatori, arrotatori di metallo, 
scalpellini). D’altro lato, nei paesi dove manca 
una legislazione protettiva del lavoro, ed i la; 
voratori assolvono fi proprio compito in locali 
oltre che angusti, bassi, umidi, oscuri, i ba 
cilli vengono contenuti in un numero assai 
maggiore in uno spazio d’area più piccolo e 
presentano insieme alla virulenza aumentata 
una vitalità più lunga. Se si pon mente al fai 
lo che un tubercolotico dissemina al giorno set¬ 
te miliardi di bacilli proiettati coi colpi di tos¬ 
se e coiressicamento degli sputi nell’afcmosfe 
ra, nonché alla mancanza di igiene industriale 
nelle sue più elementari applicazioni, ciò che 
aumenta il pericolo e l’intensità del contagio, 
si avrà una più esatta idea di quella che ì'in- 
dustrialismo rappresenta nella diffusione delta 
tubercolosi. Se Tlnghilterra oggi è la meno 
quotata del numero dei morti per tubercolosi- 
ciò si deve ad un complesso di cause generali 
e particolari, sociali ed individuali. Negli in¬ 
glesi è diffusissima la coscienza scientifica sul- 
{'efficacia della profilassi pubblica e privata, 





— 129 — 


mentre è più profondo il senso della responsa¬ 
bilità 'morale delle classi dirigenti. Sotto la 
pressione delle organizzazioni operaie, ì’Lnghil- 
lerra da parecchi anni in qua si ebbe un pro¬ 
fondo rinnovamento igienico-sanitario. Miglio¬ 
rate le condizioni del lavoro con aumento di 
salario e diminuzione di ore, imposte ai pa¬ 
droni di officine norme rigorose di profilassi; 
istituite case operaie, ecc., si ò riusciti non so¬ 
lo a risanare le condizioni generali del lavoro, 
dal punto di vista igienico, ma risanare la 
macchina-uomo» (Mottola). 

Certo è che la grande industria crea le sue 
Ineluttabili conseguenze — affollamento di 
masse operaie, vita in comune, presenza di 
Polveri, ecc., ccc. — costituisce un sostrato 
fononiico-sociale che dà moto e vita alla più 
* a rga diffusione della tubercolosi. 

Giustamente il Rossi-Doria sostiene che la 
■ubercolosi dà il massimo della mortalità nei 
)a esi dove le industrie sono più progredite e 
ottuse, dove sono più numerose le classi la¬ 
voratrici. 

Ca Patologia della tubercolosi dimostra che 
hmlsiasi causa concorra ad indebolire lappa- 
a h> respiratorio favorisce in esso lo impiantar- 

del bacillo tubercolare. L'individuo che vive 
! che respira in un’aria polverosa, è costretto 
1 tossire spesso, sottoponendo così i suoi pol- 
n °ni ad un intenso od infruttuoso lavoro, il 
iu *ìg deprime l’attività (isto-funzionale) delle 
° r ° fibre. In tal modo, se il bacillo di Koch 
)e nctrerà nelle vie del respiro, trova fertile 


5 



- ISO - 


campo alla sua attività patogena. Inoltre, i mi¬ 
crobi non possono passare por un epitelio ille¬ 
so, bisogna dunque che la mucosa polmonari 
sia priva del suo epitelio protettore, ma bastò 
che ciò avvenga anche solo in un punto min: 
mo. Questa condizione crea appunto la ispira 
zione di polvere e noi vediamo perciò che quali 
do gli operai lavorano in atmosfera polverosa i 
ispirano una polvere contenente bacilli della 
tubercolosi, sono esposti con ogni certezza all* 
infezione (Albrecht). 

Questa osservazione clinica, consacrata dal!* 
esperienza pratica, ha avuto il suo control!* 
dell’esperimento, poiché facendo inalare ai co 
nigli polveri minerali, essi vennero resi pi- 
vulnerabili all’inalazione del materiale tube* 
colare. 

D’altra parte, il sudiciume delle strade e !' 
spazzature dei domestici e delle domestici 
sono destinate a butti i poveri passanti, semi" 1 
per quell’assenza di educazione igienica, j ! 
tutte lodassi lavoratrici. Comunque ci muovi* 
mo, comunque ragioniamo, questa coscien* 1 
igienica si presenta sempre più impellente. 


* * * 


Sono notorii i rapporti tra Palcoolismo e 11 
tubercolosi, così come esistono tra Palcooli?' 111 
ed altre malattie infettive. Tanto più ciò 
bra logico, al di là delle deduzioni statistici 
quando si tiene presente tutto quello che o~ 
6i conosce di sperimentale sulla netta ari 011 




— 131 — 


eprknento dell’alcool sull’organismo, ador¬ 
nando l’organismo è assoggettato all© infe¬ 
rni. 

Ma ciò nonostante, le documentazioni in quo¬ 
ta materia hanno sempre un certo interesse, 
fl e P°r questo che va segnalato un interessan- 
! studio di Bertillon, riguardante la presenza 
e la tubercolosi in Francia e il fenomeno del- 
aicoolismo, anche perchè questa ultima pia- 
u "a in certe provincie francesi un tale va- 
>re di intensità, da prestarsi molto bene a del- 
‘ ricerche epidemiologiche in questo ordine. 

Venendo' ad una conclusione e rimanendo 
Punto più importante delle constatazioni, 
ehe a tutte lo prove di carattere sperimen- 
uc intorno alla influenza 'perniciosa dell’aì- 
" nelle forme infettive e quindi anche per 
^tubercolosi, si aggiungono prove epidemio- 
Whe, lo quali dicono molto bene come l’al- 
•^usmo possa essere uno dei più importatiti 
1 tori > almeno in talune fasi della tubercolo- 
> e come certo l’alcoolismo influenzi gran¬ 
fiente la diffusione di questa malattia. Ri- 
ane però sempre a vedere se questo fenome- 
" epidemiologicamente evidente deve essere 
■teso nel solo significato che l’alcool predi- 
:>°nga e debiliti nei rapporti dell’infezione tu¬ 
bolare; o non piuttosto perchè il fattore al- 
l)01| smo comprende e presuppone tutta una 
f rie di altri coefficienti: dagli abusi di ogni 
" Me|, e. fino all’alimentazione deficiente.. 



Anche i giornali politici hanno dato a suo 
tempo una notizia sensazionale e grave, richia¬ 
mando l’attenzione dei pubblici poteri, la no ; 
tizia, cioè, che un gran numero di emigranti 
di ritorno dalle Americhe, giungevano in pa 
tria affetti da tubercolosi polmonare. 

Tale fatto, la cui gravissima importanza so¬ 
ciale non isfuggirà ad alcuno, merita di esse¬ 
re illustrato principalmente per fare intendere 
allo Stato la necessità che esso finalmente si 
decida ad intervenire con opportuni.ed impro¬ 
rogabili provvedimenti legislativi, tendenti ad 
impedire lo estendersi, il dilagarsi di questo 
terribile flagello, che mina la salute di tanti 
validi giovani, e minaccia molto da vicino I» 
stessa compagine sociale. 

L'Italia, se può giustamente menare il van¬ 
to di essersi con serietà di intendimenti preoc 
capata della malaria, e di avere efficace meni 1 ’ 
, provveduto alla lotta contro questo morbo cn« 
immiserisce gran parte delel nostre labori#'’ 
popolazioni rurali; se essa può segnare al p^ 
prio attivo quella feconda operosità che ha spi<j 
gato per debellare la pellagra, non può dire 
trettanto per la tubercolosi, contro la qua 1 ’’ 
troppo poco è stato ancora fatto. 

« Ora, di fronte alla nuova e grave minaccia¬ 
lo Stato ha l’imprescindibile dovere di inte 
venire, -rendendo tutti quei provvedimenti ci* 
sono indispensabili a tutelare la salult’ pi" 
blica contro la tubercolosi. 



- 133 


«Purtroppo, ancora oggi, il nostro paese man¬ 
tiene il triste .privilegio della più copiosa e 
più importante esportazione, quella degli uo¬ 
mini, i quali, non potendo avere dai campi na¬ 
tivi un pezzo di pane, son costretti a varcare 
l’Oceano, per procurarsi di che vivere. 

« Ma nelle Americhe, che tuttavia esercitano 
sui nostri emigranti il fascino delle sirene e 
dove essi portano unicamente la forza ingenua 
delle loro braccia, la nostra bella e valida gio¬ 
ventù è obbligata a subire tutte le insidie e 
tutte le oppressioni, alle quali, data la mera¬ 
vigliosa adattabilità e plasticità del tempera¬ 
mento italiano, finiscono coll’abituarsi senza 
muovere lamento. 

« La enorme fatica da essi pretesa, i salari 
scarsi relativamente al costo della vita, le con¬ 
dizioni assolutamente antigieniche e la obbro¬ 
briosa e densa promiscuità nella quale sono 
obbligati a trascorrere la loro misera esisten¬ 
ti, la differenza di clima, eoe., sono tutte con¬ 
dizioni le quali prima o poi finiscono col mi- 
mire la salute di quei vigorosi giovani, i quali 
avevano lasciato la patria, il focolaio dome- 
s Lco, i proprii cari, al miraggio di ritornarvi 
(, on un discreto peculio. 

« Essi infatti vi ritornano, ed anche molto 
Presto, ma sono arsi dalla febbre che li divora, 
emaciati, tossicolosi, distrutti dalla tubercolosi 
e dal tiepido clima, al sole della madre patria 
chiedono la guarigione delle loro grandi sof¬ 
ferenze. 



- 134 — 


«Sbarcano in Italia, sprovvisti affatto rii 
mezzi, e non hanno altro desiderio, altra pre¬ 
mura, che quella di tornare al natio loco, do¬ 
ve, insieme alla più squallida miseria, porta¬ 
no i germi del male che contageranno altri o 
più numerosi individui. La malattia pertanto 
cresce e si estende. 

« Che cosa abbiamo noi fatto per arrestare 
la fatale marcia? Nulla. 

« Gli emigranti italiani di New-York, per 
mettere qualche guadagno si privano di buona 
alimentazione, vestono male e trascurano ogni 
riguardo per la loro salute. Questa condizione 
di cose, associata ai duri lavori cui sono as¬ 
soggettati, è causa di molte malattie esaurienti 
che obbligano la maggior parte di essi a torna 
re in patria per ricuperare la salute, quando 
non sono addirittura ridotti inabili. » [Stella). 

Per potersi fare un concetto esatto delfini 
portante fenomeno della tubercolosi, negli e- 
migeanti italiani, occorrerebbe aggiungere alle 
cifre ufficiali più su riportate, quelle degli am¬ 
malati d’oltre Oceano, che rimpatriano per al¬ 
tre vie che non porti italiani (Havre, Marsiglia, 
Inghilterra) o su piroscafi senza medico go¬ 
vernativo, ed infine quelle di coloro che rien¬ 
trano in Italia da tutti i centri di emigrazione 
italiana dai varii paesi di Europa e dal bacino 
■mediterraneo e dei quali non si ha nessuna 
uotizia. • 

Il gravissimo problema dell’emigrazione i- 
taliana, che appassiona ed interessa tanto so¬ 
ciologi ed economisti, deve interessare anche 






- 135 — 


1 medici per le influenze die questa grande 
corrente umana -può risentile nelle sue condi¬ 
zioni sanitarie, sia per opera dell’ambiente ver- 
so il quale sono dirette, sia ed ancor più, per 
influenza che può avere nel momento di ri¬ 
torno la possibilità di trasportare in patria 
0 malattie esotiche o diffusibili o come nel ca¬ 
so della tubercolosi, malattie socialmente al¬ 
trettanto gravi. 


ha tubercolosi è la malattia del povero, la 
malattia della miseria. 

Chi per poco si affacci nellabitaione del di¬ 
seredato riporta la più viva e profonda impres¬ 
sione di disgusto e di dolore. 

« Le conquisto più semplici della igiene in¬ 
dividuale ignorate; le vittorie della scienza su- 
tp 1 esseri infinitamente piccoli rinnegato dalla 
dolorante e bruta realtà delle cose; la profi¬ 
lassi domestica- nelle sue più semplici e pur 
feconde applicazioni disconosciuta, il sentimen¬ 
to irresistibile della conservazione umana in 
^perto contrasto con Timmensa opera distrut¬ 
ta, operata dagli agenti patogeni. È tutto un 
tono alla morto che da quegli antri si eleva a 
toagniflcare le glorie del male, la fine del pen¬ 
ero, il buio impenetrabile innanzi alla luce 
abbagliante dell avvenire! 

L’abitazione del povero segna la condanna 
bto chiara, vibrante di verità e di giustizia, 
° e ha struttura economioo-morale dell’ attuale 




136 — 


società civile. Mentre la scienza, coi suoi veri 
immortali schiude la vita delLuomo alla feli¬ 
cità ed alla sanità, le -fatali esigenze del mo¬ 
do di produzione e la distruzione delle riccliez- 
ze lo vota alla morte. 

I>u vita del povero, difatti, si svolge o si e-: 
sani* fece in spazi angusti ove tutto ò alla ria 
fusa ed i detriti organici delle sue funzioni 
ne inquinano rambiente. La luce c l’aria, mez¬ 
zi naturali di disinfezione, vi mancano; ed il 
contatto da vittima a vittima è reso più facile- 

.La vitalità del bacillo tubercolare trova in 
queU’ambiente le -migliori condizioni per il suo 
adattamento; ed il leggero grado di umidità 
che naturalmente si sviluppa ne aumenta la 
virulenza. Processi putrefattivi si compiono con 
straordinaria violenza, rendendone ancora pii 
grave la piccola quantità di aria ivi esisten¬ 
te. In mezzo a questa atmosfe7*a pregna di t‘- 
salazioni morbigene e di aumentalo potere 
tossico, vengono procreati i figli, veri candida; 
ti alla tubercolosi, da pad ri*, cui condizioni 
speciali legano una prolificità davvero oppri¬ 
mente. 

Alla mancanza di ogni norma di igiene di¬ 
mestica, va congiunto lo stato di denutrizione 
cronica in cui si trova fatalmente il lavorato¬ 
re; ed a questa il lavoro eccessivo, snervante, 
reso più gravemente deleterio per la deficiente 
ed incongrua alimentazione. 

L’alimentazione c la fonte unica ed essenza 
le da cui scaturiscono tutte le funzioni dell 1 
vita vegetativa o di relazione. 



137 - 


forza vegetativa è la sorgente prima di 
°* U] forza umana e da essa zampillano come 
forze superiori il moto, il pensiero, la passio¬ 
no. » (Man tega zza). 

Quando a tutta questa miseria economica, e, 
[nincli, organica aggiungiamo la ignoranza e- 
omentare, tecnica, igienica, politica, che ah- 
uuuno le mille e mille volte deplorata nel no¬ 
stro paese, e specie nelle nostro provincie del 
•Mezzogiorno, allora, i! quadro terribilmente 
lo >co, su cui si disegna imponentissimo ed or¬ 
roroso il fantasma della tubercolosi, è quadro 
completo, ahimè 1 troppo completo 1 

Noi perciò non possiamo, non vogliamo ces¬ 
are giammai di gridare come il dovere socia¬ 
le H più grande dovere che l’ora attuale si 
!nì ‘Ponga, è la lotta contro la tubercolosi, la 
'inale, se è la malattia della miseria, è del pa- 
n la malattia deJJ’ignoranza. Creare nel po- 
l )0l o e nelle famiglie una educazione igienica; 
riu che equivale a rendere l'individuo infermo 
mono possibile nocivo agli altri, rappresenta 
’JP benefico mezzo praticamente raggiungibile 
1,1 . profilassi antitubercolare. Si diffondano 
Quindi in mezzo ai popolo mercè giornali, o- 
Piiscoli, circolari, conferenze, eec.) i precetti 
l J| u elementari di igiene, si popolarizzi in for- 
,na facile e piana la patologia della tuberco- 
0si » le cognizioni della trasmissibilità e del 
contagio, i mezzi di distruggere il bacillo tu¬ 
bercolare. Si istruiscano i tubercolotici nei sa- 
Ijatoriì ed i predisposti nei dispensarii. L/e- 
1 ll °nzione antitubercolare e la coscienza ierie- 



138 - 


nica si compiano nell’esercito e nella marina, 
nelle associazioni operaie e nei sindacati, nelle 
città e nelle campagne, ed in principal modo si 
educhino le madri. 

Si obblighi per legge la denunzia dei cafri di 
tubercolosi, il controllo degli alberghi, delle 
pensioni, delle case ove la denunzia è avve¬ 
nuta, mercè l’istituzione di un corpo di medici 
ispettori, a cui sia anche- affidata la disinfe¬ 
zione di locali suddetti. Nella scuola è d’uopo 
che la propaganda antitubercolare trovi la più 
completa ed accurata esplicazione. Evidente 
mente è dalla scuola che muove rinsegnamen 
io igienico, per potere penetrare poi nella fa¬ 
miglia; ed è in essa che devesi compiere una 
vigilanza igienica oculate. 

Il crescere meraviglioso della vita industria 
le ed operaia, l'enorme affollamento della 
Isolazione, ha creato nuove fonti di morbilità 
tubercolare e nuovi doveri da parte dello Sta 
lo. Ovunque è sentito il bisogno dello sfolla 
mento dei quartieri popolari e la costruzione 
di case igieniche a buon mercato. Come nella 
scuote cosi negli stabilimenti industriali te pa¬ 
rola della scienza deve penetrare per attenuare 
con norme fìsse regolamentari l’influenza del 
lavoro sulla mortalità per tubercolosi; in ogni 
luogo di lavoro, di agglomeramento, di abita' 






- 139- 




zionc, di ristoro, di svago; in .ogni punto dotta 
terra, dove vibra il pensiero ed il braccio del- 
l’uomo, dove freme l’anima pei destini dei fi¬ 
gli, per il bene dei popoli, per l’avvento della 
civiltà sana e rinnovellatricc, là dove giunge¬ 
re, a ridestare le sopite coscienze, la nostra 
buona parola, la nostra buona opera ! 

Reco una delle principali missioni della Me¬ 
dicina Sociale. 



i 


























L’ Esempio deir Emigrazione 


Il fenomeno deHemigFazione, ha un rap- 
porto strettissimo con la demografia e statisti¬ 
ca sanitaria del Mezzogiorno d’Italia. I medici 
devono sentire la necessità di uno studio ac¬ 
curato del problema dell’emigrazione, rappre¬ 
sentando esso un grave fattore della patologia 
umana. Studiando' tutti i vantaggi e gli svan¬ 
taggi deiremigrazione si può giudicare quanto 
sia più o meno compatibile il fenomeno con 
le sorti igienico-sanitarie del paese. Basti os¬ 
servare come viaggiano gli emigranti; come 
yivono; dove abitano, come lavorano gli operai 
italiani dell’America del Sud e nell’America 
del Nord; basti osservare il bilancio economico 
del lavoratore nostro nell’Argentina o negli Sta¬ 
li Uniti in rapporto coi bisogni fisiologici, con 
le esigenze locali, per .persuadersi di che lacri¬ 
me grondi c di che sangue il risparmio che 
giunge in Patria da parte degli emigranti 1 
^emigrazione dà vantaggi e svantaggi econo¬ 
mici, vantaggi e svantaggi morali; vantaggi e 
svantàggi politici, ma non dà alcun vantaggio 
l ^enico-sanitario. Il disastro igienico-sanitano 








— 142 — 


dell’emigrazione nel Mezzogiorno è incornine» 
surabile. Basii stabilire questo rapporto: eroi 
grazione e tubercolosi; emigrazione c sifilide 
emigrazione ed alcoolismo, emigrazione e tra 
coma, emigrazione e delinquenza, emigrazioni 
e prostituzione, emigrazione e degenerazioni in 
dividuali e sociali e studiare quale influenzi 
abbia avuto in Italia negli ultimi venti ann 
del secolo passato, e in questi venti anni do 
nostro secolo questo fenomeno sociale sul de 
terminismo dello cannate affezioni per conviti 
corsi di quel disastro igienico-sanitario. I va» 
taggi che dalla nostra emigrazione ricavano 
governi oltreoceanici, sono invece infiniti; ut 
calcolo finale fra tutti i risultati dell’emigra 
zione, è tutto a vantaggio di tali Governi. Gli 
italiani devono regolare almeno igienicamente 
il fenomeno deH’emigrazione e questo dev'e* 
sere opera della Sanità pubblica. Ecco la Me 
dicina Sociale. 

Il fenomeno deH’emigrazione, insomma, vJ 
studialo non solo dal punto di vista economie? 
e sociale, ma dal punto di vista igienico-san» 
tario. Oltre che la politica bisogna fare la scien 
za dell’emigrazione, e tutto ciò non può esser* 
che compito della Medicina Sociale. 

Bisogna constatare in una data nazione l’en¬ 
tità del fenomeno emigratorio e da questa en¬ 
tità dedurre subito la importanza morale, eco¬ 
nomica, politica ed igienico-sanitaria che de^ 
avere tale fenomeno per tale nazione. 

Precisate, per caso, delle esclusive cause a ' 
laviche e storiche, ed escluso ogni altro grupp 0 





— 143 — 


li causo operanti, è importante studiare la or- 
lanizzazioue fisica, psichica e sociale di un 
al popolo, trascinato dalla sua insita natura 
i<i emigrare sempre. La storia, oramai, c’inse- 
che i popoli veramente nomadi, istinti¬ 
vamente emigratorii, hanno compiuto il loro 
’icio e si sono oramai spenti nell'antichità. Le 
'ause ataviche, pure avendo una parte non di- 
prezzabile nell’etiologia dell’emigrazione, non 
‘Escono più, da sole, a determinare il feno¬ 
meno emigratorio, così come non riesce più la 
vela predisposizione verso una malattia a crea- 
v la malattia in se stessa, senza Tintervento 
*! altri fattori di varia natura e di varia gra- 
[dtà. Tale predisposizione può essere facilmen- 
* corretta e neutralizzata da condizione di vi- 
lu - sfavorevoli al trionfo della citata predispo 
Azione. Questo insegna lo speri mentali amo bio 
,0 o r ico, che trova legittimo riscontro nello spe 
cirnentaiisfrrio sociale. 


Bisogna studiare se remigrazione possa e 
jebba essere considerata come un fenomeno 
'istologico per le nazioni che lo producono e 
non sia, invece, un grave fatto patologico, 
t in altri termini, le cause che producono 
lv forti correnti emigratorie da una data na 
^one siano insite alla natura e alla storia del 
Popolo- di tale nazione e come tali non facil¬ 
mente evitabili o siano specialmente imposte 
momentanee condizioni demografiche, eco¬ 
nomiche, politiche e non siano determinate so- 
tornente le speciali condizioni morali e psico¬ 
tiche o determinate esclusivamente dall'ope- 
ra di propaganda da parte dei governi interes- 



— 144 — 


sati ad acocgliero pei loro paesi le correnti e- 
migratorie. Che, insomma, non siano causo in 
parte compatibili, in parte non compatibili con 
la vita nonnaie della nazione stessa o die, in¬ 
fine, esse siano inevitabili conseguenza di cat¬ 
tivi governi, di cattive amministrazioni che 
non sanno regolare, equilibrare, guidare la vi¬ 
ta collettiva delle «popolazioni loro dipendenti. 
Bisogna studiare se remigrazione anziché rap¬ 
presentare lina funzione organica di ricambio 
materiale, che tenga spinamente equilibrate tut¬ 
te le altre funzioni organiche di un popolo, non 
rappreseli ti, invece, l’apertura permanente ed 
inguaribile di una grande vena dalla quale 
si riversi permanentemente del sangue e per 
la quale entri nelTorganismo un numero in¬ 
commensurabile di bacilli che compromettono 
la esistenza fìsica di tutto Torganismo, col de¬ 
terminare delle pericolose infezioni. Ettore Cw> 
cotti, in un suo discorso alla Camera (Dicembre 
1913:- precisava- lucidamente la prima parte di 
questa similitudine, ma io, modestamente, ore- 
fio che la seconda parte completi la prima ri¬ 
spondendo essa oggi 'fedelmente allo stato al; 
Inalo della nostra emigrazione. Aggiungerei 
che questa dell emigrazione rappresenta pel rio 
stro paese una grave ferita lacero-contusa, che 
per circostanze di... ereditarietà governativa 
non promette di rimarginarsi e lascia scorre¬ 
re molto sangue venoso ed arterioso, minacciare 
do tutto l'organismo nazionale di qualche flem¬ 
mone settico cancrenoso da cui non sappiamo 
come i nostri chirurgi legislatori... potrebbero 
salvarci ! 




- 145 — 


Bisogna studiare a quali nuove strati fra¬ 
zioni sociali diano luogo le correrlii migratorie 
o nei punti di partenza e nei punti di arrivo, 
precisando le funzioni di esse; se costituiscono 
esse delle nuove forme di civiltà o non rinne¬ 
gano invece la civiltà esistente; se diano come 
risultato la formazione di classi evolute o non 
riproducano delle classi e delle età tramontate; 
se lo sviluppo, insomma, delle loro attività ac¬ 
cenni ad una progrediente forma embriolo¬ 
gica o non rappresenti un arresto di sviluppo 
delle forme organiche e sociali comunemente 
contemplate. Bisogna, insamma, seguire dal 
punto di vista embriologico il -fenomeno in pa¬ 
rola, poiché esso indiscutibilmente ha nella sto¬ 
ria degli Stati Americani un’importanza deci¬ 
siva per la formazione delle società nuove. Per 
chi voglia osservare direttamente come 1 uma¬ 
nità si sia formata e sviluppata attraverso ì 
millenni, come si siano-costituiti, organizzati 
i 'popoli attraverso infinite secolari lotte... 
darwiniane, come le diverse classi di questo 
popolo si siano formate, studiarne la loro on¬ 
togenesi, spiegare -la loro posizione economica 
<Hi educazione ‘morale, le loro tendenze, le loro 
abitudini, le loro debolezze, le loro pecche, i 
pregi loro; vedere, insomma, coi proprii occhi 
come ruomo abbia compiuto attraverso la sto¬ 
ria le sue evoluzioni individuali e collettrve, 
si deve necessariamente dimorare in un paese 
nuovo, dove quotidianamente quest umanità si 
forma, queste stratificazioni si delincano, que¬ 
ste classi si orizzontano, le diverse posizioni 
morali ed economiche si stabiliscono e si ac- 



- 146 — 


ccntuano 1© tendenze e le abitudini, le debo 
| ezze © i pregi. Una corrente emigratoria che 
arriva m un -paese nuovo, che arriva da tanti 
e tanti armi e s’infiltra e si inarbica e si con¬ 
fonde nel nuovo ambiente, stabilendo rapporti 
nuovi, sviluppando attitudini nuove, creando 
msoinma nuove forme di vita, costituisce un 
tallo di embriologia sociale ne] quale resta 
coinvolto 1 organismo sociale del paese del 
paese nuovo. 


Quali siano i vantaggi e gli svantaggi per il 
paese die questa emigrazione produce e quali 
quelli del paese che luumignizione accoglie, 
e quanto Insogna esaminare. 

Bisogna studiare se alTan-nunzio do] fenorne 
no emigratorio ì governi, considerandolo som 
m aria-mente un ben© od un male abbiano op© 
rato a scongiurarlo o favorirlo e se ai termini 
della logica comune, della sana economia, del 
li e Polìtica ©voluta, poteva es¬ 

sere effettivamente considerato un male od un 
bene. Avvenuto fatalmente ed ineluttabilmente 
il fenomeno emigratorio in basse od in alte pio 
poi z ioni, bisogna studiare con molto accorgi 
mento tutti i punti di destinazione, gli am 
menti climatici, tellurici, economici, morali, 
politici, ìgienico-saniiarii, per avvertire e pre¬ 
vedere gli effetti di tali fenomeni. Stabilire le 
proporzioni delle due correnti emigratorie e, 
specialmente pei paesi di partenza studiare la 
corrente reflua, a ciò che la perdita di sangue 
Ul se questa perdita debba parlarsi e che, 
abbia determinato, in caso, profonda anemia 







- 147 - 


nel paese non sia stata cornpensata che col 
rogalo di gravi e numerose infezioni, tali da 
compromettere la validità fisica del popolo ap¬ 
partenente al paese di emigrazione. 

Nel punto di arrivo bisogna studiare della 
gente immigrata, profondamente le sue trasfor¬ 
mazioni e i suoi adattamenti, la sua nuova psi¬ 
cologia e il suo mimetismo, la sua demografìa 
e statistica ed inoltrandosi nell’ambiente ospb 
tale, studiarne le amministrazioni,. i servizi 
pubblici, la tutela igienica, i rapporti fra o- 
spiti, eoe., eoe. 

Della corrènte reflua bisogna studiare la sa : 
Iute, la coscienza, il portafoglio ! Spuntano gli 
effetti individuali e sociali dell’emigrazione. 
Nei paesi di origine questi effetti bisogna atten¬ 
tamente scrutare; bisogna scrutarli in tutti 1 
centri delle nazioni dove si riversa la corrente 
r eflua, studiarli in tutte le istituzioni e in tutte 
le classi, studiarli in tutti i capitoli di demogra¬ 
fia e statistica, in tutti gli ordinamenti poli¬ 
tici, eoe. 

Enunciati tali effetti con documentazioni, 
prove e controlli, bisogna riassumere tutto il 
bene ed il male di un tale fenomeno sociale; 
vedere se l’uno superi l’altro o viceversa; esa¬ 
minare i vantaggi e svantaggi morali, i vantag¬ 
gi e svantaggi politici, economici, igienici, in¬ 
dividuali e collettivi — tenendo presente, per 
una nazione che crede alla salute pubblica- sic¬ 
come al migliore patrimonio nazionale, il va¬ 
lore economico della vita umana, delle vita. 



- 143 


/ 


psichica e fisica e contrapporlo al valore dei 
risparmiii e delle altre risorse economiche; sta 
unire, in sommi a, un bilancio coscienzioso di 
tali effetti e conchiudere in proposito, senza 
pregiudizii e partigianeria di alcun genere. 


Meco la scienza dell'emigrazione. Ma la con 
elu sio ri e di uno sludio simile può non esser 
completa e decisiva. Può essere parziale. Anche 
che al bene elellemigrazione sia assai superio¬ 
re il maJe, per infinite circostanze non si può 
arrestare un fenomeno di questa entità. Su¬ 
bentra a tal punto la politica dell’emigrazione. 
Politica sana, se basata su risultati scrupolosa 
mente scientifici; politica temeraria, capriccio¬ 
sa, inconcludente, catastrofica, se fondata su 
falsi postulati, su false conclusioni, su false 
convenzioni. Entra, dunque, la politica. Essa, 
rosa forte delia sociologia ufficiale ed ufficiosa 
in varie circostanze, ha agito ora poco bene ora 
molto male nelle diverse nazioni europee, spe¬ 
cialmente in Italia e in Ispagna, di fronte a 
questo problema deli-emigrazione. Per quanto 
la demografia e statistica, abbiano ampiamente 
illuminato le varie fasi del fenomeno, per quan¬ 
to tutte le scienze economiche abbiano molto 
contribuito alla illustrazione del fenomeno stes¬ 
so, dobbiamo dolorosamente dire che queste 
discipline non sono riuscite a dare alia, poli 
fica tutto quel contenuto scientifico che avrem¬ 
mo desiderato, anche perché la scienza dell'e¬ 
migrazione non è fatta solo di demografia e di 






— 149 — 


% 

statistica, non solo di sociologia e di economia, 
ma di scienze biologiche, ina di fisiologia, pa¬ 
tologia, clinica, igiene ecc. 11 complessivo con¬ 
tributo che danno tutte queste diverse scienze 
mediche e sociali allo studio del fenomeno c- 
migratorio è quello che noi, dunque, voglia¬ 
mo chiamare scienza dell’emigrazione. Dove fi¬ 
nisce la scienza dell’omigrazione, comincia la 
politica del remigrazione senza che l’una si sco¬ 
sti dall'altra; anzi l*una completa Ialini; luna 
alimenta l’altra, perche insieme lossono tute¬ 
lare effettivamente le sorti fìsiche, economi 
che, sociali della nazione in cui il fenomeno 
si è sviluppato. Da politica fatta cosi di Jcgi 
dazione nazionale e -internazionale, a infoi- 
inazione, educazione, organizzazione, di tuie- 
la morale, difesa, assicurazione, è quella cne 
avrebbe potuto permettere l’ulteriore sviluppo 
del fenomeno [stesso. Questa politica consiste 
neirequilibrare le correnti emigratorie con le 
esigenze delle nazioni che le producono; esigen¬ 
ze onorali, economiche, sanitarie e sociali, iv 
quilibrarle non con decreti inconsulti c leg 0 i 
non applicate, ma equilibrarle coll evitare pos¬ 
sibilmente tutto quelle diverse cause economi¬ 
che che le determinano e le sostengono, scon¬ 
giurare le cause morali e psicologiche che Udii 
no sempre tristi effetti morali e sanitari], ol¬ 
tre che economici. 


U politica delTemignizione può »K|re nei « 1 >* 
versi inoinenli di essa e clic noi \ogliamo 




— 150 - 


_ < iel 1 ig razione. Essi sono cosi 
precisati dall annunzio dollemigrazione (pri 
mo tempo); dal suo svolgimento (secondo lem 
poj, dai suo compimento (terzo tempo); dal si* 
rimbalzo (quarto tempo). 


Nel primo tempo e cioè, nel momento in cu 
il fenomeno si annunzia, se esso è considera 
o non un bene, ma un male, se esso si annui) 
zia non come un fatto compatibile con la viU 
nazionale, ma come un collettivo esodo, nof; 
come un provvedimento momentaneo, ma corrt 
un flagello permanente, vi deve essere una po- 
luca, la quale agisca, non con odiose sestri 
zioni di liberta, ma con grande energia, coi) 
provvedimenti interni, i quali assicurino ai 
malcontenti, ai disoccupati, ai diseredati la 
serena dimora in patria, il sicuro lavoro, il si* 
curo benessere, eoe. Questi provvedimenti de 
vono essere di diversa natura a seconda le cau¬ 
se che hanno annunziato il fenomeno, e devo¬ 
no in caso, anche servire a preparare la coscien¬ 
za degli emigranti, provvedere alla loro educa- 
zione, alla loro organizzazione, alla precisio¬ 
ne della via che emigrando devono battere, del 
lavoro e dei sacrifici che devono sostenere, dei 
guadagni che possono realizzare e di tutte quel¬ 
le incognite incontro alle quali si va in paes 1 
nuovi e difficili dove la concorrenza è grand* 
o la vita è estremamente difficile. 

Si è mai fatto questo in Italia? Il fenomeno 
si e annunziato qualche volta in maniera spa¬ 
ventevole, eppure nessun provvedimento di 
questi da noi accennati si è adottato: ecco per- 





- 151 - 


hè gli effetti dell’emfrazione non potevano 
ssere diversi di quelli che sono stati. Se il fe¬ 
nomeno è inevitabile, se è considerato un bene, 
in rimedio effettivo ai mali della nazione, non 
ltrimenti riparabili e lo si lascia perciò svol¬ 
ere (secondo tempo), bisogna che la politica 
o faccia svolgere in triodo proporzionato, ra- 
ìonale, sistematico, rispondente da una parte 
il prestigio del paese origine e in modo che il 
mi ed io non riesca assai più dannoso del male 
■ispondendo perciò, d’altra parte, alle esigen¬ 
do proporzionali del paese <11 arrivo, alle richie¬ 
de sincere e scrupolose di questi paesi, richie¬ 
de precisate nella qualità e numero delle brag¬ 
ia, determinando il tempo di lavoro, le osci - 
Azioni e te variazioni di esso, i salarii e eli 
Mpariì, gli ambienti di lavoro, le possibilità di 
Itereoli, la sicurezza di protezione giuridica ed 
ani ministra Uva, le assicurazioni contro le in¬ 
fermità, gli infortuni] ed altre condizioni di 
vita, senza di che non è possibile alcuna sana 
esplicazione di tale fenomeno. 

]') infatti, essendo assolutamente mancate 
queste condizioni, è stata assolutamente nnpos 
sibilò la sana esplicazione di tale fenomeno. 

Per i mercati di tutte te merci vi sono quoti 
dìanamente inteso internazionali, nelle grandi 
borse europee ed americane, che stabiliscono 
Movimenti, azioni, cambii, oscillazioni, perdi¬ 
te e vincile per ogni sorte di speculazione, per 
ogni industria e commercio, per ogni banca, 
ere., eco ma per il mercato, lo scambio e il 
commercio della forza umana, delle braccia u 



152 — 


mane, de] pensiero umano, non vi 6 ancora una 
borsa centrale, una camera internazionale che 
regoli il fluttuare delle folle umane operanti 
tutte le ricchezze e che oggi cieche, inconscie, 
impreparate, dubbiose, frementi, desolate si 
barcaimenano altraverso le vie del lavoro che 
trovano irte di dolori inauditi e di inauditi 
invincibili ostacoli. 

È davvero raccapricciante che la politica in 
[emozionale non abbia vislo ancora tutto mie- 
sto spaventevole anacronismo, ponendovi un 
riparo. 

Vi sarebbe dovuto essere, insomma, una po¬ 
litica delremigrazione, che avesse agito in que¬ 
sto secondo tempo permettendo solò quelle de¬ 
terminate correnti richieste dai diversi campi 
ni esplicazione umana, guidando e tutelando 
queste correnti nel loro cammino, preparando 
il luogo di arrivo con quella tutela necessaria 
al rispetto morale, alla sicura occupazione, ed 
alle nonne di questa occupazione. E questo non 
se verificalo in affcun modo. 

E sfata ed è fatta da alcuni governi, come 
i italiano, una }>arte piccola di questa gran¬ 
de politica dell’emigrazione. Il nostro gover¬ 
no ha pensato ad accompagnare gli emigran¬ 
ti nella terra destinala da loro medesimi, e 
a tutelarli alquanto durante il viaggio, ma ai 
porti di arrivo la politica italiana ha abbando¬ 
nato sempre le turbe, perfettamente a sè stes- 
se ! Laddove, dunque, la politica governativa, 
sarebbe dovuta effettivamente cominciare là, 
per 1 appunto, è finita ! 





- 153 — 


Seguire il compimento dell emigrazione (ter 
zo tempo) significa compiere opera illuminata 
e provvida; seguire, cioè, i kivoratori emigrati 
dal porlo di arrivo nell’interno dei paesi dove 
si sono destinali e seguirli con la tutela piu 
rigida in modo da assicurare l'esplicazione del¬ 
la loro vita, consigliarli, soccorrerli o farli soc¬ 
correre, far sentire ad ogni passo la voce protet¬ 
trice e sicura della patria, significa fare della 
politica patriottica e non patriottarda, signifi¬ 
cherebbe fare azione civile, azione umana, 
provvedendo a tutte *le disillusioni, i disingan¬ 
ni ed abbandoni, i martini e la morte che spet¬ 
ta prematura alle classi lavoratrici I 


Imponendo diplomaticamente ai governi o- 
spitali il rispetto, la difesa dei nostri laborato¬ 
ri, la fatica igienica, il giusto guadagno, difen¬ 
dono i diritti, imponendo i doveri, sorveglian¬ 
do la formazione civile delle nostro collettività 
in base a norme di morale, di giustizia ammi¬ 
nistrativa e governativa, cosi si sarebbe dovuto 
fare la politica dell’emigrazione. La P omi ca 
sfera deiremigrazione, questa che deve 
al di là della nazione che produce il 
Stesso, dev’essere politica molto accorta e mol¬ 
to operosa per potere assicurare che i c 
meno in parola non diventi un flagello. E una 
politica estera la quale dev’essere coordirma 
in modo strettissimo con un principio di ime 
nazionalismo civilissimo che le nazioni eur 
pee subitamente dovrebbero consacrare in o- 


suoit-amenie uuviuuuuv rìt , 

maggio alla più sacra e alla, piu 0 rancit 
chezza delle nazioni, eh© è la salute umana. 



— 154 — 


Si sa che* non può addivenirsi alla consacra* B 
zione di principi^ di così alta e nobile politica® 
estera se non si è prima creata e rinsaldata lai 
vasta politica interna dell’emigrazione, quella B< 
politica, cioè, che abbiamo creduto di fissare I 
nel primo e nel secondo tempo del fenomeno e- B ' 
migratorio e che è dolorosamente mancata nel B 1 
nostro e in altri paesi. B 

Con un indirizzo politico, quale questo dal 
noi accennato, tale fenomeno si sarebbe coni I 
piuto in modo civile, proficuo alle diverse na- ■' 
zioni, nè avremmo avuto la necessità di get- > 
tare oggi l’allarme sui danni igienico-sanitarii 
che recano nel paese di emigrazione le correnti > 

reflue e sulle gravi responsabilità che incom- ' 

bono ai governi che hanno permesso il pessimo 
e dannoso svolgimento suo. Nello stato attua¬ 
le, in cui, dunque, tutte le correnti emigrato¬ 
rie sono lasciate a sè stesse, producendo seon 
volgimenti morali, perturbamenti politici, scel¬ 
si vantaggi economici ed autentici disastri i ; ' 
gienico-sanitavii, l’atlenziono dei governi e dei t 
popoli dovrebbe essere richiamata appunto da [ 
queste correnti reflue, in base a cui vengono t 
calcolati tutti gli effetti dell’emigrazione. 11 l 
punto di partenza viene preso in considerazio¬ 
ne solo nel momento-in cui esso diventa punto ‘ 
di ritorno, poiché esercitando i diversi governi 
solo una politica interna generale assolutamen 
te infelice, esaminano solo quei risultati del 
fenomeno che dovrebbero esaminare, invece 1 
nel suo inizio, nel suo svolgimento e nel suo ' 
compimento e non ali’awenimento già com¬ 
piuto. Accade così che, a scopo di evitare la 



- 155 — 


volarono dei penosi effetti di un’opera in- 
jnscemonte favorita, insensatamente cornpiu- 
l, dolosamente voluta, dico degli effetti dei- 
migrazione, sono presi dagli ufficiosi e dagli 
fficiali cultori di questi problemi sociali solo 
vantaggi economici, in cifre discutibilissimo, 
lenire sono nascosti ed ignorati gli svantaggi 
otevoli, economici, morali, politici ed igieni- 
G-sanitari, i gravi ed irreparabili danni che 
emigrazione produce. 

Di fronte alla corrente migratoria reflua, lab 
suzione dei governi dovrebbe cominciare dai 
►orti di arrivo; cominciare con la seria appii- 
azione di tutte le disposizioni legislative esi¬ 
tanti per la protezione della sanità pubblio 
»ei confini e quindi seguire queste correnti re¬ 
lue nei luoghi di rimpatrio, tenendo special¬ 
mente presenti le loro condizioni igienico-sani- 
arie; tutelando la integrità igienica e morale 
ielle famiglie, scrutando la situazione eTono- 
nica, seguendo tutti gli speciali atteggiamenti 
n rapporto all'ambiente sociale, per trarre tut- 
« le considerazioni e conclusioni sugli effetti 
^alj deiremigrazione, perchè almeno uiiesii 
-f fetii, raccolti con grande obiettività, consi¬ 
gliassero, imponessero per Tavvenire quei prov¬ 
vedimenti necessarii ad evitare il malo dalle 
*ue origini, i necessarii rimedii pei mali sca¬ 
turiti da un’inconsulta opera nazionale. 

Guardate l’Italia, guardate la Spagna. Che 
^sa s’è fatto mai per sistemare sulla base, di 
Questi postulati di scienza e di politica, il fe¬ 
nomeno migratorio? 



Guanciate l'America. Che cosa ha fatto essa 
por regolarizzare le correnti immigratorie se¬ 
condo dettami enunciati da una sana ed onesta 
politica, nutrita di scienza? 

Fino a che la politica sarà fatta senza scien¬ 
za, essa non darà alla vita dei popoli, un avvia¬ 
mento sicuro; sarà politica di affarismo, di cor¬ 
ruzione, non di conquista civile, di benessere 
morale e sociale per tali popoli. Questo insegna 
sopratutto 1 esempio dell'emigrazione nei rap¬ 
porti della Medicina Sociale. 







Uno Sguardo Sommario alla Patologia 

-r- 


La enorme diffusione delle- malattie di cuore 
riafferma, innanzi tutto, il nesso costante di 
queste malattie con tutte 1© affezioni di qual¬ 
siasi natura. Non abbiamo bisogno d intratte¬ 
nerci sulla guaribili là e la inguaribihtà delle 
malattie di cuore. Sta di fatto •— ed è quello 
che in argomento comincia ad interessare la 
nostra disciplina — che i danni economici de¬ 
rivanti alle diverse nazioni per l’inabilità al 
lavoro da parte dei cardiopatici sono infiniti. 
La Medicina sociale riguarda e studia la ere¬ 
ditarietà delle malattie cardiache; la predispo¬ 
sizione; i chiari concetti di embriologia che 
tali malattie sostengono per riaffermare come 
la cellula germinativa subisca appunto la in¬ 
fluenza delle condizioni di vita morale, econo¬ 
mica, sociale; i caratteri biologici fonda-menta¬ 
li dipendenti dalla alimentazione dei gemtoii, 
dal lavoro esagerato; dalle varie intossicazio¬ 
ni che principalmente spiegano i vizi conge¬ 
niti, e spiegano come il cuore, al pari e piu 
degli altri organi risenta, a cominciare dallo 








- 158 _ 


stato embriologico, la procreazione morbosa 

bercoSi Srr iA In! tabafflSino; la sifilid « e la tu' 
rod ? © m ’nlo c . azion 1 cr °niche professio¬ 
ni,? 1® professioni in genere sono fattori Pti„ 

1 ■ .iolto malattie di e, mn 

l . iSOno di eguale entità il lavnrn in 

f^°,i n |i anU f le 6 intcll ^uale, il trauml ecc 

Jf SS ^iri\T e ha ? n0 * infine - un notevo¬ 
le rapporto coi] età e coi sesso, ciò che rientra 

iLS S r flK'Ìr¥'J!?" ***>.»«. Per 
y* l Y 1 f,1 ° della &redilarietò delle cardio¬ 
patie bisogna uniformarsi ai concetti cenerai'' 

diSfe 1 ‘ iella profilassi ^ delle 

U ipericarditi primitive per trauma o a fri- 
‘0. pericarditi secondarie alle malattie so- 

J n te consecutivo alla cachS- 
s>a in generale, 1 emopencardio da trauma le 

2ic Car 4 d f 11 d ‘pendenti da reumatismo, tuber¬ 
colosi, tifo ecc.; la insufficienza mitralica e la 
stenosi mifralica nella loro etiologia e nella lo- 
ro terapia; la insufficienza aortica e la stenosi 

? m r artUi dl • ?iabet. 5 K' 

fihde eak<x>l, arsenico, fosforo, ossido di car¬ 
bonio ecc., le asistolie dirette per marci© for¬ 
zate,. recessiva fatica ed alcoolismo; le palnita- 
,‘°? 1 ’ a tachicardia dovuta all’eccessivo lavoro- 

Sanma^fpif ia da - insola f a > n e. freddo eccessivo,’ 
trauma della regione addominale e coliche sa¬ 
turnine; la sincope per anemie, traumi' awete- 

ritmn 11 ^ int ? sslcaz,on i> malattie infettive, iste- 
r smo, ecc., 1 angina pecions per intossicazione; 
gli aneurismi in rapporto alle professioni e a- 
gli avvelenamenti; che dimostrano tutta Pini- 










portanza dei fattori sociali nella etiologia delle 
malattie dell’apparato circolatorio; e i criterii 
generali per la terapia delle malattie di cuore 
(clima, abitazione, alimentazione, matrimonio, 
vita sociale, professione) confermano i medesi¬ 
mi fattori delle medesime malattie. 

L’arteriosclerosi, ben detta la ruggine della 
cita, studiata profondamente nei secoli XVIII 
e XIX, studiata in particolar modo da Morga¬ 
gni, Haller, Frank, Sasse, Rokitanski-Virchow, 
Cohnheim, studiata dovunque con infinita pre¬ 
mura tra i popoli a nglo-sassoni, nell’America 
del Nord e nell’America del Sud, nei diversi 
continenti e per le diverse razze; studiata spe¬ 
cial-mente nelle diverse nazioni di Europa, per¬ 
chè ovunque diffusa; e considerata la mortali¬ 
tà per apoplessia cerebrale, considerate le 35 
mila vittime per arteriosclerosi in Italia; sol¬ 
tanto le 01.000 vittime per malattie di cuore, 
resta bene confermata nelle sue cause sociali, 
che risiedono nello abuso del lavoro fisico ed 
intellettuale; nelle emozioni gravi e continua 
le; nell’alimentazione eccessiva, iperazotata re 
lativamente alTetà; nelle intossicazioni; nelle 
infezioni pregresse; nei traumatismi ecc. L im¬ 
portanza patogena dei germi è relativa. Ha 
maggiore importanza Tereditarietà della arte¬ 
riosclerosi; lo sviluppo organico; l’età, il sesso, 
la vita di -campagna e quella di città; lo stato 
economico eco. La profilassi sta nella educazio¬ 
ne igienica, che c la sola la quale pos^a fare 
evitare le cause del far ter iosclerosi. 






— 160 — 


Go-me non ammettere il carattere collettivo 
delle anemie? La umanità è anemizzata. K co 
me pensi ed operi la collettività anemizzata si 
sa a traverso tutta la storia di tutte le nazioni 
povere. Si possono anche a tal proposito con¬ 
sultare le notizie riflettenti gli effetti dell’abu¬ 
so del salasso neirantico reame di Napoli ! (Sal¬ 
vatore Tommasi). Le malattie acute e croniche 
hanno, fuori dubbio, una grande influenza 
nell’etiologia delle anemie. Ma le cause socia¬ 
li delle anemie; miseria economica, caro-vivere, 
aggiornar amen lo, industrialismo antigienico, 
avvelenamenti voluttuari, e passionali, intossi¬ 
cazioni collettive; astinenze, abusi, digiuno vo¬ 
lontario e forzato, hanno un’influenza maggio¬ 
re. Basti esaminare le anemie nelle giovanetto; 
le anemie nelle madri operaie; le anemie negli 
uomini per convincersi di questa maggiore in¬ 
fluenza. Anche i pregiudizi religiosi, anche la 
moda, che sono cause morali e psicologiche del¬ 
le anemie, hanno la loro influenza al pari del 
ranìbiontc, al pari dei ripetuti puerperi, delle 
fatiche eccessive; della miseria, dei disturbi di 
gestivi clic producono specialmente le nevrosi 
e la clorosi, (Rokitanski, Virchow, Maragliano, 
Castellino, Charrin, Riva). La clorosi ò stata 
considerata come sintomo di tubercolosi laten¬ 
te da alcuni autori. Certo è che concorrono il 
sistema nervoso, il sistema arterioso, il siste¬ 
ma genitale, oltre che le intossicazioni, le emo¬ 
zioni morali, i dispiaceri, i disturbi mestrua- 



- 161 


li, l’eccessivo lavoro a determinare questa com¬ 
plessa e grave sindrome. I predisposti alle leu¬ 
cemie sono le classi sociali meno abbienti per 
le cattive -condizioni dì vitto e di abitazione, 
pei dispiaceri, per le preoccupazioni, per le 
f iffllizioni, per le gravidanze continuate del pro¬ 
fanato femminile, per gli aborti, per gli ai- 
lattamenti prolungati, per le perfrigerazioni, 
per gli strapazzi corporei, per l’eccessivo lavo¬ 
ro intellettuale. Lo scorbuto epidemico e spo¬ 
radico è classica malattia dei poveri dovuta 
alle agglomerazioni antigieniche, alla alimen- 
taziimé difettosa eoe. 


1 concetti -generali sulFartritismo (Lanceraux, 
Kouehard) sul ricambio materiale delle diverse 
epoche della vita, sugli atti della vita organica 
genere (Aristotile, Blainville) sulla compo¬ 
sizione e decomposizione, sulla nutrizione, ac¬ 
crescimento, distruzione, sui tempi del fenome¬ 
no della nutrizione (Bouchard) in rapporto con 
'e altre funzioni della vita (l’introduzione, tra¬ 
formazione assimilatrice, trasformazione dis- 
finilat-rice ed espulsione) sulle calorie neces¬ 
sarie alla vita (28(>0) sulle calorie in rapporto 
’on l’alimentazione e con il lavoro rivelano 
^bito l’importanza sociale di questa grande 
J nrte della patologia. Studiato ciò che serve a 
oi individuo normale o studiati i valor ra- 
oriimetrici delle diverse sostanze, si desume la 
^ssuna base scienlifica deirajimentazìone pò 
colare, la nessuna nozione sulla igiene indtvi- 


6 



— 162 — 


<Iua4o; si desumo come le funzioni della vita ve¬ 
geta tiva, come quelle della vita intellettiva, ven¬ 
gano affidate alla più cruda incoscienza. L’ali¬ 
mentazione delle collettività, al pari dell’ali¬ 
mentazione individualo, spiega tutto le malat¬ 
tie del ricambio, più che rcreditarietà, più che 
la predisposizione. Da quali norme è governa 
ta attualmente la più importante funzione del¬ 
la vita? NoU’etiologia generale dell’artritisnio. 
attraverso tutte le teorie, le discussioni, le di 
squisizioni, le polemiche, restano inamovibili > 
fattori sociali deirartritis-ino. Solo tali fattori 
spiegano la diffusione dell’artritisino. Gli ac¬ 
cenni di tale diffusione nelle diverse nazioni, 
nelle diverse regioni, nello diverse classi, que¬ 
sto confermano, e questo conferma la statisti 
ca che eleva l’artritismo a malattia eminente 
monte sociale. La terapia e la profilassi del 
lartritismo, stanno nelFigiene sociale; Tarn 
biente crea l’individuo, l’igiene pubblica ere* 
Tigiene individuale. 

La gotta non è dovuta principalmente al re 
girne di vita? I cibi abbondanti, la carne, h' 
bevande alcooliche, la vita sedentaria, le preor 
cupazioni eccessive, il lavoro intellettuale, 
buso dei piaceri sessuali, sono fattori irnpor- 
tanti nella patologia della gotta. Le classi rii 
che ed i borsisti hanno spiccata predisposti'’ 
ne a tale infermità come a tutti i disturbi della 
nutrizione. T diabetici, i polisarcie!, gli emor- 
roidarii che sono numerosi nelle classi ricche, 
sono i più soggetti alla gotta. Le classi povere 
e lavoratrici sopportano invece la gotta satur¬ 
nina. 



Le principali teorie sulla patogenesi ed etio- 
?§ la del rachitismo (Parrot, Mircoli, Commer, 
«deschi, Wachsmuth, Voit, Marfan) del ra- 
■utismo fetale, del rachitismo tardivo, dimo¬ 
iano tutta la importanza etiologica delle ag- 
lomorazioni, degli ambienti ristretti, dell’aria 
iziata, della mancanza di igiene alimentare; 
lei difetti deH’allattamento, specie deH’allftt- 
amento artificiale e spiegano il rachitismo 
fasso per allattamento soprabbondante e per 
lattamento precoce, e per l’uso di sostanze ali¬ 
mentari grossolane e di difficile digestione. 

. Il reumatismo cronico deformante delle clas- 
? povere è spiegato in parte dagli stenti, daJ- 
umidità, dal reumatismo artritico, dall’alte- 
ata nutrizione per rallentato ricambio. In¬ 
tuiscono molto le condizioni morali e le condi- 
aoni economic he e le condizioni sociali degli 
ndividui, i traumi psichici; i traumi fisici. In- 
■ue, lo studio dei diabetici nei diversi popoli 
nelle diverse classi conferma l’importanza 
>ei fattori sociali enunciati. 

E lo stesso fatto che la terapia empirica, e 
: a terapia medicamentosa poco contino in ma- 
■®ria e conti invece la terapia dietetica, ben 
r 'assume tutti i fattori sociali dello arditismo 
^.conferma ancora l’importanza della profllas- 
Sl e della cima delle malattie del ricambio in 
Onerale ed in particolare basata sul regime di 
v, ta, basata sulla fisiologia dell’alimentazione 
Popolare. 

I popoli hanno il cervello ed il cuore nello 
stomaco. Tale è il fondamento di ogni buona 



— 164 — 


organizzazione sociale. Si ricordi l’apologo di 
Menenio Aggrippa che racchiude l’enigma se¬ 
greto per i destini delle nazioni ! L’uomo è ciò 
eh egli mangia; le rivoluzioni traggono origine 
dal ventre (Federico il Grande, Napoleone, 
Moltke, Moleschott). LI coraggio, la buona vo¬ 
lontà ed attività dipendono dalla nutrizione sa¬ 
na ed abbondante. La fame rende vuoti testa 
e cuore. (Fuerbach, Albertoni, Baccelli, Rossi 
Doria). L’alimentazione nei diversi popoli; a* 
fiatici, americani, etiopici, europei; ralimenta- 
zione popolare in Italia e specie nelle classi 
lavoratrici e in alcune regioni, confermando 
l’infhienza del clima e della stagione sull’ali 
merdazione; ^influenza della razza e della cui 
tura, rilevano l’influenza dei fattori economi 
ro-sociali sull’alirnentazione. Le carestie, il ca¬ 
ro-vivere, i dazii decidono su le razioni alimeli 
tari nelle diverse agglomerazioni italiane, ciò 
che ha imposto di sorgere delle opere di previ¬ 
denza in rapporto con ralimentazione popolare; 
i calmieri, le refezioni, le municipalizzazioni; 
le cooperative, i ristoratori popolari in tempc 
di guerra e che importerebbe l’abolizione dei 
dazi sui generi di prima necessità ! Il compii 
dello Stato, delle Provincie e dei Comuni, di 
fronte al problema deH’alimentazione popolai 
è enorme e di fronte a tale compito molte e 
nergie vi sono inutilmente consumate ! 


La diffusione delle malattie nervose e men¬ 
tali nelle diverse razze, nei diversi popoli, nel* 
le diverse nazioni e classi; i danni fisici, mora- 






- 165 — 


li ed economici che ne derivano inquadrano 
subito nella Medicina sociale tutta la Psi¬ 
chiatria. 

La civiltà ha influito ad aumentare, è vero, 
il nervosismo, ma come e quanto ha influito 
la ignoranza, a traverso i secoli, nel determi¬ 
nismo delle nevrosi e delle psicosi ! Quanto ha 
influito il pregiudizio religioso 1 I grandi avve¬ 
nimenti della vita umana hanno un rapporto 
stragrande colle neuropatie. Insegni la nostra 
guerra ! Le cause del nervosismo in generale 
dimostrano come più cause diano un sol male, 
come una sola causa dia numerosi effetti. Ol¬ 
tre le cause biologiche, le cause climatiche, le 
cause predisponenti, quelle che decidono in 
molfi casi, sono le cause occasionali, le cause 
psicologiche, e le cause sociali. 

La Medicina sociale non deve affannarsi per 
dimostrare la natura sociale della pazzia. Sono 
chiarissimi i fattori sociali della pazzia. Poche 
considerazioni generali sui ricoverati nei ma¬ 
nicomi e sul progressivo numero dei dementi 
in tutte le provincie d’Italia, senza che restino 
esclusi neppure i centri di campagna, li con¬ 
fermano. 

A traverso tutte le disquisizioni medico-filo¬ 
sofiche che danno la loro importanza alle pas¬ 
sioni dell’animo, al violento esercizio della 
mente, ai fattori meteorici, ai traumi; le cause 
sociali prendono assolutamente il predominio 
nei tempi nostri. (Chiaruggi, Lombroso, Luga¬ 
no, Tanzi, Bianchi, Mnrri, Lustig, Duprat, Ge¬ 
ni-Marie e Marchiai lisquirol-Verga), senza che 




— P56 


perciò venga menomata l’importanza delle cau¬ 
se tossiche ed infettive della pazzia, della si¬ 
fìlide specialmente e dell’eredità sifilitica (De 
Santis, Fournier A. e E. Antonelli). Certo è che 
le cause psichiche, le emozioni (Sergi e Ribot) 
il lavoro emotivo, il sopralavoro, il surmenage, 
la suggestione, il contagio psichico, la predispo¬ 
sizione può essere acquisita e congenita ed e 
reditaria (Raymond, Darwin, Bunge, Cramer, 
De Santis). L’arteriosclerosi, le autointossica¬ 
zioni, le infezioni, gli avvelenamenti, l’alcool, 
la morfina, il piombo, il mercurio, il veleno 
pellagrogeno, le alterazioni funzionali, il la¬ 
voro non riparalo, le malattie professionali, le 
epidemie, le endemie, al pari della cultura mo¬ 
derna, delle professioni liberali, del militari¬ 
smo ecc., rappresentano condizioni e ragioni 
decisive nella genesi della pazzìa. 

Le nevrosi, psicosi e neuropsicosi collettive 
sono spiegate dai soli fattori sociali. 


La frequenza della melanconia è in gran par 
te dovuta al progresso, alla lotta di classe, al¬ 
le professioni, agli abusi dietetici, al carcere, 
alle malattie croniche e ancora di più all’am 
bizione, all’avarizia, all’amore, alla gelosia, ai 
debiti ecc. 


L’isterismo, diffusissimo, è strettamente le¬ 
gato alla toria delle religioni. Nella vita moder¬ 
na, le cause biologiche predisponenti, occasio¬ 
nali, psichiche e sociali dell’isterismo sono nu¬ 
merose. Il rapporto dello isterismo con le fun¬ 
zioni sessuali, con la mestruazione, con il tem- 




- 167 - 


pavimento , con gli abusi» con le vicende di 
More, eoa la gelosia, con il disinganno, con 
! educazione, con la miseria, con la clorosi, col 
■1 problema del matrimonio, con la gravidan¬ 
za, con Lai] atta mento prolungato, con le fun¬ 
zioni della famiglia, è rapporto evidentissimo. 
Intanto i danni fisici e sociali, e i danni eco¬ 
nomici sono anche multo evidenti. La neura- 
stenia è il male del secolo; il male di moda, il 
male del progresso e della civiltà, il male degli 
intellettuali e non degli intellettuali soltanto. 
La diffusione della neurastenia conferma tutte 
le cause fisiche e psichiche, tutte le cause so¬ 
dali, fra cui le occupazioni o professioni, il 
■■ 'tunmnàge , hanno il primo posto. 

La Medicina Sociale studia il problema della 
delinquenza ed il problema del suicidio, aiu¬ 
tando il trionfo della «mola criminale positi¬ 
va, T>er hi definitiva negazione del libero ar¬ 
bitrio. La delinquenza ed il suicidio sono delle 
infermità sociali. Lo studio della delinquenza 
e del suicidio nelle diverse nazioni civili e nel¬ 
le diverse regioni d’Italia conferma i fattori 
biologici, i fattori climatici, i fattori occasio¬ 
nali, i fattori psicologici, i fattori sociali che li 
detennnano. (L/omhroso, Sergi, Ferri, Colajan- 
11 ii Bianchi, Penta, Tanzi, Carrara, Cervello, 
^Uccarelli). 

La difesa sociale contro i «pazzi (Bianchi, 
tamburini, Alt, Borinet, Zuccarelli, Marro, 
'"rank, Buffet, Deventer, Denknatel) si ottiene 
col neo-malthusianismo, colla continenza. Il 
fenomeno della procreazione deve essere vigi- 



- 168 — 


* 


lato dall igienista; questo è inoppugnabile. L i 
git'ne del matrimonio in generale dobbiamo so¬ 
stenere. 11 matrimonio dev’essere autorizzato 
dal sanitario. Bisogna sopratutto fare la lotta 
contro il matrimonio tra consanguinei a tra 
verso una intensa propaganda per la persua¬ 
sione pubblica. Hanno una missione specifica 
il medi co-pedagogista c il medico-sociologo nel¬ 
la profilassi delle malattie nervose e mentali. 
La profilassi contro la tubercolosi, pellagra, 
alcoolismo, sifilide, risponde ai principii della 
profilassi contro la pazzia, con la lotta alle in¬ 
tossicazioni collettive. La grande importanza 
delia profilassi psichica sta nella educazione 
che corregge le predisposizioni alla ncuropsi 
copatia, voli'igiene della gravidanza, del par-, 
lo, deH'altattamenlo, nell’igiene dell’esempio. 
H bambino si sviluppa imitando (Trousseau, 
De Santi's). L’educazione dell’adolescente è de¬ 
cisiva. L'igiene della scuola, la profilassi del 
contagio psichico, la profilassi morale, la edu 
razione del pensiero e dello spirito, la educa 
zione religiosa, la educazione dei deboli di 
mente, degli epilettici, degli isterici, la igiene 
del lavoro, la educazione sessuale (Lombroso, 
Mantegazza, Ivan Bloch, Sterian, Wylrn, Good. 
Boa, Erb, Forel, Assaggioli, MnJapert) danno 
dello conclusioni generali e particolari sulla 
profilassi delle malattie nervose. 


Da tutti gli studii sull'etiologia e profilassi 
della pellagra, di quelli del secolo decimottavo, 








- 169 - 


(Consul, Marchand, Dalla Bona, Sfcrambio) e 
(lei secolo decirnonono (Theuvenel, Marzari, 
Fanzago, Facheris, Balardini, Roussel, Lussa- 
na, Zambelli), da tutte le teorie sullo xeismo 
o maidismo, su lo sporisorium maidis, sul Pe 
nicillum glaucum eoe., da tutte le disquisizio¬ 
ni sulla natura della infermità (Malattia infet¬ 
ta? Tossica? Tossi-infettiva? Maidismo as¬ 
soluto? Deficiente alimentazione? (Tizzoni, 
M a iorch i, Mo n t i, A la re l i i, Bor don i - U f f rei l u z - 
zi; su lo streptobacillo speciale, su gli ifomicetì 
(Oosio, Antonini, Mariani, Paladino) su l’in¬ 
tossicazione maidica, su >la diatesi minerale 
(Camurrì) sul verme parassita (Alessandrini); 
da tutto questo confusionismo su ITe teologia 
della pellagra, la Medicina Sociale ritrae Tetio- 
togia della pellagra, in modo un po’ sempli¬ 
cista, ma molto persuasivo, poicliò ritiene che 
le cause inamovibili della )>ellagra siano cause 
fisci usi vomente economico-sociali. La pellagra 
è malattia del pauperismo, delia fame! La 
commissione ministeriale costituita perchè des 
se base alle leggi governative, alle disposizioni 
curative, ha proposto le locande sanitarie e pcl- 
Icigrotìari, le tabelle alimentari complete eco., 
sostenendo la necessità di conservare la resi¬ 
stenza organica delle popolazioni e concluden¬ 
do, come noi concludiamo, che trattasi di que¬ 
stione di pane, questione di casa, questione di 
lavoro, questione di educazione, questione di 
legislazione ! Il caso della pellagra sì presta, 
adunque, alla più solenne affermazione della 
Medicina Sociale. 


— 170 


Esaminando le malattie scolastiche, le note 
statistiche sui bimbi e adolescenti che frequen¬ 
tano le scuole, la statistica del Finkelnburg in 
Russia; gii studi del Lagneau in Francia, al¬ 
tri rilievi sulle altre nazióni di Europa e specie 
le malattie infettive scolastiche (difterite, crup, 
scarlattina, vajolo, dissenteria, morbillo, vari 
cella, orecchioni, febbre tifoide, tosse convulsa, 
erisipela), osserviamo subito come si diffondo¬ 
no, ‘perchè si diffondono. La nessuna sorve¬ 
glianza sanitaria scolastica, l’incompetenza de¬ 
gli insegnanti, la rinnegazione della igiene nel¬ 
le scuole, sono la causa principale di tale dif¬ 
fusione. Gli stri dii di Lustig e le relative rela¬ 
zioni, le conclusioni medico-sociali sulle ma¬ 
lattie infettive nelle scuole, in genere, sulle ma 
lattie della '[ielle e sulle malattie dell’apparato 
digerente precisano ancora tali cause che risie¬ 
dono nel 1’agglomeramento, nell’aria viziata, nel 
difetto di ventilazione, nell'assenza di pulizia 
degli ambienti, nella posizione forzata degli 
scolari, nel l’affaticamento del cervello, nell’in 
coscienza igienica degli insegnanti, nelle 
preoccupazioni degli scolari, nel sovracarico di 
lavoro, negli esami che (Becher, Guillame, 
Fuchs, Sclnrrmayer, Cohm). I dolori di testa, 
le micrunie, le nevralgie, le epistassi, l’anemia, 
le malattie oculari in genere, la deviazione del¬ 
la colonna vertebrale, la scrofolosi, il rachi- 
tichismo (Chaussier, Eulenburg) i disturbi del¬ 
le funzioni urinarie, le balbuzie, il contagio 







17i 


psichico, i disturbi psichici, e altri stati nervosi 
sono in ‘massima parte dovuti allo strapazzo 
cerebrale, alla sedentarietà, agli studi precoci 
(Spencer) allogare di onore, ai programmi sco¬ 
lastici, ore. 

fi necessità impellente che la loda contro lo 
malattie scolastiche sia validamente organizza¬ 
la, modificando relà di ammissione del bam¬ 
bino nelle scuole, seguendo lo sviluppo delVki- 
tel-ligenza, con norme di pedagogia più rispon¬ 
denti allo scopo. Gli asili di infanzia devono 
essere diversamente organizzati; l'orario dello 
scuole modificato e corretto. 1 diversi metodi 
di insegnamento devono essere rispondenti alle 
<liverse costituzioni organiche. Meglio regola¬ 
la la ricreazione, imposta la refezione, impo¬ 
sti i lavori marmali, la ginnastica, Teducazione 
fìsica. 1/ordinamento deH’islruzione seconda¬ 
ria invocata da Guido Baccelli e Ferdinando 
Martini, dev'essere attuato. \j insegnamento 
nelle diverse nazioni d’F.urapa in rapporto con 
la diffusione delle infermità collettive- dimo¬ 
stra che le condizioni sono mi po’ identiche 
dappertutto, ma in Italia tali condizioni sono 
molto gravi. Insegniamo ai fanciulli ciò che 
dovranno fare quando saranno uomini (Age¬ 
silao) e avremo assicurato l’avvenire di un po¬ 
polo! 

Bisogna in Italia migliorare tutto Tordina- 
mento'delle scuole a cominciare dagli edifici 
scolastici che difettano in tutte le città e specie 
nel mezzogiorno. La igiene moderna studia il 
banco e gli altri mobili e suppellettili, i libri, 


— 172 • 


i eludetemi, la scrittura. \ nolo lo esame soma¬ 
tico e psichico degli alunni; impone la carta 
biografica, eoe. Richiede il medico scolastico, 
pel migliore avvenire della scuola e pel mi¬ 
gliore avvenire dell’umanità. 

Sono mille le condizioni e ragioni che im¬ 
pongono l'insegnamento della igiene nelle scuo¬ 
te. Bisogna avere l’insegnante d’igiene nelle 
scuole elementari, nelle scuole tecniche, nelle 
scuole ginnasiali e normali, nei licei, nelle 
scuole commerciali, nei politecnici, nelle di¬ 
verse facoltà universitarie. 

La necessità di leggi e regolamenti definitivi 
per tale insegnamento è impellente. L’inse¬ 
gnamento della Medicina Sociale in tutte le 
facoltà di tutte le Università del Regno è ur¬ 
gente. Chi deve insegnare l’igiene nelle scuo¬ 
le. deve saperla insegnare e si vedrà quali ri¬ 
sultati -benefìci scaturiranno nella nazione da 
onesti insegnamenti. Tale è la grande via mae¬ 
stra per la risurrezione biologica e sociale dei 
popoli. 


A queste concezioni riassuntive della Pato¬ 
logia, fa magnifico riscontro la Legislazione 
sociale. Basti seguire il processo di tale legisla 
zinne nei paesi civili. Seguire come si sia an¬ 
data sviluppando in questi ultimi tempi la le¬ 
gislazione sociale; seguire gli sforzi costanti 
delle nazioni per MéVazipne intellettuale, tuo 








- 173 


rale ed economica delle plebi diseredate, l’o¬ 
liera doverosa di tutela e di protezione del de¬ 
bole negli inevitabili conflitti tra capitale e la¬ 
voro, per vedere il nesso sempre più forte 
tra patologia e legislazione, suggerita od im¬ 
posta questa da quella come una necessità ur¬ 
gente ed improrogabile. 

La legislazione sociale è una lenta e gradua¬ 
te conquista della sana democrazia al pari del¬ 
le assicurazioni in generale, delle assicurazioni 
contro gli infortuni, contro le malattie in ispe- 
cie. Il codice tedesco di Assicurazione operaia, 
l’assicurazione operaia negli Stati Uniti di A- 
merica, in Svizzera, in Inghilterra, in Unghe¬ 
ria, nel Belgio, ece., la convenzione Italo-Ger- 
rnanica circa le assicurazioni operaie; TAsso¬ 
ciazione internazionale per la protezione le¬ 
gale dei lavoratori, la tentata assicurazione ob¬ 
bligatoria degli emigranti contro la tubercolo¬ 
si, la legge sul lavoro in Olanda e in Francia, 
specie quella riguardante il lavoro dei fanciul¬ 
li nelle vetrerie" la protezione dei fanciulli ne¬ 
gli Stati Uniti rappresentano dei passi vera¬ 
mente giganteschi della legislazione, che noi 
chiamiamo Terapia Sociale. Diamo uno sguar¬ 
do alle varie nazioni, alle leggi sul lavoro not¬ 
turno, sul lavoro delle donne nelle officine e 
nelle fabbriche (Legge spagnuola dell’li luglio 
1912) sul lavoro a domicilio e la sua connes¬ 
sione dolorosa colla presente fase delFindu- 
strialismo dominante; sui contratti di lavoro, 
sulla protezione del lavoro e la regolarizzazio¬ 
ne dei rapporti da. esso nascenti colla base del 
diritto c dell’equità, per convincersi come dal 


- 174 — 


diritto romano al codice francese e ai codici 
moderni, si sia compiuto un lungo e conforto 
voi e cammino (Ellero, Gierke, Meuger, Cimba- 
li Salvioli., Cogliolo). Da dove è venuto Pint- 
pulso al fecondo movimento di riforma legi¬ 
slativa? Dall’evoluzione economica della so¬ 
cietà, dal socialismo e dalla necessità di una 
sicurezza industriale. Le pensioni operaie, la 
Lassa nazionale di previdenza, il Monopolio 
delle Assicurazioni, la Legislazione sulla Ma¬ 
laria annunziano bene a quali e quanti prov 
vedimeli ti deve essere estesa la Le«islazioi)o 
sociale. 


Il valore economico della vita dev’èssere ba- 
se delle assicurazioni sociali. Tutti i problemi 
di Scienza sono grandi problemi di politica- 
La carità, le elargizioni, la beneficenza, al po¬ 
ri della beneficenza medioevale e beneficenza 
moderna, devono cedere il posto all'assistenza 
pubblica integrata dalla previdènza. I dover 
dell’induslria, per la difesa degli operai dallo 
malattie, sono grandi. Il Congresso Internazio 
naie delle asiscinazioni sociali (l!J(iO) con la re 
lazione. Devoto proclamava l’urgenza dell'As¬ 
sicurazione di tutti gli operai contro le ma¬ 
lattie. 

Ora tale assicurazione è un fatto compiute 
Urge normalizzare ancora meglio il lavoro nel¬ 
le industrie, prendendo esempio della Sviz¬ 
zera. Urge coordinare i concetti di infortunio 
e malattia professionale. (Borri, Biondi, Pie- 
racemi) col concetto del rischio professional'- 
adoperando il metodo della lista adottato i« 





— 175 - 


svizzera e in Inghilterra. Uno sguardo gene¬ 
ro sulle assicurazioni contro le malattie, la 
«validità e la vecchiaia in Europa, sulla g-ran- 
liosa legislazione sociale in Germania, su la 
m mirabile organizzazione, su quella in Au¬ 
stria Ungheria e in Francia e la continua evo- 
Upione -della legislazione in Svizzera, in In- 
•KU terra, nel Belgio e nella Danimarca, ci di- 
: «no specialmente che ancora si è fatto poco 
fi Italia. 

La «Gassa Nazionale di Previdenza contro 
a invalidità e la vecchiaia» dovrà rappresen- 
frre la più civile istituzione di un paese civile. 
* industrie e lavorazioni nocive, pericolose, 
nsalubri ed incomode, devono imporre una 
)iù completa organizzazione e funzionalità del* 
e casse di assicurazioni. (Garozzi, Biondi, Pie- 
‘acckii, And, Larcheveque). Il patrimonio del- 
& Casse di Assicurazioni malattie e invalidità, 
leve avere oltre che il contributo dello Stato, 
piello deirindustria e della mano d’opera, va- 
‘io in rapporto alle diverse industrie e lavora 
boni. L’assicurazione vecchiaia dev’essere coni 
Pietà funzione sociale e devoluta allo Stato, 
*osì le assicurazioni sulla maternità e contro 
1& disoccupazione forzata. I vantaggi economi¬ 
ci derivanti da una legislazione sociale, che 
imprendesse le assicurazioni obbligatorie e- 
rtumerate, i vantaggi fìsici e morali di tale le¬ 
gislazione, portano direttamente, oltre che ad 
ttna vera redenzione delle classi lavoratrici, al¬ 
la diminuzione del carico di spesa di assisben- 
z a pubblica. 



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Microbiologia 
Applicata alla Profilassi Sociale 


Il conoscere i rapporti fra queste due entità 
viventi — il microbo e l’uomo •— diventa con¬ 
dizione essenziale ed indispensabile per la 
formazione di quella coscienza igienica alla 
quale tutti inneggiamo e che è fondamento 
della Medicina Sociale. 

Certamente non è facile precisare in poche 
linee questi rapporti; ma, d’altra parte, è mol¬ 
to agevole — sfiorando la letteratura della Mi¬ 
crobiologia — venire a delle pratiche conclu¬ 
sioni dalla conoscenza di questa letteratura 
suggerite, e che non siano estremamente tec¬ 
niche, ma chiare e persuasive, specie se pog¬ 
giate su qualche dimostrazione di demografìa 
è di statistica. 

Fugaci ricordi di storia, poche considerazio- 







- 178 


ni generali, pochi accenni dimostrativi, pochi 
esempi e pochi numeri basteranno a rivelare, 
anche ai più profani di medicina, la vita ter¬ 
rificante dei microbi, in agguato continuo e 
feroce contro gli uomini, mentre basteranno 
a ricordare bene ai sanitarii il loro nuovo apo¬ 
stolato. 

(Ilio la classe dei medici conosca abbastanza 
la vita dei microbi e tutta l’opera implacabil¬ 
mente funesta che compiono negli organismi 
umani, non è un fatto che tranquillizza ruma 
ni là od assicura la stessa dai pericoli immen 
si ai quali è soggetta ad ogni minuto ed in 
ogni luogo. Il loro nuovo apostolato consiste 
appunto nel rendere edotti i profani di questi 
pericoli e suggerire al pubblico ed alle mito- 
rilà tutti i rimedii coi quali questi pericoli 
scongiurare. Tutti i rimedi. In questa espres¬ 
sione noi riponiamo il più grave problema u 
inano. 

Il Risorgimento Sanitario Italiano — ch’è 
cosi ricco di magnifiche lotte e di generose 
conquiste — ha ben compiuta la sua parabola 
riducendo la mortalità umana dal 32 per mil¬ 
le al 22 per mille. Ma questa cifra, checché 
si dica, da alcuni anni si mantiene, oramai, 
stazionaria, dopo la larga applicazione delle 




179 — 


disposizioni legislative, concernenti la salute 
pubblica; dopo tutto lo svolgimento di un buon 
programma di rigenerazione igienica, quello 
ch’è stato possibile ai nostri governi, enorme¬ 
mente distratti in molteplici forme di politica 
interna ed esterna e con una struttura sociale 
quale è scaturita dai lunghi secoli di oppres¬ 
sione, di feudalismo, di lotte e di guerre. 

Noi domandiamo subito: intensificando que¬ 
st'opera di rigerioraizone igienica, con l'indi¬ 
rizzo finora seguito o di poco modificato, sarà 
possibile scuotere sensibilmente la cifra ine¬ 
dia della mortalità, alla quale siamo giunti 7 
Con tutto ratinale ordinamento sanitario ven¬ 
dono davvero colpite le cause permanenti del¬ 
le nostre infermità, e della nostra morte? Il 
microbo, che di queste cause è regressione, 
la più colossale <: la più opprimente, risentirà 
davvero della lotta che gli uomini e le leggi 
conducono contro di esso? 

Insoimna, l'uomo vincerà il microbo? Ma 
e possibile che lo vinca? E come deve vincer¬ 
lo? L'uomo non sarà, dunque, eternamente la 
vittima di questo feroce essere invisibile? Ma 
perchè, intanto, il microbo tanto piccolo, uc¬ 
cide l’uomo tanto grande? 


Queste ed altre interrelazioni ci rivolgono 



- 180 - 


decisamente quelli che noi sospingiamo ad li¬ 
na buona forma di educazione igienica. Pos¬ 
siamo offrire una risposta molto sistematica? 

Questa esigerebbe, innanzitutto, una lunga 
storia della microbiologia, quella che va da 
Attanasio Kircher (1671) — che fu il primo a 
costatare la presenza di innumerevoli piccoli 
« vermi » in alcune sostanze organiche putre¬ 
fatte, controllati da un apparecchio-microsco¬ 
pio, assolutamente primitivo, costruito da An¬ 
tonio van Leeuwenhoek, a O. F. Muller, che 
classificò (1786) questi microrganismi; a Ehren- 
berg (1838) che scoprì gli esseri viventi nella 
polvere e nell’acqua; a Chohn (1854) che asse¬ 
gnò i microrganismi tra i vegetali d’infimo 
grado; a Nageli (1857), a Seroder, a Van Busch, 
a Hoffman, a Lister, a Charlton Bastian (1872): 
nomi che segnano i primi passi memorabili 
nel campo della microbiologia. Da questi pri¬ 
mi passi alle famose ricerche del Pasteur sul¬ 
la fermentazione, quelle che misero sopra basi 
incrollabili la dottrina vitalistica dei germi, 
dando enorme sviluppo alla storia naturale di 
questi infimi organismi ed alla dottrina mi¬ 
crobica delle infezioni; e da Pasteur a Bassi 
(1838), che vide il primo parassita causa di 
una rnalallia (filugello); a Henle, a Kuhn 
(1848), a De-Bary (1864), a Davaine, a Buyer, 






- 181 - 


1 Cagliari] Latour e Salavano, ad Hallier 
1866), rajrostolo più convinto della dottrina 
tòrassilaria; al Lister ancora, che diede al 
nondo il meraviglioso trattamento asettico del¬ 
le ferite, di cui porta il nome — v’è tutto un 
'arnmino glorioso ed emozionante verso la con- 
luista lenta, diffidilo, affannosa, di un mondo 
assolutamente nuovo, fatto di esseri viventi, 
sfinitamente picoli, estremamente invisibili e 
Pur talmente pericolosi per gli esseri umani, 
per tutto il mondo infinitamente grande ed 
‘nunensamente forte, da minacciarlo in modo 
molto grave,, in ógni angolo, in ogni espres¬ 
sione ed in ogni istante 1 

Pasteur e Kock — i due genii inarrivabili 
della microbiologia — sono seguiti gloriosa¬ 
mente in ogni centro- civile della terra da cen¬ 
ciaia di studiosi e di scopritori, che comin¬ 
ciano dal Bilirolh, Ogston (setticemia), Cohn- 
heim (piemia), Ort, Klebs, Ebert (tifo); Cha- 
^'ean, Weigert (vaccino vaiuolo), Cohn, Flug- 
§e (storia naturale dei microrganismi), Neis- 
^r (lepra), per continuare con Laveran, Celli, 
l^olgj, Marchiafava (malaria), Àrloing; Corne¬ 
rà (carboncino), Rivolta, Sehutz, Bouchard 
■morva), Loffier (difterite), Smith (febbre dol 
Texas), Franche] (polmonite), Rosenbach (prò- 
''ssso suppurativo), Sahiion e Smith (cholera), 




182 — 


Oretìto, Armamii, Marcone (malattie infettive 
nei bufali, vaccino), Nieolaier e Kitasato (tela* 
no), ccc. t ccc. In meno di venti anni, con ogni 
sorta di revisione e coordinazione e di inda¬ 
gini nuove e di nuove scoperte e di nuovi oriz¬ 
zonti, viene costruita tutta la nuova -patogene* 
si del -morbo e viene -progettata tutta una niw 
va terapia, clic fa largo al trionfo del più enii- 
noti te problema biologico, rappresentato »P 
punto dall’iinmuniti die la investigazione p°‘ 
derosa di Mefohnikoff, Beh ring, Ehrlìch, Pfei- 
fer, Maffucci, ecc., eoe., ha svelto splendida 
niente dall infinito mistero, per drizzarlo verso 
le grandiose concezioni teoretiche e pratici 
da cui gli uomini attendono la loro salvezza. 

Rendere 1 organismo umano immune all* 
più micidiali infezioni, quelle, che assumendo 
carattere collettivo e decorso rapido, deciù ,a ‘ 
no implacabilmente i popoli, ben rappreseli - 
ta la meta di lutti i moderni studii biologi 01 
e clinici. 

Da questo punto noi vogliamo muovere 
formulare delle considerazioni generali. 


E dobbiamo dolorosamente riconoscere * 11 * 
bito renne, ad onta di sforzi, infiniti, da 





- 183 — 


'li eminentissimi studiosi di ogni nazione, una 
immunità acquisita per le infezioni più gra¬ 
vi, è straordinariamente difficoltosa negli uo¬ 
mini e -perchè finora la scienza con tutti gli 
sforzi mirabili, che ha già compiuti, non è riti - 
S(, ita a darci molti sieri e perchè quelli che ci 
ha dati, non sono — ad eccezione di pochi — 
rispondenti allo scopo desiderato. 

Ma la Scienza, se non ha raggiunto le sue 
intenzioni nobilissime di immunizzare Turna- 
mtà. ha raggiunto una dimostrazione molto 
bidente, a traverso le sue ricerche. È riuscita 
'^scienza a dimostrare come l’immunità degli 
uomini — se non perfettamente assoluta, cer¬ 
io più che relativa e contro tutte le infezioni 
microbi, sia risposta nella volontà degli uo- 
ln mi stessi, nella organizzazione umana, nelle 
che questa organizzazione governano, nel¬ 
la vita in complesso — privata e pubblica — 
gli uomini menano; nella loro educazione, 
r ^lle loro abitudini, nelle loro condizioni eco 
r »orrri«he, nel Joro stato morale, nei loro siste¬ 
mi di lavoro, nelle loro tendenze civili, insonn¬ 
ia, in tutte le esplicazioni insite aJla vita no- 
la quale, se sorretta da rigide norme di 
Siene personale e collettiva — volute dagli uo¬ 
mini e dai governi — di benessere morale ed 
Gnomico sostenuto da un ordinamento so- 



- 184 -, 


ciale evoluto e giustamente distributivo, che 
conceda a tutti gli elementi buona alimenta¬ 
zione, salubre abitazione, valido ed igienico 
lavoro, igienico amore, tranquillo pensiero, 
senza torture, senza avvelenamenti, senza fa 
me cronica, senza agglomeramenti, senza odii, 
e senza fratricidi, con amore collettivo alla vi¬ 
ta, a tutte le bellezze, le agiatezze, le giusto 
fatiche, i giusti compensi, i giusti dolori che 
la vita fanno — allora sì che questa non sarà 
la cultura facile a tutti i microbi, il prediletto 
ambiente di esso, ed allora ecco che la scien¬ 
za, nella ricerca del siero artificiale, ha tro¬ 
vato il grande incommensurabile naturale sie¬ 
ro immunizzante, nella linfa degli stessi uo¬ 
mini, non intossicala dalla ferocia degli uo¬ 
mini, per dar posto poi alta ferocia dei micro¬ 
bi, ma alimentata di quella pace sociale verso 
cui tutti aspiriamo, in nome di un supremo 
intangibile diritto alla esistenza!... 

Poesia, la nostra ? No, è scienza ! 

f medici non devono fare gli stregoni, ri»; 
negando la scienza o servendosi di essa per j 
propri comodi, come si servono i preti do 
dogmi di Cristo, traducendoli secondo le pr° 
prie convenienze. Che se vi fosse un po’ di po e 
sia — dettata dal cuore, i cui palpiti voglio* 10 





- 185 - 


<- devono essere sempre in perfetta armonia 
c on le vibrazioni del cervello — essa, quando 
t cosi buona, sarebbe sempre da preferirsi ad 
■'-ni ignoranza e ad ogni ipocrisia sanitaria. 

Vero è che la nostra è scienza, non ò poesia, 
tarlino Ut Fisiologia, la Patoligia generale, ri¬ 
pieno ! 

Vi se i medici, in quest’ultimo periodo di sto- 
da, non fossero spesso caduti in letargo, quan¬ 
to rivoluzione nelle coscienze dei popoli e net¬ 
to sfere governative, a beneficio della vita li¬ 
tuana individulame-nte e collettivamente con 
Aerata ! 

Oh ! quel Pasteur, quel Rock, quel Metchni 
tojff., ece., ecc., che cosa han fattoi 

Oc conoscenze inlorno alla vita dei microbi, 
se non hanno ancora condotto, dicevamo, alla 
0 °nquista di sostanze immunizzanti, contro le 
Malattie infettive — quantunque una serie di 
nuove e brillanti scoperte vadano sorgendo ai 
contini della microbiologia, precisando nel no 
dro organismo quegli « anticorpi » destinati ad 
°Pporsi alla virulenza dai microbi ed alle loro 
tossine — queste conoscenze hanno certo pre¬ 
ssato molto bene dentro e fuori il nostro or¬ 
ganismo, un ambiente assolutamente sfavore- 




- 186 — 


vole al loro sviluppo e a tutta la loro vita fu 
nesta, c perchè hanno, d'altra parte, bene pre 
risate le condizioni e le relazioni favorevoli, op- 
por tu ne, anzi, wedileUe, a questo sviluppo 
et! a questa vita. 

Tali conoscenze, dunque, è che devono gui¬ 
darci alla concezione dei arandi, efficaci rime 
<1 ii contro le infezioni e che sono indiscutibil- 
inente, per assoluto valore profilattico e cura¬ 
tivo. superiori di molto a tutti i sieri e a luti, 
gli anlicorpi. 

Kritmino un poco in questa microbiologia e 
torchiamo di semplificare c volgarizzare la 
principale delle sue definizioni. Che cosa so 
no i microrganismi? Sono degli esseri viventi 

molto interessanti dal lato igienico e biolo¬ 
gico, essendo essi la causa della ferinentazio 
ne, delia putrefazione e delle malattie infetti' 
ve i quali appartengono a gruppi mortolo 
giri molto diversi, di cui parecchi sono da clas¬ 
si fi-carsi con sicurezza tra i vegetali inferiori* 
irli altri, invece, fra gli organismi unicellulai' 1 
che trovansi nei gradi più bassi della scala 
zoologica. Questi vengono raccolti nel gruppi 
naturale dei protozoi, quelli appartengono tal' 
ti, per le loro proprietà morfologiche e biolo* 
giche, ai funghi, e vengono designati col no 





187 - 


le comune di funghì microscopici (Marcone). 
bbiamo dunque: muffe (ifomiceti); fermenti 
^storniceli), batterti, (schizomiceli) e protozoi 
he, per le recenli scoperte, vanno acquistali- 
0 molta importanza nella genesi delle m&lai- 
* infettive. Ma la maggiore importanza è 
a la dai batterli, per il loro straordinario nu- 
nero corrispondente ad altrettante forme mor¬ 
ose, qualora si dia modo ed occasione al loro 
viluppo. Della Fisiologia di questi microbi, 
,e i' la dimostrazione della nostra tesi, interes¬ 
so solamente pochi dati sperimentali, i qua¬ 
li trasportati dal campo dei laboratorio nella 
'la pratica quotidiana, portano direttamente 
'ila nostra conclusione, che già a priori enun¬ 
ciò, e che, cioè, nessun agente microbico è 
Alogeno nel nostro organismo , se non vengo 
10 in questo organismo create delle speciali 
Adizioni per le quali , mancando la vitale ed 
rglca reazione organica , l'uomo finisce di 
^ere naturalmente immunizzata contro que - 
te forme morbose e diventa invece predispo- 
/o e recettivo . 

La dimostrazione di ciò è data appunto dal- 
la Fisiologia dei microbi. E ricordiamo: 

t. — Alcuni microbi possono viv ere den- 
lp ° gli umori organici senza produrre effetti 




— 188 - 


* 

dannosi. Si tratta di -cornmensa!terno, e il mi¬ 
crobio, incapace di generare veleni non è un 
agente patogeno-. Di questa specie di microbi, 
adunque, data la loro innocenza, noi, per ora, 
non c’interessiamo. 

2. — Il caso che occorre più delle volte ì 1 
questo: certi microbi non vegetano se non nel 
corpo animale e sono quelli detti patogeni ob¬ 
bligati. Contro di essi deve essere portata la 
maggiore attenzione dei sanitari i, perchè a do 
per ino e facciano adoperare dalle leggi tutti i 
mezzi per evitare, innanzi lutto, la penetra¬ 
zione di essi nel nostro organismo e quindi 
creare in questo organismo una valida resi¬ 
stenza, tale che, anche penetrativi questi nu 
crobi, non producano effetti disastrosi. 

La lotta contro tali microbi non può porci 1 ' 
essere sostenuta solo dai medici e soltanto tH)lJ 
disinfettanti ed altre medicazioni: la resista 
za organica , unica e sola condizione essenza^' 
per la lotta a tulle le specie di microbi pa i0 
geni , non può essere creala che da un regiw 
di vita voluto , sancito , sostenuto , difeso da i°\ 
busta legislazione sociale elevata su assioli 
scientifici inconfutabili. 

Queste, enunciazioni, che ci permettiamo 111 
sottolineare, non hanno alcun valore di 




189 — 


tà, perchè esse sono la conseguenza indiscu¬ 
tibile dei più elementari principii di fisiolo¬ 
gia e di igiene, -ina hanno 11 solo valore di es¬ 
sere formulate con profonda convinzione per 
un supremo bene collettivo. 

La dimostrazione incalza: 

3. Vi sono dei microbi che non possono 
vegetare nel corpo animale: sono i* saprofiti 
uhbiigati che non sarebbero capaci di produr* 
r « malattie. E Pasteur che cosa ha dimostra¬ 
lo? Ila dimostrato che anche questi microbi, 
'he non avrebbero nessuna cattiva intenzione 
versogli uomini, anche essi, per colpa di quo 
di uomini, diventano em inerì tema te patogeni, 
( ‘<>n spiccata enorme virulenza. 11 sistema pre¬ 
cisato dal Pasteur ci spiega un mondo di ma¬ 
lattie nuove, che prima davvero non esisteva 
fio, appunto perchè la resistenza organica della 
uizza nostra era valida e poi è venuta sceman- 
( Ioj fino a diventare, questa razza fiacca, de¬ 
tale, affamata, esausta e campo fecondissimo 
Per la cultura di tutti i microbi e per la loro 
educazione nei tristi esercizi di demolizione 
All’organismo nostro. Pasteur ha dimostrato 
c ta, partendo da un batterio carbonchioso, 
luasi avirulento, si può venire man mano rein¬ 
tegrando la capacita patogena, passandolo 


— 190 _ 


prima altra v ers° l’organismo di un topo neo¬ 
nato 0 animale più recettivo che conosciamo, 
perchè piu debole) poi per l’organismo di un 
topo adulto (un pochino più forte), per quello 
della cavia giovane, della cavia adulta, del co 
nig io, della pecora, tutte bestie gradatamente 
1 una un po’ più resistente dell’altra, buone ap¬ 
punto per fare esercitare il microbo nella sua 
\ irulenza, superando esso certamente le di 
verse e crescenti resistenze organiche. 

Siccome il microbo non 'patogeno in un or¬ 
ganismo debole , diventa patogeno per questo 
organismo debole , ed acquista in questo eser¬ 
cizio virulenza apace di vincere la resistenza 
più accentuata ? i secondo organis'mo; usci¬ 
to da questo secondo organismo con attitudini 
omicida più sviluppata e passando in un orgu 
nismo ancora più valido, intacca anche questo, 
poi un altro piu valido ancora, e così via. - 
Con tale meccanismo Pasteur crede siansi prò 
dotte le malattie infettive nel corso dei seco 
li; i saprofiti, trovando un terreno adatto P er 
loro negli individui indeboliti, a spese di que- 
sti si son venuti moltiplicando ed hanno così 
acquistato un primo grado di attività parassi' 
taria e patogena. Poi i successivi passaggi 
per contagio — li hanno resi sempre più adatti 
alla vita parassitaria finché alcuni di essi sono 



- 191 - 


divenuti patogeni assolutamente, come per es. 
il bacillo della lebra. 

Non vale dire come la brillante concezione 
del Pasteur sia stata sempre più confermata 
da numerose successive esperienze, tra cui 
vogliamo ricorderò quelle, forse ancora più 
decisive, del Vincent. 

Eri abbiamo in batteriologia la prova più lu¬ 
minosa di ciò che noi si vuole dimoslrare e 
propriamente nello studio delle infezioni spe¬ 
rimentali. 

Premesso, dunque 1 , che la valida resistenza 
organica rappresenti Tunica frontiera per le 
malattie e che questa resistenza è innata as¬ 
solutamente nelTuomo sano, possiamo analiz¬ 
zo rapidamente le condizioni, le ragioni e i 
^ezzi atti a trionfare di questa resistenza che 
Sii animali c gli uomini oppongono alle infe¬ 
zioni. 

Questi mezzi, ragioni e condizioni sono dolo¬ 
samente molteplici e di diversa, natura. E 
^guardano sempre il microbo, l'animale o Tuo- 
n io e la via di penetrazione di questo microbo 
All’organismo, ciò ctTè anche di capitalo im- 
Pwtanza per le pratiche applicazioni della me¬ 
dicina sociale, ma di cui, per ora, è superfluo 
^‘cuparsi. 



— 192 — 


Il microbo spiega maggiore azione in tre 
casi : 

a) Quando la dose è elevata; 

b) Quando la virulenza è' alla; 

c) Quando il microrganismo è in prece¬ 
denza adattato alle condizioni Iconiche o agli 
umori organici. 

K sono tre casi questi che si ottengono nella 
vita collettiva degli uomini colle disastrose con¬ 
dizioni di lurido agglomerainento — dove 1 
bacilli vegetano in dose elevatissima acqui¬ 
stando una virulenza sempre maggiore a tra¬ 
verso gli organismi deboli, asfìttici, esausti 
per fame cronica, per esagerato ed insalubre 
lavoro, per la orrenda lotta della vita - e do¬ 
ve i bacilli perciò si adattano spavenlevaimcn 
te, trovando tutte lo condizioni favorevoli al 
loro sviluppo e nelFambiente esterno e negl 1 
organismi degli individui. 

• 

Non stiamo qui a ripetere gli esperiment' 
da laboratorio, praticati sui topi, sulle vai'- 
che, sulle rane, sui colombi, ecc., ecc. L’esp c ’ 
rimonto più loquace ce lo dà una qualunque 





193 — 


Inalazioni! condannala dalle vicende e dallo 
vicissitudini sociali a tutte quello condizioni 
di vita che rappresentano la maggiore vergo¬ 
gna dell’umanità. 

La dimostrazione può essere ancora più 
chiara. La resistenza degli uomini è vinta dal¬ 
le infezioni, anche che costoro si trovino in 
condizioni assolutamente fisiologiche. Queste 
condizioni, che danno un grave insegnamento 
*' legislatori, sono inamovibili ed intangibili 
nella scienza medica. 


1. La razza migliorata è meno resistente del- 
!e razze comuni; questo accade tra gli anima¬ 
li- questo accado tra gli uomini. Da qui la ne¬ 
cessità che ogni avvento civile, perchè non de¬ 
generi profondamente, sia accompagnalo da u- 
,la tutela igienica validissima, evitando così il 
''iolento contrasto tra la psiche che freme, cor- 
r ° e conquista, ed il corpo che si sfrantuma, 
"àputridisce, muore. 


L’età giovane rende più recettivi, in gene 
^ tutti gli animali. Da qui la non mai suf¬ 
ficiente preoccupazione dei popoli per la pro- 
infanzia. La mortalità infantile, 
in ogni paese, è argomento niol- 
IJ decisivo in tale questione. Valgono delle 
Minuscole legislazioni, non applicate, a difen¬ 


dono dell' 
er rorizzante 






tfM — 


derci dall’incubo di una cosi tristo e fatale leg¬ 
ge di Natura? 

3. Lo stato gravidico fa diventare l’organi' 
smo più sensibile a tutte le infezioni. 

Il problema della maternità, il femminismo, 
tutta la immane questione sociale della donna, 
trova in questo assioma un interrogativo molto 
pesante I 

E queste qui sono condizioni fisiologiche. 

Enumeriamo rapidamente le condizioni pa¬ 
tologiche. 

1. Le debilitazioni anteriori per malattia prc- 
gressa rendono l'organismo recettivo a tutti i 
mic-robi. 

Ecco la necessità che l’uomo sia curato sem 
pre sollecitamente e definitivamente da unii 
qualunque infermità secondaria, per evita? 0 
che egli accolga un’infermità molto più g? a 
ve, restando in stato di debilitazione organica- 
La capra in stato di chachessia è recettiva P er 
la tubercolosi, il coniglio indebolito è recett'- 
vo pel carbonchio. E così via. E cosi via P ef 
gli uomini. 

2. Il digiuno prolungato rende sensibili 3 ' 
carbonchio i colombi. Il colombo anche inort' 




- 195 — 


lato con siero anticarbonchioso c lasciato senza 
cibo si ammala lo stesso di carbonchio. Decisi¬ 
vo ammaestramento ! 

Gli uomini affamali danno uno spaventevo¬ 
le contributo alle infezioni- ed alla morte, per¬ 
che rappresentano essi appunto i campi di fa¬ 
cile conquista dei microbi. 

Una dimostrazione statistica? Bastano due 
numeri soli: la vita media dei ricchi non è 
niai inferiore ai 45 anni; la vita media dei po¬ 
veri non è mai superiore agli anni 251 Che 
più ? Ma c’è tutta la statistica della morbilità 
e mortalità umana che è una dimostrazione co- 
assale, invulnerabile ! La fame è la causa 
Principalissima delle malattie. Questa è una 
vecchia convinzione che raccoglie sempre nuo¬ 
va messe di tristi testimonianze. 

3. Il salasso rende i conigli più sensibili ai 
microbi. 

Questo sapevano perfino i borbonici, i quali 
~~ si narra nella storia patria un poco intima 
~~ Pare si fossero serviti del salasso, praticato 
m modo diffuso e scandaloso — per dissangue- 
^ le loro popolazioni, per renderle fiacche, de- 
toli, umilissime e recettive alle epidemie... che 
Univano come castigo di Dio, per pena di 



— m 


grandi perdati ! Espelamento storico, durato 
troppo a lungo; fino a quando, il grande rin¬ 
novatore della medicina — Salvatore Tornirla- 
si — non ha combattuto ( 1 858) contro il vsalas- 
so, quella gloriosa crociata che, inaugurata nel 
Settentrione, doveva rapidamente conquistare 
tutta l’Italia ed entusiasmare tutti i paesi ci¬ 
vili dell’Europa. 

Intendiamo che un salasso — uri salasso di¬ 
verso — viene tuttavia praticato a danno delle 
classi non abbienti, dalle poche classi privi 
legiate, ed è per questo che resperimento del¬ 
la microbiologia trova tuttora vivido riscon¬ 
tro neirattuale società e giunge di premente 
avviso ai governi. 

4. La lunga fativa conferisce facilmente al 
cavallo la morva; conferisce facilmente ai rat¬ 
ti' — assoggettati lungamente alla rotazione in 
un cilindro — il carbonchio, ed agli uomini 
conferisce tutte le infezioni umane ! Senza fa 1 ’ 
neppure cenno a tutte le svariate e gravi coir 
sequenze della fatica prolungata — cui il Mo$* 
so e Lmbert Mestre hanno consacrato pagi^ 
fra le più gloriose della scienza medica — non 
possiamo perciò trascurare di dire come la f ' 
sagerata fatica (Tini intossicazione generale co¬ 
si) grave da perturbare tutto il ricambio c, (V 
conseguenza, tuffi gli organi . 




- 197 - 


' Così l’esagerato raffreddamento e l’esage- 
• slo riscaldamento. Oli ! quell'igiene induslria- 
l< ’> tanto bene scritta, un poco anche legificaia 
o dovunque rinnegata, per avversione brutale 
ttlla scienza. 

<>. Tutte le intossicazioni — da alcool, ni- 
'Otina, caffeina, tulle le inlossicazioni provosa- 
ie dagli ambienti inquinati, dal materiale di 
lavorazione ecc., ecc. — rendono gli uomini 
'Unito recettivi a imicrobi, che finiscono sem¬ 
pre col l’abbreviare enormemente la vita, tra 
sofferenze atroci. Vi sono qui le ragioni di 
lotta la patologia professionale. 

"• Quando nelle vene del cane si' inietta del¬ 
la polvere di carbone, questo è infettato di car- 
oonchio, per iniezioni di bacilli specifici. Il 
^ne non suole essere soggetto a tale malattia, 
‘•somma una infinità di sostanze estranee, pe¬ 
netrate comunque nel nostro organismo tolgo¬ 
no al nostro sangue la facoltà di difendersi 
( lalle infezioni e lo rendono perfino soggetto 
alle più strane e complicate infermità. Gli o- 
fiacoli all’azione benefica del sangue (lecucito- 
11 o fagocitosi) fatta per la difesa dell’organi- 
’ m °» vengono offerti da un immenso numero 
li ragioni e di condizioni, che, esaminate e 
°utrollate nel laboratorio, si osservano, ora- 




198 - 


mai, da tutti nello svolgimento della vita quo¬ 
tidiana. 

In conclusione, la malattia, in generale, è 
una conseguenza di speciali condizioni nelle 
quali si mettono gli uomini. Vengono perfino 
create queste malattie da queste speciali con¬ 
dizioni. E Pasteur l’ha dimostrato. Ed Emery 
ha dimostrato ancora qualche cosa di più chia¬ 
ro che può avere un colossale riscontro nella 
vita nostra. 

In certe regioni occidentali, in cui non esi¬ 
stevano alcune infermità per le pecore, perchè 
non vi erano condizioni necessarie per lo svi¬ 
luppo di una specie di mosche capaci di tra¬ 
smettere queste infezioni, quando queste pè¬ 
core non vennero più nutrite bene e comincia¬ 
rono a soffrire un’abbondante diarrea, allora 
apparvero queste mosche a nutrirsi delle deie¬ 
zioni profuse dovunque ed un complesso 
■malattie nuove apparvero per il povero be¬ 
stiame. 

Secondo quello che riferisce il Rilzema B<#< 
in Olanda, verso il 1860, si cominciò ad ossei 
vare una nuova malattia parassitarla delle P* 
core, dovuta alla Lucilla Sericata. 

Questa mosca, le cui larve vivono al sol< tv 
di cadaveri o di sterco, ha preso la nuova ab' 



- 109 — 

Jdine di esporre le uova sulla pelle delle pe- 
vive, a preferenza sopra quelle ohe, af¬ 
ille da diarrea , hanno la cute delle natiche o 
elle cosce inmbrattata di escrementi. Le larve 
xiono la pelle e penetrano nel connettivo sot- 
>cutaneo e nei muscoli. 

Le condizioni di questa specie e di alcune 
Itre, che si osservano, occasionalmente paras¬ 
te, sulle piaghe o nell’intestino, può conside¬ 
rai come un principio di adattamento alla 
ita parassitane. 

Così accade quotidianamente nel gregge u- 
lano ! 

• 1 Bonardi nel tracciare sul Hamazzini (An- 
o II. fase. I) alcune osservazioni e considera¬ 
ci di Medicina Sociale, piglia con mirabile 
•Sgozza le mosse dalla tubercolosi. 

Nessun esempio, infatti, è più luminoso di 
uesto spettacolo terrificante che dà la tuber- 
ilosi al cospetto della civiltà, per la più de¬ 
riva affermazione nel nostro programma di 
tenza. Nessun esempio più dimostrativo di 
lesto per precisare i limiti della nostra a- 

ono. 

Il Bonardi cosi scrive: «La tubercolosi ha 
ìr base un lungo processo di debilitazione 



- 200 — 


cibila libra organica; di disintegrazione, di e- 
saurimento dei poteri di difesa. È la malattia 
che sintetizza tutte te debolezze, tutti gli esau¬ 
rimenti ereditarli ed acquisiti; tanto che il 
processo Infettivo viene a costituire un episo¬ 
dio finale , un 'ultima tappa dell’opera di de¬ 
molizione. 

La cultura, sia pure la più virulenta, di ba 
cilli di Koch, se inoculata sotto la pelle del 
montone non attecchisce; ne nell 1 asino produ¬ 
ce tubercoli miliari che guariscono spontanea¬ 
mente; se neVi uomo robusto , ben nutrito , sen¬ 
za predisposizione ereditaria , determina lesioni 
circoscritte facilmente isolabili e guaribili. 

L’abbiamo già detto in un precedente capi¬ 
tolo: 

La tubercolosi è la malattia della debolezza 
organica , sia essa determinata da -miseria fisio¬ 
logica, da surmenage , da condizioni antigieni¬ 
che di vita e di lavoro, sia da stravizi!, da of; 
fesa delle leggi biologiche fondamentali, con 1 
matrimoni consanguinei, -fra ammalati, 
persone di troppa differenza di età, fra giovi¬ 
nette ambiziose, spregiudicate, vecchie preco^- 
infrolliti ed induriti dalla sifilide, dall’aJconl- 
dalla uricemia e da ogni soddisfatto capricci 0 
di gola e di lussuria». 




— 201 — 


Noi abbiamo altra volta enunciato così il 
nostro concetto sulla malattia in generalo: (Per 
l'educazione igienica popolare - Voi. I. Det- 
ken e ftocholl, 1910 - pag. 47) : « Il morbo è 
a nmla Pianta che germoglia negli individui 
'Inficili, denutriti, intossicati, avvelenati, esau¬ 
sti per privazioni, per sofferenze, amarezze, 
insonnia, astinenze, eec., ere. La predisoosi- 
Zl ° ne al morbo - fondamento della medicina, 
mdividuale non è che il risultato di tutte 
Queste cause economiche, morali e sociali, pre¬ 
parate dalla vita. T.1 male f*. l’esauTimento. In 
°Sni malato vi è un delitto. Chi ferisce è... la 
miseria. Con la miseria sta l’ignoranza ecc 
eco. ». 

b ripetiamo ciò, per dire come, in conclu¬ 
sione, il microbo non sia la causa decisiva per 
e infermità umane. Ed è quanto risulta c- 
' identissimo dalla nostra esposizione. 

Ma dalla conoscenza dei microbi, spuntando 
* ragione della loro vitalità, si ribadisce splen¬ 
didamente l’affermazione della Medicina So¬ 
dale, fatta per la creazione di lutto quell’am- 
n iente morale ed economico non adatto alla 
l0ro fecondazione tumultuosa e micidiale. 

Riportandoci così alle nostre premesse, vo- 

iarno affermare come la coscienza icjìpnica 



- 202 - 


esiga per gli individui la capacità di sapere e* 
vitate La peìietrazione nel Loro organismo dei 
microbi capaci di produrre infezioni e di saper 
mantenere Vorganismo medesimo in condizio¬ 
ni sfavorevoli allo sviluppo degli, stessi. Da 
questa capacità nascerà l’altra capacità di e- 
sigere dai governi i mezzi perchè le collettivi¬ 
tà e le individualità siano mantenute nelle con 
dizioni salubri accennate. Insemina, mille di¬ 
verse considerazioni possono essere fatte, in 
conseguenza dei concetti generali da noi e 
spressi e sono considerazioni che intaccano 
profondamente tutti gli istituti che non sanno 
assicurare alle masse la tutela igienica pur 
sancita così decisamente dalle scienze biolo¬ 
giche. 

Non ci disperdiamo nella chiamata dello 
eccezioni, rivelanti lo malattie non infettive e 
quelle chirurgiche c tutte le molteplici altre 
lesioni organiche elio non possono — apparen 
temente - essere connesso con tali nostri con 
celti. Ma non v’ò chi possa disconoscere l'io 1 
portanza assolutamente capitale delle malattia 
infettive — e per la loro diffusione e per l a 
loro gravità, e por il loro decorso e per i loro 
effetti disastrosi, in ogni campo di esplicazioni 
umana e sotto ogni aspetto sociale —- per cui 
tutte le altre malattie, di qualunque entità ó 



- 203 - 


li qualunque natura, passano, senza dubbio, 
ii seconda linea, confermando la giustificata 
>reoccupazione della scienza per queste scia¬ 
lare universali, rappresentate dalle infezioni 
d intossicazioni collettivo. 

Con un lungo ragionamento, d’altra parte, 
«Iremmo ridurre ad una formula sola tutte 
c patologie, affermando come esse siano sem- 
irc c dovunque sostenute dagli impellenti fet¬ 
ori economico-sociali. Senza aggiungere come, 
ina coscienza igienica, formata su questi prin- 
ipii, porterebbe direttamente aila lotta ed al- 
J vittoria contro tutti i malanni morali, fìsici 
sociali. 

Ecco perchè la Medicina Sociale è scienza 
edentrice. 









Coscienza Igienica 


Ad assicurare il trionfo della Medicina So¬ 
lale, vorremmo che alla magnifica concezione 
•i questa nuova coscienza, da tanti anni fell¬ 
amente invocata dall’illustre «prof. Di Vestea 
sancita dal Governo di Luzzatti, per opera 
tei compianto on. Calissano, non toccasse la 
l’iste sorte che ha fatalmente coinvolto tutte 
e coscienze morati e politiche dei tempi nostri. 

A traverso un continuo fermento di propo¬ 
ne, di discussioni, di provvedimenti, io veggo 
‘recisamente pericolare la fisionomia di quel- 
a coscienza igienica, la quale — tendendo per 
appunto alla sana conservazione della vita 
"nana, psichica e fìsica ■— dovrebbe stare al 
li sopra di tutte le altre coscienze abbozzate 
'ri popoli moderni. 

•Noi intendiamo come l’inizio di ogni ritmo- 











- 206 — 


vamento — amministrativo o 'politico, morale 
o sociale — sia inevitabilmente incerto ed in 
completo; ma intendiamo parimenti la neces¬ 
sità che questo inizio sia, almeno teoretica¬ 
mente, molto bene precisato, con vedute chia¬ 
re, con linee categoriche, insomma, con un 
programma lucido che soltanto lo stesso svol¬ 
gimento di esso potrà modificare, correggere, 
a secondo dei suggerimenti del caso e del mo¬ 
mento. Prima, dunque, che mille falsi concel¬ 
ti deturpino questo grande pensiero scientifi¬ 
co e politico che racchiude la brillante frase 
del Di Vestea, è bene, anzi, è doveroso ecl im¬ 
pellente, ricordare — il significato fedele del¬ 
la coscienza igienico-popolare, perchè, chi vo¬ 
glia, se ne serva e la coltivi e la sospinga sen¬ 
za pericolose tergiversazioni e stupidi acromo 
dementi. 

Che se soltanto un meschino concetto, intor¬ 
no a questa nuova coscienza, dovesse divulgar¬ 
si, e, per caso, affermarsi, ed affermandosi 
non dare evidentemente, nella vita privata e 
pubblica quei risultati che invece sono collet- 
tivamente attesi, fra breve sentiremo parlare 
della coscienza igienica con quel poco rispetto 
— suggerito dal fallimento dell’impresa — col 
quale oggi si parla di cento altre coscienze fal¬ 
lite 1 





- 207 — 


La vita religiosa e politica dei popoli e dei 
partiti deve suggerire un grande ammaestra¬ 
mento. 

Se si tratta di creare una coscienza, bisogna 
MMess'ariamente riportarsi a quella filosofia ed 
fl quella pratica di che la storia è piena. 

Kbbene, il fallimento dei partiti politici, il 
finimento dei sistemi morali dipende precisa- 
Qiente dalla falsa interpretazione e divulgazio¬ 
ne dei principii fondamentali di queste conce- 
boni od istituzioni che siano e dalla facile ac¬ 
contentai ura e dallo ingenuo opportunismo dei 
loro pionieri e dei loro vessilliferi. 

Non basta il diritto al voto per addebitarsi 
'ina coscienza politica; non basta, di certo, a- 
f nare la libertà... di fare i propri comodi per 
dimostrare una coscienza liberale; conoscere 
la strofa di un inno per proclamare una co-, 
scienza patriottica; comprare un grosso cap¬ 
pello a cenci per tranquillizzarsi in una co¬ 
scienza repubblicana od usare una cravatta 
fossa per provare la propria coscienza sociali¬ 
stica; come non basta dir male dei preti per ri¬ 
levare una coscienza anticlericale o andare in 
chiesa a recitar rosari per professare una co¬ 
scienza religiosa o restituire ciò che si era pri- 
01 a rubato per esibire la propria coscienza mo- 


— 208 - 


rale... fatta di equità e di giustizia ! Le coscien¬ 
ze, affermate su questi e simili principii pc 
polari, sono il disastro permanente delle ri¬ 
verse classi e delle diverse nazioni ! Queste 
pseudo-coscienze sono mantenute da quella,co 
tossale ignoranza elementare, che permette l'at¬ 
tecchimento di nessuna educazione veramente 
evoluta e civile. È per questo che noi affer¬ 
miamo, in tale circostanza, quello che dev’es¬ 
sere, per forza, opinione universale, e ciò*, 
che vi deve essere uno strato comune a tutte 
le coscienze umane e questo dev’essere fatto 
almeno dalla istruzione elementare. Vi possono 
essere divergenze inconciliabili fra tutte le co¬ 
scienze umane, ma esse devono tutte ritrovar¬ 
si su di imo stesso piano livellatore dato ap¬ 
punto da questa istruzione. 

Ecco 'perchè possiamo affermare come la co 
scienza igienica richieda inevitabilmente que¬ 
sto strato fondamentale per potere comunque 
attecchire tra le popolazioni. Laddove questo 
strato manca, e noi avremo lungamente discus¬ 
so di coscienza igienica, non potremo aver? 
ottenuto altro effetto che quello di vedere to' 
vati i visi dei popolani e dei loro dominatori- 
mentre sono stati per lunga epoca insozzati d l 
polvere e di fango! Solamente se saremo sod* 
Hrafjifti di mipstn nrnow^so noi -potremo aU 



— 209 - 


nunziare compiuta la coscienza igienica- poi¬ 
ché non al di là di una buona lavata di faccia 
b di... testa potrà essere concepita dagli anal¬ 
fabeti la ideazione nostra. 

ft inalile che si venga a dire che le leggi bi¬ 
sogna imporle e che bisogna imporre le leggi 
«l’Igiene 1 

Nessuna legge tranne quella della galera 
per i piccoli ladri — è riuscita mai ad essere 
imposta, se non voluta e sentita dal popolo ! 

Io dico perciò che, per iniziare la creazione 
della coscienza igienica, bisogna rivolgersi, per 
ora, esclusivamente agli uomini che abbiano 
già una discreta preparazione intellettuale e 
Ira essi seminare le buone idee, colla speran¬ 
za che il loro esempio — Tesempio soltanto — 
v alga a suggestionare favorevolmente la mas¬ 
sa popolare. 

La coscienza igienica potrebbe immaginarsi 
come una colossale colonna graduata, che si 
elevi a vista di tutti gli uomini di un paese e 
le cui diverse gradazioni siano percepite dal 
basso in alto, dalle diverse classi sociali, a se¬ 
condo della loro bassa ed alta educazione in¬ 
tellettuale e tecnica. Dalle incisioni di un cu¬ 
culo di sapone, messe al primo segno per gli 
analfabeti, alla raffigurazione di tutta la vita 



- 210 — 

tumultuosa dei microbi, viventi nell’aria, nel¬ 
l’acqua, negli alimenti, in tutti gli uomini, in 
tutte le cose, messa in ultima linea, per quelli 
che hanno acuti gli occhi, e acuta la visione 
intellettuale, vi è tutto un infinito mondo, spes¬ 
so anello molto nuovo -per coloro i quali do 
vrébbe essere molto vecchio ! 

Home salvarsi? I primi, dunque, si laveran 
no la faccia e con questo crederanno consegui¬ 
la la coscienza igienica, perchè nulla più essi 
sanno leggere suirimmane colonna e staranno 
tranquilli, senza spostare però il loro luttuoso 
contributo a tutte le infermità ed alla morte 
di tutte le specie. Dai primi agli ultimi, vi so¬ 
no mille gradazioni, a misurare mille diverse 
elevature intellettuali, mille capacità diverse, 
mille diverse concezioni di questa coscienza. 

Gli ultimi che faranno, se apparisce ben 
chiara al loro sguardo^ in tutta la orrenda vi¬ 
rulenza, in tutta la strana ferocia, la vita di 
tutti i microbi cito ci circondano e ci insidiano 
ad ogni passo, in ogni luogo, ad ogni istante ? 
Per i primi la coscienza igienica è troppo pre¬ 
sto e troppo male raggiunta, per gli ultimi di¬ 
venta inarrivabile; appunto perche la compie 
ta concezione della vita dei microbi, capaci di 
dare infezioni, sconforta quasi luomo neLTiuv 
presa di evitarli, neutralizzarli, ucciderli. In 



— Zi 1 — 


questa incresciosa condizione si trovano, per 
I appunto gli uomini più evoluti, più colti e 
più pratici dell’arte sanitaria. Eoco — in con¬ 
clusione — in quali termini è racchiusa la co¬ 
scienza igienica. 


Ma che cos’è una coscienza, innanzi tutto? 
È l'attività che acquista l’uomo ad avere gra¬ 
duatamente sensazioni, rappresentazioni e con¬ 
cetti; ad avere, cioè, la capacità di sentire, di 
percepire ed infine di acquistare autocoscienza. 

Ea coscienza sensibile 9punta — com’è no¬ 
lo dal sentimento fondamentale corporeo; 
la coscienza percettiva dalla continuità della 
serie delle rappresentazioni; la coscienza di sè 
o l’auto-coscienza della conri tu ità del processo 
rappresentativo. 

La divagazione filosofica è indispensabile, 
giacché siamo nel campo della coscienza ed è 
bene completarla, una volta tanto. 

Essendo, dunque, la coscienza in generale, 
originaria soltanto come attività iniziale, ma in 
continua formazione di sè come attività in 
a tto, non si può parlare ,per es., di coscienza 

Inorata. SArr/,« uri-irta AnnosrsAr*» g»li aì atti ah t i p.?. 


— 212 — 


sonziali della inorale, di coscienza religiosa 
senza conoscere gli elementi essenziali della 
religione, così non si può parlare di coscienza 
igienica senza conoscere e bene gli elementi 
della igiene individuale e sociale e la legisla¬ 
zione die li consacrano. 

•L’attività produttiva (coscienza) in filosofia, 
si definisce raccogliendo i prodotti di questa 
attività, in conformazione della struttura del 
nostro pensiero, in generale, il quale non c 
— come direbbe Voltaire — un albero coi fiori 
e le frutta già belli c formati, ma si va sempre 
costruendo ed a questa progressiva generazio¬ 
ne di sè è solamente spinto dalla sua produ¬ 
zione. 

Ecco, dunque, gli gementi filosofici che, 
messi avanti gli occhi, mostrano molto chiara 
melile la enorme difficoltà di poter appioppare 
subitamente una coscienza igienica ad un po¬ 
polo che non ha ancora mai capito che cosa sia 
l'igiene e perchè nessuno si è mai preoccupato 
disegnarcelo ed anche perchè l’igiene è una 
scienza troppo giovane, ultima venuta; tanto 
che non è.ancora 'bene accolta neppure nelle 
case e nel cervello dei medici stessi: questa è 
la triste verità ! 

Se si parla da tanti secoli di coscienza reli- 



- 213 — 


giosa o questa coscienza manca; se dacché il 
mondo esiste si parla di una coscienza morale 
o questa resta ancora in formazione, perche 
illuderci di creare subito una coscienza su di 
una base ancora tanto fresca ed in così verti¬ 
ginosa evoluzione, quale -la igiene? 

Può essere questa coscienza un impiastro 
qualunque da applicare sulla regione glutea 
di uno sporco cittadino o un qualunque bel¬ 
letto da spalmare sul viso spudorato di un’au¬ 
torità analfabeta? 

Non è questa coscienza un’ideazione troppo 
nuova e tropjo nobile per essere compresa ed 
imposta, con tanta facilità tra le genti di tutti 
i paesi e di tutte le condizioni ? 

Il Di Vestea ha dato della coscienza igienica 
una definizione semplice, e come tale, la più 
efficace e la più completa. Egli ha detto : La 
coscienza igienica è quella forma di educazio¬ 
ne civile mercè cui ognuno sappia ciò che per 
la comune incolumità si ha il dovere di fare 
tf 'iniziativa propria e ciò che si ha il diritto di 
ottenere d'iniziativa sociale col concorso dei 
Pubblici poteri. 

E come creare — ahimè ! — questa forma di 
educazione civile tra gente che manca delle 
Di ù basse forme di educazione sem olicelo ente 




— 214 - 


elementare? Per questa gente non v’è che l’al¬ 
fabeto, e non vi sono che dei comandamenti 
d’igiene, ma che siano compresi, imparati e 
seguiti, non come i comandamenti di certe re¬ 
ligioni, usati in tanti secoli dai loro pratican¬ 
ti, per tutti i propri comodi. 

Non si tratta di usare un unico sistema d’in¬ 
segnamento igienico, ma contro diversi siste 
mi, a secondo le zone sociali, i centri abitati, 
le classi, i sessi, le età, le professioni, le abi¬ 
tudini ecc. ed usare cento diversi mezzi di di¬ 
vulgazione, di propaganda, di persuasione ecc. 

Per poter creare anche un embrione di co¬ 
scienza igienica bisogna distruggere l’enorme 
cumulo di pregiudizii, superstizioni, stregone¬ 
rie c simili credenze che costituiscono tutta 
quella pericolosissima medicina popolare, che 
è la rinnegazione spietata di ogni norma d’i¬ 
giene, di ogni tentativo di bene, di ogni luce 
di scienza. 

Chi crede all’efficacia di ceneri, cartelle, spu¬ 
ti, ossicine, lacci, cordoni, figurelle ed altre 
simili cose, può, per es., credere all’efficacia di 
un disinfettante e di un farmaco ed alla bon¬ 
tà salutare di un ambiente pulito, aerato, ed 
alla necessità di non sputare in bocca al pro¬ 
prio simile e di non mantenere sudicio il prò- 




— 215 - 


Chi depone 1© cause delle malattie nelle for¬ 
ze ultraterrene, nella iattura, nel destino eoe., 
non potrà mai avere una coscienza qualsiasi © 
tanto meno una coscienza igienica. 

Quando penso a tutti gli scritti che appaiono 
in tempo di epidemie sistematicamente sulle 
rivisto sanitarie e sui giornali politici, tutti 
intorno a questa povera coscienza igienica che 
s’invoca come il più eroico rimedio del caso, 
mi vien proprio la voglia di gridare che... non 
l’hanno capita : altrimenti non se ne parlereb¬ 
be con tanta disinvoltura, come di cosa appli¬ 
cabilissima su tutte le greppie, come di una 
legge capace di trasformare d’un colpo tutta 
la struttura morale di una nazione. 

Il risveglio odierno è, indiscutibilmente, 
molto provvidenziale. Continuando questo mo¬ 
vimento, così favorevole all’igiene, e condotto 
davvero con molto rigore, con molta serietà e 
con molta buona fede, fra un paio di genera¬ 
zioni, potremo davvero parlar© di una certa 
’oscienza igienica italiana. Poiché non basta 
'he questa coscienza si formi noi centri più e- 
voluti. I*e malattie infettive di un centro sper¬ 
duto, anche nel cuore della Sardegna e delia 
Sicilia, rappresentano un pericolo permanente 
per tutta la Nazione. 




— 216 — 


ca sono dìsastrósi, economicamente e fisica- 
mente, per il paese. Essi non reggono al con¬ 
fronto dei danni prodotti da tutte le altre in¬ 
coscienze umane. 

La coscienza igienica è la più difficile ad af¬ 
fermarsi : ecco perchè, dicevo, giunge ultima 
sull’orizzonte dei popoli sedicenti civili. Non 
può essere imposta rì’un tratto in nessun pae¬ 
se e specie laddove v’è ini arresto di’ civiltà, 
dove v’è ancora molto cammino da compiere 
per più elementari conquiste umane. 

Tutto un grande sistema di legislazione sa¬ 
nitaria e sociale inteso, voluto, applicato, do¬ 
vrebbe sostenere questa coscienza. 

•Gl 1 ignoranti non sentono, non vogliono ap¬ 
plicare, non sanno applicare leggi buone : que¬ 
sto è risaputo. Un ordinamento sociale giusta¬ 
mente distributivo, presuppone Tevoluzionc 
della coscienza popolare, e questa manca in 
numerose regioni d’Italia: quelle più ostina¬ 
tamente colpite dalla natura. Abbiamo già ac¬ 
cennato come i prodotti della coscienza igie¬ 
nica — precisata in attività produttiva — sia¬ 
no molto espliciti. 

La coscienza igienica, per essere tale, deve 
dare la percezione dei rapporti tra causa mor- 




- 217 


percepire bene i rapporti tra il microbo e l’uo¬ 
mo; i rapporti tra le diverse infermità coi di¬ 
versi organismi umani, tra la morbilità uma¬ 
na in generale e tutta l’organizzazione sociale, 
coi suoi ingranaggi, colle sue istituzioni, coi 
suoi ideali, colle sue pecche, coi suoi inganni, 
con le sue seduzioni, ecc., per conoscere le 
strette vicende tra tutte le entità viventi e non 
viventi, in relazione allo svolgimento della no¬ 
stra vita. 

li allora trionferà per davvero la Medicina 
Sociale, purché l’Igiene avrà avuto modo d’in¬ 
formare i costumi dei popoli e le leggi dei go¬ 
verni. E la classe sanitaria sarà messa in con¬ 
dizioni di vivere e propredire, non speculando 
sulle sventure degli individui, ma tutelando 
la salute collettiva. 





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Gl’ Interessi dei Medici 
in rapporto alla Medicina Sociale 


Credono molti che la Medicina Sociale sia 
una disciplina assolutamente teoretica, una 
materia di lusso o di diletto, una espressione 
d’idealisti e di sognatori, una tendenza di sen¬ 
timentali e di politicanti ! 

È doloroso constatare come nel nostro paese 
tutte le prime faville di ogni pensiero debbano 
avere la stessa sorte, ina la storia, d’altra par¬ 
te, dii una costante confortevole nota, ch’è que¬ 
sta : tutte le prime represse faville sono diven¬ 
tate, poi, fiamme, incendi!, che hanno avvolto 
e coinvolto tempi, uomini e cose, dando trion¬ 
fo colossale alle idee dalla prima favilla illu¬ 
minate !... 

11 solo fatto che la Medicina Sociale non sia 











— 220 ~ 


ancora intosa e compresa da molti medici, ol¬ 
tre che dai profani, ci dice che noi siamo nel 
vero, che la nostra disciplina, cioè, devo com¬ 
piere opera nuova, deve creare nuove conce¬ 
zioni, nuovi indirizzi, nuovi sistemi, per rag¬ 
giungere la maggior tutela della vita fisica, 
morale ed economica delle classi, dei popoli, 
delle nazioni, delle razze. 

Ma non è di questo che vogliamo noi preci¬ 
samente ragionare in quésto capitolo. 

Ci proponiamo, invece, di iHustrare quella 
finalità della nostra disciplina intesa ad assi¬ 
curare e migliorare le sorti morali ed econo¬ 
miche della classe sanitaria. 

Qualche autore tedesco concepisce la Medici¬ 
na Sociale solo da questo che — per ripetere 
una espressione tanto graia ai pratici della vita 
— chiamiamo lato pratico. Noi abbiamo un 
concetto molto più largo della nostra discipli¬ 
na, cui assegniamo un vasto contenuto speci¬ 
fico ed un vasto programma. L'interesse degli 
studenti e dei mediai scaturisce come conclu¬ 
sione di questo contenuto e di questo program 
ma, deH’esatto metodo e delle ben determinale 
finalità della Medicina Sociale. 

È quanto intendiamo dimostrare. 

Vogliamo, anzi, dimostare come solamente 



• £21 - 


attraverso k concezioni della Medicina Socia- 

Win rnW u C ° P ° SSa . vedere soddisfatto 'il suo 
o timo bisogno dj miglioramento di classe. 

Comprendo bene che queste umili argomen- 

deHa” nostra T*™ 0 int f rcssare altolocati 
della nostra classe, poiché il loro nome è si 

tura falce per la raccolta di allori c di quattri- 

n>; 'ma, in fondo in fondo, queste argomenta 

" m,h Potrebbero interessare un poco an- 

the loro die, m questi ultimi tempi, bari vi 

igiuitrn d ‘ m ° ll<> la meSSe - <le * U «ni o 

In ogni modo, la parola nostra è rivolta prin¬ 
cipalmente alla massa degli esercenti, che in 
ogni angolo della terra, si affannano e si sa¬ 
crificano per un bene che poco o nulla viene 
compreso, e sempre malamente compensato. 

Se tutti i medici, specie i liberi esercenti, 
avessero la franchezza di dichiarare il'proprio 
stato economico dipendente dalla onesta espli¬ 
cazione della vita professionale, il loro falli¬ 
mento, avrebbe una dimostrazione numerica 
gravissima, che, del resto, è facilmente, sicu¬ 
ramente intuita, oltre ad essere dedotta da nu¬ 
merosi inconfutabili fatti della vita quotidiana. 

Non occorre, pertanto, dilungarsi in un reso- 




— 222 — 


conto che confermi questa verità dolorosa ri¬ 
guardante gli interessi della classe sanitaria. 

Le manifestazioni di questo fallimento sono 
molteplici in ogni paese, ed esse non sfuggono 
più neppure agli estranei della classe nostra. 

fì notorio, oramai, che i medici individuali 
siano in ribasso enorme, come una stoffa che 
cominci a perdere il colorito di moda. 

È molto notorio come siamo in ribasso anche 
dei medici che pareva non avessero dovuto 
temere mai alcuna bufera; eppure il tempo li 
ha colpiti acerbamente, minacciando di tra¬ 
volgerli come dei qualsiasi... mediconzoli di 
borgata, dqve gli abitatoli non pagano perchè 
credono poco all’opera sanitaria, perchè credo¬ 
no di più alle parole del monaco e della stre- 
gona, in giro per le vipzze dei campi e dei 
villaggi; perchè gli abitatori non possono, non 
hanno come pagare l’opera di un medico e non 
lo chiamano. 

Quando il medico è pagato dalla comunità, 
allora esso è richiesto in ogni circostanza dagli 
abitatori del villaggio. Questo medico, che ha 
assicurato, collo stipendio della comunità, la 
sua modesta vita economica, presta con pre¬ 
mura e con abnegazione l’opera sua e la pope 
lazione si avvantaggia immensamente di que- 



— 223 - 


scoperà sostituendo ai rimedi del monaco e 
della stregone i consigli del dottore I 

E ciò nello stato più favorevole di un comu¬ 
ne; poiché accade, anche più frequente, che, 
ad onta vi sia il medico della comunità, l’o¬ 
pera sua, i suoi consigli, sono egualmente ri¬ 
fiutati e derisi. 

Questo esempio banale ha un riscontro in¬ 
finito in tutti gli ambienti, anche in quelli cre¬ 
duti in grande evoluzione; in tutte le agglome¬ 
razioni umane, in tutti i paesi della terra, do¬ 
ve il benessere morale ed economico non ha 
raggiunto ancora una fisionomia compatibile 
coi nostri tempi, dove, insomma, la civiltà, 
colla sua primissima espressione d’igiene pri¬ 
vata c pubblica, è ancora una autentica ironia ! 

lnsomma, l'opera del medico individuale è 
dappertutto poco apprezzata, poco richiesta, 
malamente ricompensata. 

Questo è innegabile : ed è questo che ci sem¬ 
bra un vero fallimento della nostra classe. 

Senza .discutere sull’efficacia o meno della 
nostra opera, in.tutti i casi in cui è richiesta, 
tenendo conto del tempo in cui essa giunge in 
rapporto collo sviluppo e col progresso di una 
infermità, riguardiamo, invece, quelle cause 


che ci sembra più direttamente determino que¬ 
sto crescente fallimento. 

1) Ogni profano delle scienze mediche — 
di qualsiasi elevatura intellettuale, da-H’astro- 
nomo all'analfabeta — erodo d’intendersi di me¬ 
dicina e perciò autorizzato ad intervenire con 
riiriedii propri, con propri consigli, per la cu¬ 
ra d’infermità, per il lenimento di sofferenze, 
per la profilassi d’infezioni e così via. Il Du 
claux ha mirabilmente trattato questa condi¬ 
zione di cose, conchiudendo appunto, come ciò 
basti per convincersi precisamente del contra¬ 
rio, che, cioè, nessuno dei profani sappia non 
di medicina, ma neppur di queirigiene perso¬ 
nale che pur dovrebbe- essere a tutti nota, a 
tutti, daU’astronomo att'analfabeta ! Vero è che 
i profani si sostituiscono ai medici in ogni cir¬ 
costanza! Con quanto vantaggio dei sofferenti 
da una parte c dei medici daHaltra, c facile 
immaginare I 

2) Il medico privato costa! Costa, perchè 
la dignità di un professionista (quando questa 
dignità esiste !) non può, non deve essere ba 
rattata vilmente ! Costa, perchè gli affari sono 
scarsi ed i pochi che si offrono... devono dare 
una certa risorsa economica al libero esercen¬ 
te!... Costa,., ed i sofferenti lo chiamano, per- 



— 225 — 


ciò, solo nei casi gravissimi, urgentissimi, in 
cui ò veramente compromessa 1’esistenza di un 
individuo, quando non capiti che il medico 
non giunga solo a tempo per... «ammazzare 
l'ammalato», secondo una triste comune 
espressione popolare. Vi sono i liberi esercen¬ 
ti che fanno costare troppo poco la loro opera: 
vi sono iti gran numero; ed ò questa una ra¬ 
gione per cui la nostra classe resta avvilita da 
una vergognosa concorrenza, la quale, mentre, 
dà scarsi guadagni agli insufficienti, mette fuo¬ 
ri esercizio i dignitosi e gli onesti ! 

Accade,, pertanto, che medici di grande ta¬ 
lento non riescano a guadagnar la vita, e rie¬ 
scano a mala pena, con una fatica improba, 
a guadagnarsi la vita quelli che barattano per 
pochi soldi la propria opera ed il proprio de¬ 
coro. Questo spiega la corsa sfrenata da parte 
di tutti verso i posti, le cariche che possano 
assicurare degli stipendi fìssi per quanto mo¬ 
desti. 

La collettività paga, l’individuo non paga o 
paga malissimo. Ciò è universalmente ricono¬ 
sciuto. 

3) Lo smercio libero delle specialità medi¬ 
che — imposto da un rispettabile principio di 
speculazione commerciale — ha messo da parto 





— 226 - 


c l’opera del medico e l’opera del farmacista. 
Il pubblico legge la réclame di un rimedio, le 
istruzioni di esso, e se soffre alla testa, al pet¬ 
to, ai reni, alla pancia, alle gambe, ai piedi, 
non ha bisogno di chiamare il medico e paga¬ 
re la visita e poi comprar le medicine da un 
farmacista che deve confezionarlo con le mani 
sporche... ecc., ecc. ! Vi è una specialità che 
costa poco; è elegante, pulita, gustosa, effica¬ 
cissima; perchè incomodare il medico..., spen¬ 
dere molta moneta, se la diagnosi è fatta dalla 
propria sofferenza e se il rimedio è nella quar¬ 
ta pagina dei giornali politici ?... 

La pubblicilà nei giornali di medicina è o 
nesla, è efficace, perchè essa rappresenta rav¬ 
viso ai medici, i quali, sperimentando questo 
o quel farmaco, lo consiglieranno al pubblico 
secondo l'efficacia dello stesso e la speciale ve¬ 
ra sua indicazione. Ma la réclame al pubblico, 
per la conquista dot pubblico, senza il tramite 
della ricetta medica, è oltremodo dannosa alle 
finalità della industria chimico-farmaceutica, 
per le controindicazioni, gli scambi, le falsili 
cazioni che compromettono la fama di un buon 
prodotto, oltre ad essere pericolosa -per gl’in- 
fermi e offensiva agli interessi dei medici. 

La verità deve piacere a tutti. 

Oggi la specialità intacca gl’interessi dei me- 



:27 — 


dici, non per colpa della specialità, ma per 
colpa del pubblico, che è ignorante, e ancor 
più per colpa dei medici i quali si adattano a 
prescrivere le più balorde, irrazionali, miste¬ 
riose preparazioni del più stupido ed ignorato 
<lei bottegai, spesso per intese camorristiche 
che riempiono di sdegno l’animo di ogni pro¬ 
fessionista onesto. 

4) Ma la causa principale è questa: il pub¬ 
blico non apprezza ancora la vita umana cosi 
come dovrebbe apprezzarla; ovvero, se questa 
vita pur ha nella coscienza popolare valore af¬ 
fettivo, psicologico, manca in questa coscien¬ 
za la forza per sostenere questo valore. Non 
basta amare una persona; bisogna saperla pro- 
teggere, difendere, salvare nel pericolo. 

L’amore bestiale è istintivo, l’amore intellet¬ 
tivo richiede una coscienza evoluta ed il primo 
strato di questa coscienza è quello formato dal¬ 
la coscienza igienica che tende alla conserva¬ 
zione individuale. E ciò restando nell’orbita 
degli affetti domestici. Passando nell’orbita de¬ 
gli interessi sociali, la mancanza di questa co¬ 
scienza igienica e la mancanza di elevazione 
del valore della vita umana ha un interesse 
supremo per le sorti di un popolo ed ha una 
importanza direttissima nelle esplicazioni del¬ 
la vita professionale dei medici. 



- m — 


Quando la vita umana è tenuta in poco conto 
da Governi, Amministrazioni, Enti pubblici 
e privati ecc.; quando manca da parte delle 
diverse classi e delle diverse popolazioni una 
coscienza igienica tendente ad assicurare la 
propria vita individuale e collettiva, allora l’o¬ 
pera del sanitario è minima, perchè poco ri¬ 
chiesta, poco apprezazta e, quindi, poco pa¬ 
gata I 

Le cause sono molteplici, ma l’effetto è u- 
nicol 

È notorio come ad una famiglia di contadini, 
mandriani ecc., addolori assai di più la perdita 
di una bestia da lavoro, da ingrasso, da so¬ 
ma, che la morte di un figliuolo ! 

Che valore ha un figlio? Con un amplesso 
se ne crea un altro ! Ma una bestia, no: una 
bestia, bisogna comprarla ! 

Quando i Governatori e gli Amministratori 
calcolano poco la vita umana, mal proteggen¬ 
dola dalle epidemie ed endemie, dalle psicosi, 
nevrosi, degenerazioni sociali, sperperando le 
proprie energie economiche in mille altre fac¬ 
cende che non sono quelle della sanità pub¬ 
blica, in che si differenziano dai bifolchi che 
preferiscono la morte di un figliuolo alla morte 
di una bestia da ingrasso? 



- 229 — 


Da un approssimativo dato di fatto, che re¬ 
gna nei mille e mille centri di tutte le nazio¬ 
ni, deriva l’alta morbilità e mortalità umana 
da una parte, dall’altra, la pessima sorte mo¬ 
rale ed economica della classe sanitaria. 

5) Ma vi sono altro ragioni che spiegano il 
fallimento dello esercizio privato della medici¬ 
na. La crescente istituzione di ospedali, cli¬ 
niche, ambulatori, dove è offerta gratuitamente 
la cura degli infermi, fa sì che una forte per¬ 
centuale degli stessi — questa percentuale rag¬ 
giunge il settantacinque per cento — non possa 
essere pei sanitari oggetto di speculazione eco¬ 
nomica tranno i casi in cui sotto le vesti di una 
beneficenza non vi sia questa speculazione ! 

Ciò pei grandi centri. In provincia di Na- 
l>oli, per es., la percentuale accennata è vera, 
perchè risultante dalle mie indagini 'personali. 
Fatta la piccola percentuale di medici occupa¬ 
ti in cariche pubbliche, in istituti scientifici, 
in congregazioni, ecc., si conchiude che, di cen¬ 
to ammalati, settantacinque sono curati gratui¬ 
tamente negli ospedali o ambulatori e dai me¬ 
dici intimi amici e dai medici per beneficenza 
spontanea o forzata; quindici ammalati sono 
curati dai pochissimi Clinici di maggior fama; 
restano dieci ammalati per la turba infinita di 
liberi esercenti ! 



- 230 — 


Vediamo se v’è chi possa dimostrare il con¬ 
trario, per i grandi centri come Napoli, non 
solo, ma anche per i centri medi, dove la con¬ 
dotta medica non ha quell’importanza che ha, 
invece, nei comuni piccoli. In questi comuni la 
condotta assorbe il maggior numero degli in 
ferini, die sono sempre fra i poveri ed i lavo 
ratori iscritti nella lista comunale o nella con¬ 
gregazione di carità. La piccola percentuale di 
infermi ricchi, borghesi e agiati, in un piccolo 
paese è discussa tra lo stesso medico condotto, 
ruffioiale sanitario, qualche libero esercente, 
con scarsi vantaggi per ciascuno, anche che 
migliore accordo regni tra loro ! Se questo ac¬ 
cordo manca, perfino le condizioni economiche 
di ciascuno si aggravano per la concorrenza 
indecente che li dilania e si aggravano al pun¬ 
to da trasformare i medici- dei paesi in agri¬ 
coltori e commercianti. Questi fatti non temo¬ 
no smentita ! 

0) Vi sono molteplici altre ragioni che spie¬ 
gano questo doloroso stato della classe medica, 
ma la loro disorganizzazione poi le riassume 
tutte ! Si potrebbe dire questa l’unica grande 
causa del loro crescente fallimento; perchè ap¬ 
punto le enunciate condizioni e ragioni sono il 
principale risultato della disorganizzazione del¬ 
ia classe sanitaria, della assoluta mancanza di 



- 231 — 


galateo professionale, (innanzi tutto, e della 
tendenza incorreggibile che il medico ha — 
come nessun altro professionista e lavoratore 
al krumiraggio, al tradimento professiona¬ 
le, alla denigrazione contro il proprio colle¬ 
ga ecc. È terribile a dirsi, ma è precisamente 
così. Bisogna non aver avuto mai contatto con 
un collega per non condividere questa opinio¬ 
ne. Se avviene tra i cultori della scienza pura 
una reciproca persecuzione; una continua, in¬ 
cessante, feroce lotta tra studiosi, ricercatori, 
concorrenti, ecc., al punto da stancare spesso i 
più valorosi, i più meritevoli, che cosa non de¬ 
vo avvenire nel calnpo dell'esercizio pratico 
professionale ? 

Ma è questa la vita I vi sentite esclamare dai 
praticoni et dai disillusi. È questa la vita — lo 
sappiamo ina essa potrebbe essere più cor¬ 
retta, meno fratricida, meno funesta, se.le gio¬ 
vani intelligenze, le fresche energie, sapessero 
imporre un indirizzo più equanime, più sere¬ 
no, più onesto alla nostra esplicazione profes- . 
sionale, assegnandole un contenuto più nobile, 
più umano, più civile. Come giungere a que¬ 
sta idealità? 


Come rimediare? 



Il primo rimedio contro questo pericolo cre¬ 
scente, che pesa sulla classe sanitaria, sta, sen¬ 
za dubbio, nella organizzazione, 

L’Associazione nazionale dei Medici Condotti 
dimostra in modo mirabile quanto possa la so¬ 
lidarietà di classe. Ma dimostra anche, questa 
Associazione, quanto sia necessario dare alla 
esplicazione professionale un contenuto ed un 
programma assolutamente diversi da quelli di 
un tempo, se le agitazioni intese a migliorare 
lo stato economico dei medici debbano trova¬ 
re il favore del pubblico. Infatti, la Presiden¬ 
za e le diverse sezioni di questa Associazione 
hanno intesa da tempo la necessità che sia 
svolta intensa propaganda igienica fra le po¬ 
polazioni ed è quanto — solamente da questa 
classe *— si va compiendo in varie provinone 
di Italia. Evidentemente, i medici condotti so¬ 
no i soli sanitari d'Italia che abbiano compre¬ 
so davvero la nuova funzione della medicina 
e che questa funzione tendono a favorire, as¬ 
sicurando così un miglioramento alle proprie 
condizioni economiche. 

La via per rimediare allo sfacelo morale ed 



economico della classe sanitaria è questa: bi¬ 
sogna creare la coscienza igienica nel paese. 

Bisogna convincere i governi, gli ammini¬ 
stratori ed il popolo che la vita umana ha un 
valore incommensurabile e che per la tutela 
di questa vita umana urge che tutte le forze, 
tutte le scienze, tutti i partiti trovino un ac¬ 
cordo. 

Bisogna persuadere il pubblico che il me¬ 
dico è insostituibile dai profani. 

Bisogna persuadere le amministrazioni ceri¬ 
teli e periferiche che nessuna legge più può 
essere estranea ai postulati della biologia e 
<*ho, accanto al legislatore, deve essere sempre 
il medico. 

Bisogna far intendere alle popolazioni tutto 
il bene che può loro nascere dall'applicazione 
delle norme igieniche e delle leggi sanitarie, 
e bisogna che queste norme e queste lggi sia 
no applicate per opera dei medici, i quali po 
iranno guadagnai* la simpatia popolare solo 
quando avranno mostrato di avere vero inte¬ 
resse per la loro salute e non sola voluttà di 
speculazione economica sulle loro sofferenze 
fisiche. 

Detti, detti dappertutto il medico norme d’i- 




- 2U 


gienc. Gii effetti benefìci che scaturiscono dal 
rispetto di queste nonne igieniche — che de¬ 
vono sostituire tutti i pregiudizi, le supersti¬ 
zioni, i rimedi di stregoni e di fattucchieri, 
comunemente praticati dall’ ignorante — da¬ 
ranno il maggiore apprezzamento e la maggio¬ 
re stima e la sincera credenza ulTopera sani¬ 
taria. Ecco come dalla volgarizzazione e di¬ 
vulgazione dell’igiene saranno elevate le sorti 
dei medici e non peggiorate, come ancor cre¬ 
dono grimbecilli della classe. Già, costoro ra¬ 
gionano ancora così : « Se l'igiene va avanti, noi 
andiamo indietro! » Costoro non hanno la men¬ 
talità di considerare che, lino al giorno in cui 
non vi sarà una vera coscienza igienica popo¬ 
lare, l’opera del medico sarà sempre poco ap¬ 
prezzata, molto derisa; quando questa coscien¬ 
za si sarà formata, allora il medico sarà eie 
vaio alla sua giusta dignità, mentre oggi viene 

se pure - appena richiesto per la cura dei 
casi gravissimi. 

È mutata la missione nostra. Noi dobbiamo 
evitale, più che curare le malattie. La nostra 
azione deve svolgersi a fine di scongiurare, 
all’individuo ed alla società, le sofferenze fì¬ 
siche, le infezioni, la morte prematura. 

Noi dovremmo meritare compenso solo a 



- 235 — 


questo patto: al patto di conservare sani gli 
uomini dipendenti dalla nostra sorveglianza 
sanitaria. Ah, quanto hanno ragione i Giap¬ 
ponesi che non pagano il medico se sono in¬ 
fermi, che lo pagano quando non sono infer¬ 
mi 1 Disperiamo di arrivare in Italia a questo 
punto di evoluzione, ma speriamo di convin¬ 
cere i medici e profani sulla necessità di dare 
alla misisone sanitaria un contenuto, un pro¬ 
gramma, un metodo, una finalità assoluta- 
mente diversi di quelli fìn’ora seguiti. 

Ma chi paga? 

lo sento la voce dei praticoni: «Chi paga? 
Qui sta il nocciuolo della questione. Intendia¬ 
mo le vostre idealità, la vostra meta, ma chi 
paga ? » 

Pagheranno tutti ! rispondiamo noi. Tutti 
pagheranno, se dovranno pagar poco per es¬ 
sere serviti bene ! 

Fate che mille lavoratori in società a mo’ 
d’esempio — paghino una tassa di lire dieci, 
venti, all’anno per il servizio sanitario, essi a- 
vranno un servizio inappuntabile, con un me¬ 
dico, colto, valoroso, premuroso, diligente, 
pronto ad ogni occasione, per ogni consiglio, 
ad ogni richiesta, con un mezzo di trasporto 



- 2;<o - 


rapido, con rimedi di urgenza, eoe., ecc., ed 
il medico avrà il suo stipendio, dì diecimila, 
ventimila lire: dieci, venti lire all’anno dalla 
più modesta famiglinola di lavoratori possono 
essere spese per il medico, al quale per due 
sole visite dovrebbe darsi molto di più ! 

Ma la solidarietà, la solidarietà I Questa nu- 
sce dalla propaganda igienica ed è questa che 
bisogna fare. 

L’esempio citato può essere trasportato in 
mille modi ed in mille sensi, in ogni campo 
di esplicazione umana. Invece di mille, gli o- 
perai possono essere solo cinquecento a paga¬ 
re di più, invece di operai 'possono essere im¬ 
piegati, industriali, cittadini qualsiasi, anima¬ 
ti dalla volontà di conservarsi in buona salu¬ 
te, coi consigli igienici del buon medico, che 
sarà il loro migliore amico, colla cura solle¬ 
cita, affettuosa, in caso di infermità, d’infor- 
tunio, ecc., ecc. 

La condotta medica è una delle prime fisio¬ 
nomie del medico sociale. Ancor prima della 
condotta medica è esistita la Congregazione 
di carità, con sei-vizio sanitario gratuito. La 
Congregazione dura ancora. Essa; voluta prin 
cipaknente dai preti, rappresenta un dato sto 
nco importante nella letteratura di quella par- 



te della medicina sociale tendente a creare il 
medico sociale. I comuni oggi si sostituiscono 
alla solidarietà dei poveri e dànno il medico 
condotto. 

Si tratta di evolvere ! 

Bisogna che l’intelligente solidarietà degli 
abbienti crei una istituzione nuova: il medico 
di classe, il medico sociale, il medico della 
collettività, della comunità, comunque si vo¬ 
glia chiamarlo. 

Questo medico esiste già, esiste da tempo 
immemorabile; ma bisogna sospingerlo verso 
una situazione più ampia e più completa. Le 
prime società hanno nominato i loro medici, 
ma hanno loro offerto stipendi di fame; e i 
medici li hanno accettati. Le une hanno così 
giudicato l’opera sanitaria, per mancanza di 
coscienza morale ed igienica; gli altri hanno 
accettalo, per bisogno impellente, per inizio ed 
avviamento di carriera, ecc., ecc. 

Bisogna cominciare col rimuovere queste 
condizioni. 

Ma abbiamo altri argomenti per dimostrare 
la ineluttabile creazione del medico-sociale e 
la fatale scomparizione del medico privato in¬ 
dividuale. 



— 238 


in ogni comune la necessità impone ai me¬ 
dici, capitati ad esercitare liberamente la pro¬ 
fessione, di compilare una nota di abbona¬ 
mento con le famiglie dell’abitato, e ciò per 
•mettere riparo al minacciato pericolo di non 
poter trare dal proprio lavoro neppure il ne¬ 
cessario per sostenersi, pur vivendo in un pae¬ 
sello dove la vita costa relativamente poco. 

Questo dato è importante, perchè dimostra 
l<t spontanea emanazione della fisionomia cho 
noi vogliamo propugnare. 

Ma, dicevo, c’è ben altro ! 

Oramai il Governo, le Amministrazioni pub¬ 
bliche e private, tutti gli Enti, tutte le buone 
Società industriali e commerciali, tutte le dit¬ 
te, tutti gl’istituti bancari, di assicurazione, di 
previdenza, di protezione, ecc., ed ogni orga¬ 
nismo sociale a scopi morali, economici, giu¬ 
ridici, hanno installato la funzione di medici 
sociali, per il conseguimento dei servizi, sani¬ 
tari indispensabili, secondo le convinzioni i- 
gienico-sanitarie degli stessi e per l’adempi- 
mento dei doveri imposti dalle leggi sanitarie 
e sociali. 

E aspettiamo ora le conseguenze della legge 
sulla assicurazione obbligatoria per lo ma¬ 
lattie ! 



- 239 — 


■ Ma se tutto le leggi sanitarie e sociali esi¬ 
stenti in Italia, dovessero essere applicate, al¬ 
lora il medico-sociale sarebbe già da tempo 
un fatto compiuto in ogni comune della no¬ 
stra nazione, perchè l’esecuzione delle leggi 
esistenti di già richiederebbe tale numero dì 
medici in funzioni ufficiali, da non lasciare 
più discutere sulla necessità della completa 
nazionalizzazione del servizio sanitario, verso 
cui mira definitivamente la Medicina Sociale, 
come mira alla creazione del Ministero della 
sanità pubblica, perchè questa sia tolta ap¬ 
punto alla dominazione esclusivamente politi 
Oggi la sanità .pubblica è collocata, insie¬ 
me con la Questura ed i fondi segreti, presso 
n Ministero dell’Interno. La Medicina Sociale 
chiede sia isolata pei- il reale bene del popolo. 

Ma senza precorrere di molto gli avveni¬ 
menti e seguendo l’attuale svolgersi della no¬ 
stra vita nazionale, per quanto riguardi la sa¬ 
nità pubblica, vediamo come l’indirizzo che 
noi propugniamo si vada — direi — sponta¬ 
neamente precisando, specialmente in questi 
anni, e più specialmente dopo la guerra, in 
cui nuove epidemie e- vecchie persistenti, in¬ 
correggibili endemie con un’allarmante recru¬ 
descenza vanno illuminando meglio la coscien¬ 
za dei legislatori. 



- 240 — 


L’istituzione di tutte le cariche sanitarie uf¬ 
ficiali già esistenti, dagli Ispettori sanitari ai 
medici provinciali, ai medici circondariali, dal 
medico condotto al medico di confine, dall’uf¬ 
ficiale sanitario al medico di porto, dal medico 
delle carceri al medico delle ferrovie, dal me¬ 
dico igienista municipale al medico dei dispen¬ 
sari celtici, dalla guardia ostetrica al medico 
della poliambulanza pubblica, dal medico sco¬ 
lastico al medico industriale, ecc., e I 1 istitu¬ 
zione di In ite le cariche inerenti agli ospeda¬ 
li, alle cliniche, agli ambulatori, agli ospìzi, 
brefotrofi, convitti, reclusori, penitenziari, sta¬ 
zioni climatiche, ecc., rappresentano il rico¬ 
noscimento più fedele della necessità che la 
funzione del medico sia una funzione assolu¬ 
tamente sociale. 

E si badi che questa funzione sociale, alla 
quale or ora accenniamo, riguarda l’esplica¬ 
zione pratica dell’esercizio del medico, non la 
esplicazione sua di studioso, di ricercatore, di 
teoretico e di legislatore. Questa ultima fun¬ 
zione spetta al medico sociologo e la prima al 
medico sociale. 

La Medicina Sociale dona queste due indi¬ 
vidualità operanti, per la maggior tutela della 
vita umana. Il medico-sociale è, praticamente, 
il medico che, preparato dal medico sociologo , 



- 241 - 


cioè dalla Medicina Sociale, esplica la sua o- 
pera a beneficio di individui non particolar¬ 
mente considerati, ma considerati come ele¬ 
menti di date classi, di dati agglomerameli ti 
umani, i cui elementi abbiano comunanza di 
vita, di condizioni, di professione, di abitu¬ 
dini, di disagi, di pericoli, eoe., ecc. 

Il medico sociale è chiamato a curare le col¬ 
lettività. Il medico sociale perciò, oltre ad es¬ 
sere la espressione di un indirizzo sanitario 
scientifico e pratico, imposte, oramai, da tutti 
i postulati della biologia e della sociologia, 
rappresenta runica via di risorsa economica 
(Iella classe medica. 

Quanto convenga al medico di curare la col¬ 
lettività — curare, nel senso di aver cura della 
vita fisica degli individui, apportando, è vero, 
solleciti, efficaci rimedi nei casi d’infermità, 
ma più s pecialmente adoprandosi ad evitare 
queste infermità — e quanto convenga agli in¬ 
dividui costituirsi in collettività per avere un 
medico esclusivamente incaricato per la loro 
salute, lo dimostrano tutti i fatti della vita quo¬ 
tidiana e lo dimostra un principio elementa¬ 
rissimo di materialismo storico: l’uomo, di 
qualsiasi elevatura intellettuale sia, per fare 
del bene, con sincero entusiasmo, bisogna che 



riceva de) bene. Non è ammissibile die dei me¬ 
dici prestino ripetutamente, con abnegazione, 
lopeia loro, se aspettano di essere contraccam¬ 
biati soltanto con raccapricciante ingratitudi¬ 
ne. Non è umanamente ammissibile — e ciò 
non per colpa degli uomini, ma per le neces¬ 
sità fisiologiche della vita di ciascun uomo, 
necessita, che devono essere soddisfatte — che 
vi sia della gente la quale lavori, lavori sem¬ 
pre e no ri trovi, poi, come soddisfare questi 
elementari bisogni della propria esistenza, per 
mancanza di risorse economiche! 

Ora avviene che i medici, la massa degli e- 
sercenti come le classi più umili dei lavo¬ 
ratori manuali non hanno in alcun modo 
sicura l’esistenza, perchè gl’individui, partita- 
mente presi, non hanno come pagare e paga¬ 
no malissimo. 

Urge, intanto, per il bene della società, che 
questi individui abbiano il loro medico, ed ur¬ 
ge che il medico sia pagato bene. 

Alle collettività — costituite in qualsiasi mo¬ 
do e sotto qualsiasi forma — riesce convenien¬ 
te, perchè poco dispendioso, il mantenimento 
del più completo servizio sanitario, mentre i 
sanitari trovano cosi dignitosa ricompensa del¬ 
la loro opera. 




- 243 — 


Poiché non si affaccia, alcuna restrizione di 
libertà in. questo desiderato completamento di 
servizi sanitari, crediamo che il medico-socia¬ 
le rappresenti, oltre che la vera risorsa igieni¬ 
ca delle diverse classi, dei diversi popoli, delle 
diverse nazioni, anche la risorsa morale ed e- 
conomica della nostra classe. 

Non c’intratteniamo sulle esplicite funzioni 
del medico-sociale. Esse inglobano tutto il con¬ 
tenuto, il programma, il metodo della nostra 
disciplina. 

Per ora, deve bastare questa conclusione, ri¬ 
sultata da un ragionamento forse anche pro¬ 
lisso, ma indispensabile. 

Aggiungiamo, infine, che v’è ancora un’altra 
via molto luminosa pel medico, v’è un altro 
sistema per l’esplicazione del suo magnifico a- 
postolato; via a traverso cui egli, speculando 
sulla salute, non sull’infermità degl iindividui, 
renderà un eminentissimo servizio alla collet¬ 
tività, educandola alla prevenzione delle malat¬ 
tie, obbligandola a curare le predisposizioni e 
le eredità morbose, dando ad ogni esplicazione 
della vita umana, una norma igienica; eserci¬ 
tando, insomma, la Medicina Preventiva. 









INDICE 


I. 

Introduzione. 

pag. 

5 

II. 

Medicina Individuale e Medicina 
Sociale. 

» 

23 

III. 

Definizione e limiti della Medicina 
Sociale. 

» 

39 

IV. 

Contributo specifico, programma, 
metodo, finalità. 

» 

55 

V. 

L’Esempio delle Malattie del La¬ 
voro .... 

» 

65 

VI. 

L Esempio della Malaria . 

» 

83 

VII. 

L Esempio della Tubercolosi 

» 

111 

Vili. 

L Esempio dell’ Emigrazione 

» 

141 

IX. 

Uno sguardo sommario alla Pato¬ 
logia . 

• • • t 

» 

157 

X. 

Miorobiologia applicata alla Pro¬ 
filassi Sociale . 

• • » 

» 

177 

XI. 

Coscienza igienica. 

» 

206 

XII. 

(ri Interessi dei Medici in rap¬ 
porto alla Medicina Sociale * . 

>3 

219 





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Volumi gii pubblicati dell’ “ OPERI) MEDIO 


1911 . 

Maggio N. i - Ginecologia - l'arte I. - l\of. G. F. Villa 

(esaurita I’ dizione'. 

Luglio N. 3 - Ostetricia (Patologia della gravidanza) - 
Prof, G. F. Villa . (esaurita l’edizione) 

Settembre N. 3 - Le malattie dell’apparato circolatorio 
e respiratorio, Voi. 1 - Goti. M. Valtnrta (eaaurita 

I* edizione). 

Novembre N. 4. - Assistenza agli ammalati - Dottor 

P- Cavatorti, (esaurita ledizlona). 

> 912 . 

Febbraio \ 5 _ \j esame del nevropa/ienle - Dottor 

G. Rerìaelli. (esaurita l’edizione) 

Aprile N, 6 - Oftalmologia - Voi. 1 - Doti. E. Moretti 
(esaurita l edizione) 

Giugno N. ✓ - Cognizioni elementari sulla sifilide - 
Dottor Fertnini. (esaurita l’edizione) 

Ottobre N. 8 - Malattie del naso e delle sue cavità - 
Dott . Airoldi. 

Dicembre N. 9 - Chirurgia - Pro/. Aldo Cerneni . 





1913 . 

Marzo N. 10 - Vademecum del medico pratico - Dottor 
■4. Vigor e Ili. 

* “ - “*'*'«• i org.«i genitali d«li.„„ m0 . 
volt. L Paricela. 

faggio N. 12 _ f v »zi pelvici - Anatomia e fisiopatologia 
Parte 1 - Prof. O. F Villa. 

Maggio N. 13 - I vizi pelvici - Operazioni - Par(e [f . 
Prof. G. F. Villa. 

14 - Le malattie dell’apparecchio reer.j- 
ratorio e crematorio - Voi. Il - Don. M. Vaitorta 
(esaurita l’edizione) 

Novembre N. 15 - Malattie dell’orecchio - Dottor 
A. Airoldi . (esaurita leJiznne) 

Il W. d.ll. deviaiion* 
del complemento - Dottor R. Bournens. (esaurii* 

1 edizione). 


1914 . 

Mano A. I, - Malattie del ricambio - Doti. G. Mar- 
tagaglia. I«8.udiia f edizione) 

a mìa 

(esaudita l'edizione) 

Luglio N. 19 - Oftalmologia - Voi. II . Doti F Moretti. 


1914 . 

Settembre N. 20 - Malattie acute da infezione - Dottor 
Mario De Maldè. 

Novembre N. 21 - Malattie provalentemente infettive dei 
climi caldi - Car, Dottor Giuseppe Marcolongo. 


1915 * 

Gennaio N. 22 - Elementi di Microbiologia - Voi. 1 - 
Doti. Gaetano La Rosa, (esaurita 1* edizione} 

Aprile N. 23 - Elementi di Diagnostica Psichiatrica - 
Doti . Prof\ Alberto Ziveri. (esauditi l'oiizlono) 

Maggio N. 24 - Le malattie contagiose cutanee in 
rapporto all’Igiene Scolastica - Dottor Luigi 
Gastaldi. 

Segni fìsici, raccolti per ordine alfabetico secondo il 
nome dell’Autore. - Doti. F. Miceli-Capurbano. 
(esaurita Adizione). 

Luglio N. 25 - La blenorragia nella donna - Dottor 
Prof. V. d'Amato. (esaurita lvdizione) 

Settembre N. 26 - Dermatologia moderna - Doti. Gia¬ 
como Matteucci . 

Novembre N. 27 - Malattie del Faringe e del Laringe - 
Doti. A. Airoldi. 



1916 . 

febbraio N. S8 - Noiioni .|.„.„ Ur| «, <,„■ 

Guerp.- Prof. Augusto Pellegrini. 

Maggio X. 29. - Diagnosi e Cura della Tubercolosi nelle 
sue fasi iniziali (Volume 1). 

Agosto X. 30 - Diagnosi e cura della Tubercolosi nelle 
sue fasi iniziali (Volume 11). 

K - U Si °rodi*gB03i - W*. Rm 

Mourncns. 

" P ’' C '’ m0t0race terapeutico •• Doti. Guido Matan. 

1917 . 

ÀPriU N ) SS - ' C ° ntr,buti di ***** ed Igiene sodale 
- iiof L. Devoto, (esaurita l’edizione) 

waa.fa.to 

1918 . 

.V. 5* . La Febbre . /y 

(«Murlu rtiluiooe) /é ' W 

Ottobre X 35 - Semeiotica della Circolazione, parte 1 * 

e 2* - Do«. Ugo Righi, (eaaurita radiatane) 


1919 . 

Maggio X. 36. - Causa della Morbilità e 
infantile - Prof Silvio Mucei. 


Mortalità 


Oftalmologia - Doti. Elio Moretti. 

Ottobre X 37 - Lo studio antropologico del criminale 
dell alienato - Voi. 1 - Boti. Giuseppe Vidoni. 


1920 , 


Giugno N. 38 - Elementi di Radiologia Medica - Doti. 
Salvatore Licci ardi. 

Ottobre N. 39. - Profilassi, difesa e lotta antituberco¬ 
lare nei piccoli Comuni e Centri Italiani - Pro¬ 
poste pratiche. 


1021 # 


Giugno N. 40 - Lo studio antropologico del criminale 
e dell’alienato - Voi. Il - Doti. Giuseppe Vidoni.